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 2026  aprile 29 Mercoledì calendario

Meloni: «Nordio e il caso Minetti? Mi fido di lui». La Procura attiva l’Interpol

«Se è vero ciò che emerge nell’istruttoria su Nicole Minetti qualcosa manca. Ma non è un lavoro che fa il ministero»». All’indomani della richiesta del Quirinale di verificare le «supposte falsità» di quell’istruttoria, Giorgia Meloni blinda il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «Mi fido di lui. Ad oggi escludo l’ipotesi dimissioni», dichiara in conferenza stampa.
La premier si dice d’accordo con la richiesta di ulteriori accertamenti, ma precisa di non notare «qualcosa di errato, di particolare, strano o curioso» in quel fascicolo. Sono state seguite «regole e procedure», assicura. Convinta che se falsità ci sono non spettava a Nordio scoprirle: «Non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il ministero si avvale della magistratura» e il ministro «non poteva sapere qualcosa che non sapeva la pg». Dunque colpa della magistratura? «No, è colpa di Nordio, come sempre», sbotta Meloni che evita di rispondere alla domanda sull’opportunità di dare la grazia all’ex igienista dentale, condannata per favoreggiamento della prostituzione. «Non mi faccia fare il lavoro del presidente della Repubblica. Poi se davanti a un bicchiere di vino mi chiede che ne penso, glielo dico».
In conferenza stampa non c’era il ministro che ieri, in un lungo faccia a faccia con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha rivendicato, di aver «seguito le regole al 101 per cento». Nordio smentisce le voci di un «pressing» per farlo dimettere. Rassicurato dalla «piena fiducia» della premier si dice «perplesso davanti a una polemica inutile».
A difenderlo lo stesso Mantovano. «Gli accertamenti della procura generale della Corte d’Appello di Milano lasciavano pochi margini alla valutazione del ministro», dice il sottosegretario. E cita il parere del procuratore generale: «Ritenuto i dati sopra dedotti dall’interessato, che trovano riscontro nella documentazione offerta, sono indicativi di una radicale presa di distanza dal passato deviante». Quindi il riferimento al bambino: «Nel decreto del Tribunale per i minorenni di Venezia, del 19 luglio 2024, viene resa efficace in Italia la sentenza di adozione del giudice uruguaiano. E anche qui i giudici in modo obiettivo prendono la sentenza uruguaiana e dicono che esistono i presupposti per il riconoscimento, perché era già stato dato». Ora la polizia giudiziaria «farà ulteriori accertamenti ma quelli svolti hanno dato questi elementi oggettivi», conclude Mantovano. E sottolinea: «Non si tratta di scaricare la colpa su nessuno» ma di descrivere il procedimento.
«Siamo stati diligenti, magari non perspicaci, ma abbiamo fatto tutti gli accertamenti che normalmente ci vengono delegati», si difende la pg di Milano, Francesca Nanni anticipando che il parere potrebbe cambiare. «Se gli accertamenti fossero stati incompleti il ministero avrebbe potuto chiedere un supplemento di istruttoria. Ma li ha ritenuti sufficienti, per formulare il parere», ha aggiunto il sostituto Gaetano Brusa.
Le indagini dell’Interpol, dall’Uruguay a Ibiza, appureranno se Minetti ha detto «falsità». Secondo l’autore dell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano a Un giorno da pecora «c’è altro da scrivere». Come il fatto che di giorno lei e Cipriani servivano i pasti agli orfani, di sera ricevevano ragazze con tariffario.