Avvenire, 28 aprile 2026
Il «paga dopo» corre veloce. Rischio sovraindebitamento
Pagare a rate quasi senza nemmeno accorgersene, con un gesto sempre più automatico, un tap sullo schermo mentre si compra una giacca o si prenota un weekend. Il Buy Now Pay Later – letteralmente: acquista ora, paga dopo – ha cambiato la grammatica del debito quotidiano, rendendolo immediato e anche socialmente neutro, ma non per questo privo di qualche rischio sovraindebitamento. Non si va più in filiale a chiedere un prestito: si clicca su “paga in 3 rate” e si procede. I numeri danno la misura di quanto questa trasformazione sia ormai strutturale: nel primo trimestre del 2026 la domanda di Bnpl è cresciuta dell’8,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il Barometro Crif sulla domanda di prestiti finalizzati delle famiglie italiane. Già nel secondo semestre del 2025 l’erogato aveva già segnato un +23% sul 2024, e un +220% rispetto al primo semestre del 2022. Il prestito tradizionale sotto i 1.500 euro, nello stesso arco di tempo, ha perso il 10%: la sua sostituzione è già in corso.
A utilizzare il Bnpl – sviluppatosi principalmente nell’e-commerce – non sono solo le generazioni digitali: la fascia d’età che nel primo trimestre 2026 ha pesato di più sull’insieme delle richieste di credito finalizzato è anzi quella tra i 45 e i 54 anni, con il 21,9% del totale. Seguono, quasi appaiati, i 35-44enni (19,2%) e i 25-34enni (19,1%). Il Bnpl ha trovato casa anche tra chi ha un mutuo, magari dei figli, e un rapporto col denaro costruito prima dell’era degli smartphone. A guidare la domanda sono le donne: il 55% delle richieste Bnpl proviene dalla componente femminile. Per quanto riguarda le generazioni, la Gen X (nati tra il 1965 e il 1980) guida con il 34%, seguita dai Millennials al 29,5%. «Il Bnpl in Italia è un potente stimolo all’inclusione finanziaria», evidenzia Antonio Deledda, executive director di Crif: uno strumento che raggiunge fasce di popolazione che il credito tradizionale faticava a intercettare, con meno burocrazia, accesso immediato, rate percepite più come uno strumento di gestione del budget che come un debito vero e proprio.
Crif stima che il 60% dei contratti Bnpl riguardi ticket inferiori ai mille euro. Sono gli acquisti di abbigliamento, i prodotti per la persona (31,9% delle preferenze), qualche viaggio, oggetti per la casa (15,2%). Il finanziamento piccolo, frammentato. E qui sta il nodo: il Bnpl funziona anche perché non sembra credito. «Gli utenti lo percepiscono principalmente come facilitazione di pagamento piuttosto che come forma di credito tradizionale», spiega Simone Capecchi, executive director di Crif. La rischiosità, per ora, si mantiene bassa: i tassi di default sono inferiori rispetto al credito finalizzato tradizionale, probabilmente perché la clientela è più selezionata e gli importi più contenuti. Ma il quadro regolatorio si è già mosso: la Consumer Credit Directive II porta il Bnpl dentro il perimetro della tutela al consumatore, con obblighi di valutazione del merito creditizio e norme contro il sovraindebitamento.
Sul versante del credito finalizzato tradizionale, il trimestre si chiude in sostanziale stabilità (0,0%), mentre i prestiti personali segnano un modesto +2,6%. L’importo medio dei finalizzati tradizionali è però cresciuto in modo significativo: +13,2%, arrivando a 8.478 euro. La spinta viene dal comparto auto, dove i ticket si sono alzati, riflettendo sia l’aumento dei prezzi dei veicoli sia la crescente domanda di vetture elettriche o ibride, mediamente più costose. Nell’aggregato di finalizzati tradizionali e Bnpl, il valore medio si attesta a 7.436 euro, con una crescita dell’11,8% sul 2025. La distribuzione per fasce di importo mostra che gli italiani continuano a preferire finanziamenti nella fascia 1.000-2.000 euro (22,8% del totale), ma quasi un richiedente su cinque sceglie oggi piani di rimborso tra i 2 e i 3 anni: una diluizione progressiva del debito che rispecchia sia la crescita degli importi sia una certa prudenza nel gestire le uscite mensili.