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 2026  aprile 29 Mercoledì calendario

Giorgetti non esclude più deficit per l’energia. Bankitalia: serve prudenza

«La stabilità finanziaria è la precondizione per la crescita, l’Italia è su questa linea e intende restarci». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce la linea della prudenza nella gestione dei conti pubblici e pone la sua condizione. «Ogni decisione che verrà presa, nella salvaguardia della sostenibilità del debito, non potrà tuttavia comportare una rinuncia all’avanzo primario di bilancio (al netto della spesa per gli interessi, ndr) faticosamente raggiunto», ha detto Giorgetti, rivendicando il miglioramento dei conti senza manovre restrittive, auspicando che la Ue mostri flessibilità di fronte «a momenti non ordinari come questo», ma sopratutto senza escludere uno sforamento del deficit per far fronte a circostanze eccezionali «al di fuori della portata del governo». L’eventuale scostamento di bilancio, ha aggiunto, «se lo facciamo, non lo facciamo per fare campagna elettorale come dice l’opposizione, ma nell’interesse dell’economia».
Il problema è che nel bilancio non c’è più un euro spendibile. Dovranno essere trovati anche per la prossima manovra ed andrà bene se a ottobre non si dovrà ricorrere ad una stretta per riportare in linea la traiettoria della spesa. «Non riusciamo a capire perché lo sforamento si possa fare per la difesa e non per difendere famiglie e imprese». La preoccupazione del ministro, è stata confermata ieri dalle valutazioni di Bankitalia, Ufficio di bilancio, Istat e Corte dei Conti sul Documento di Finanza Pubblica presentato in Parlamento.
«La prudenza nella gestione dei conti pubblici e la volontà di rispettare il quadro delle regole Ue sono state apprezzate sia dagli investitori sia dalle agenzie di rating», ha ricordato Andrea Brandolini, capo della ricerca economica di Banca d’Italia. «I margini di bilancio sono limitati dal debito, più che dalle regole Ue», ha aggiunto. Il controllo della spesa resta necessario e ogni intervento di sostegno dovrebbe essere «mirato e temporaneo». Per Bankitalia anche la maggior spesa per la difesa finanziata in deficit rischia di pesare sui conti.
Guardando alla spesa netta, che è l’indicatore principale della finanza pubblica, «appaiono già completamente utilizzati tutti i margini di bilancio lungo tutto l’orizzonte della previsione» cioè fino al 2029, ha detto Lilia Cavallari, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, aggiungendo che «ciò limita l’uso della politica di bilancio per affrontare l’attuale crisi energetica». L’Upb prevede una crescita più bassa nel ‘26 rispetto alle stime del governo (+0,5% rispetto al +0,6%), senza escludere peggioramenti se la crisi energetica dovesse perdurare.
Nei primi sei mesi dice l’Istat, c’è già stato un rallentamento. Consumi e redditi soffrono: le retribuzioni contrattuali sono scese in termini reali del 7,8% tra il ‘21 e il ‘25, dice l’Istat, che difende il suo operato nella certificazione del deficit ‘25. L’Istituto, ha detto il presidente Chelli, opera in piena «autonomia e indipendenza», confrontandosi con Ragioneria, Bankitalia e Eurostat. Per uscire dalla procedura, ha rivelato, sarebbe servito un deficit del 2,94%, non sarebbe bastato nel il 3,04%, nè il 2,99%.