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 2026  aprile 28 Martedì calendario

Dalle urne palestinesi spiragli di futuro

Ostacolate, controverse, in parte boicottate, offrono tuttavia un segnale di determinazione e fiducia nella comunità internazionale le elezioni municipali che si sono tenute sabato 25 aprile in Cisgiordania e a Gaza, dove il voto è tornato senza incidenti dopo più di venti anni. A Deir al-Balah, città nel governatorato centrale della Striscia scelta dalla Commissione elettorale palestinese come unico, simbolico collegio elettorale parzialmente risparmiato dalla devastazione della guerra, l’affluenza fra i 70.000 aventi diritto è stata del 23%. Delle 15 cariche di consigliere comunale contese, sei sono andate alla lista appoggiata da Fatah, il partito egemone nella Autorità palestinese (Ap) di Ramallah, sette a due gruppi indipendenti, e solo due a “Deir al-Balah ci unisce”, schieramento che residenti e analisti riconducono ad Hamas. Il movimento islamista, a Gaza come in Cisgiordania, ha scelto come altri partiti di disertare le urne in risposta alla nuova legge elettorale, pubblicata dall’Ap in gennaio, per rispettare la quale tutti i candidati sono stati costretti a sottoscrivere lo statuto dell’Olp, in cui compare il riconoscimento dello Stato di Israele. Hamas, come la Jihad islamica storicamente esclusa dall’Olp, ha però permesso che le consultazioni avessero luogo, e sostituito la compagnia privata a cui era stata inizialmente affidata la sicurezza delle votazioni.
Secondo il ministero della Salute della Striscia, sono almeno 25 le persone uccise dall’esercito israeliano nel corso dell’ultima settimana. Non è chiaro quale spazio d’intervento la municipalità di Deir al-Balah potrà ritagliarsi all’interno del nuovo organigramma politico-amministrativo dibattuto al Cairo fra i negoziatori delle fazioni palestinesi e il Board of Peace. Grande è stato tuttavia lo sforzo compiuto dalla città per affiancarsi alle elezioni in Cisgiordania in una dimostrazione di unità nazionale. I cittadini, per lo più impegnati nella sopravvivenza quotidiana, hanno dovuto sostituire i seggi delle scuole, occupate dalla moltitudine dei profughi, con un improvvisato centro elettorale costituito da tende, ricavare le urne di cartone, l’inchiostro indelebile e stampare le schede elettorali, materiali bloccati alla frontiera da Israele. In Cisgiordania l’afflusso è stato del 56%, circa 522.000 i votanti. Rispettando i pronostici Fatah ha festeggiato una «vittoria schiacciante», segnata da un incremento dei suffragi in centri maggiori come Hebron, Tulkarem, Jenin e al-Bireh. Un trionfo anodino, fittizio secondo Mustafa Barghouti, ex-ministro dell’Informazione e segretario generale del partito di opposizione Iniziativa nazionale palestinese: «Le elezioni si sono svolte davvero solo in 183 delle 429 comunità. In 49 centri non è stata presentata alcuna lista, e in 197 ne esisteva una sola. Non ci sarà nessun cambiamento».
Uno stallo egemonico della democrazia dimezzata, congelata a causa dei dissidi interni e della pressione coloniale israeliana. Mancano da 20 anni le elezioni parlamentari, da 21 quelle presidenziali. Vincitrici assolute sono le donne, capaci di assicurarsi il 33% dei voti. Anan al-Atira, 65 anni, sarà la prima sindaca di Nablus. Rispetto alla tornata elettorale del 2022 il voto di sabato si è tenuto in un contesto segnato dalla spaventosa crisi economica e dall’aggressione dei coloni israeliani, così diffusa e violenta da costringere Avi Bluth, generale a capo del Comando Centrale, a incontrare ieri i capi dei consigli locali e i rabbini dell’area di “Binyamin”, nome utilizzato in Israele per definire la Cisgiordania di mezzo. «Siamo a un passo da gravi incidenti che potrebbero finire in un disastro», ha affermato Bluth, chiedendo ai leader di 47 fra insediamenti e avamposti di contenere gli attacchi ai civili palestinesi.
Una risposta agli inarrestabili eccessi della “gioventù delle colline”, sostenuta dai partiti estremisti del governo Netanyahu e sempre più riottosa nei confronti dell’Idf, pilastro dello Stato israeliano, è arrivata anche dall’opposizione parlamentare. Ieri Naftali Bennet e Yair Lapid hanno annunciato la fusione dei loro partiti, Bennet 2026 e Yesh Atid. Il nuovo soggetto, “Insieme”, punta a vincere le prossime elezioni, previste per ottobre, con un programma solidamente sionista e liberale, disposto ad allargarsi alle forze laiche del centro.