Corriere della Sera, 29 aprile 2026
«Senza consenso è stupro». Il centrodestra si divide in Europa
Il Parlamento europeo ci riprova e con una risoluzione adottata a larga maggioranza ieri ha chiesto alla Commissione di presentare una proposta legislativa che stabilisca una definizione comune di stupro basata su un consenso libero, informato e revocabile: «Solo sì significa sì», è la sintesi. I voti a favore sono stati 447, i contrari 160 contrari e 43 le astensioni. I partiti della maggioranza di governo si sono divisi non senza polemiche: la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo ha votato contro, si è astenuta la Lega, mentre il gruppo dei Patrioti, di cui fa parte, ha votato in maggioranza contro. No anche da parte di Roberto Vannacci (Futuro nazionale), nel gruppo di Europa delle nazioni sovrane. A favore, invece, Forza Italia (contrario solo Massimiliano Salini) così come i partiti dell’opposizione: Pd, M5s, Avs e Azione.
È andata all’attacco Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva: «Il Parlamento europeo ha compiuto una rivoluzione culturale e giuridica che Meloni e la sua maggioranza non hanno avuto il coraggio di fare». Elena Donazzan di FdI ha spiegato che l’intento del voto contrario della sua delegazione era di «rimandare alla sovranità degli Stati membri l’applicazione anche della dichiarazione di Istanbul» e ha contestato «un certo approccio ideologico» emerso nel dibattito in Aula. Per Carolina Morace, eurodeputata del M5S, il Parlamento Ue ha «bocciato il ddl Bongiorno sulla violenza sessuale». «Se non c’è un sì, è violenza», ha commentato il capodelegazione Pd Nicola Zingaretti. E per Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, le norme sul consenso sono «una questione di civiltà, l’Italia non resti indietro».
Nella risoluzione gli eurodeputati invitano gli Stati membri che hanno legislazioni ancora basate su definizioni fondate sulla forza o sulla violenza ad allineare le proprie leggi agli standard internazionali, tra cui la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Ue nel 2023. L’intervento dell’Eurocamera si è resto necessario – hanno spiegato le relatrici Evin Incir (S&D) della commissione Libertà civili e Joanna Scheuring-Wielgus (S&D) della commissione Diritti delle donne – dopo che nel 2024 il Parlamento Ue fu costretto a cedere con il Consiglio (Stati membri) affinché venisse approvata in via definitiva la direttiva che prevedeva per la prima volta a livello Ue misure per prevenire lo stupro, regole più severe sulla violenza online e un migliore sostegno alle vittime: gli eurodeputati accettarono di eliminare dal testo una definizione del reato di stupro applicabile ad «ogni rapporto sessuale non consensuale». All’epoca prevalse la linea dei Paesi scettici per ragioni giuridiche guidati da Francia, Germania, Austria e Olanda e sostenuti anche da quelli conservatori come Polonia, Ungheria, Malta, Repubblica ceca, Bulgaria e Slovacchia. Invece l’Italia si era espressa a favore della definizione. Nel frattempo qualcosa si è mosso a livello nazionale e dal 2023 dal 2023 Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno introdotto leggi basate sul consenso.
Il negoziato sul testo all’interno del Parlamento non è stato semplice. «Abbiamo dovuto negoziare più con il Ppe che con il gruppo Ecr», hanno spiegato le due relatrici. L’eurodeputata del Ppe Verena Mertens, in una nota a nome del gruppo, ha espresso soddisfazione per il voto finale e ha ribadito il «bisogno di una definizione chiara e comparabile di stupro in tutta l’Ue».