il Fatto Quotidiano, 28 aprile 2026
Tutte le anomalie del caso Minetti
Si indagherà a Milano, ma anche in Uruguay, per capire se davvero Nicole Minetti era meritevole della grazia presidenziale e per verificare la fondatezza di quanto emerso dalle inchieste del Fatto Quotidiano in merito a supposte omissioni o falsità contenute nell’istanza. Parallelamente, la Procura Generale di Milano, che a suo tempo aveva fornito parere favorevole, solo adesso ha chiesto e incassato – in meno di due ore – l’autorizzazione dal Ministero per avviare indagini anche all’estero.
L’atto di clemenza ha condonato all’ex consigliera regionale una pena di 3 anni e 11 mesi (cumulo per i processi Ruby-bis e rimborsi regionali) da scontare ai servizi sociali. Il provvedimento, come precisato dal Quirinale, è stato motivato da “ragioni umanitarie” legate alla necessità della donna di muoversi liberamente, anche all’estero, per assistere un minore affetto da una grave patologia congenita. L’indagine giornalistica ha tuttavia verificato i documenti e le circostanze alla base della richiesta, facendo emergere diverse discrepanze nella narrazione prospettata al Colle.
L’istanza di grazia presentata dai legali descrive il minore come “abbandonato alla nascita” e inserito in un orfanotrofio. I documenti del Tribunale di Maldonado (Uruguay) indicano invece una realtà diversa: il bambino, nato nel dicembre 2017, aveva due genitori biologici identificati, inseriti in un contesto di estrema indigenza. Il minore è stato affidato all’Inau al massimo per 45 giorni – l’ente statale uruguaiano per l’infanzia. Minetti e il compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani, hanno successivamente intentato una causa civile per ottenere la decadenza della patria potestà nei confronti dei genitori naturali, procedimento iniziato nell’ottobre 2021 e conclusosi solo il 15 febbraio 2023.
Un pilastro dell’istanza riguarda la necessità di viaggiare all’estero per le cure del minore, nello specifico al Boston Children’s Hospital, dove era stato operato nel 2021 e ora è seguito. I legali sostengono che i medici dell’Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Università di Padova avrebbero sconsigliato quell’operazione. Tuttavia, all’istanza inviata al Quirinale non risulta allegato alcun referto o parere di tali ospedali. Contattati in merito, i primari di neurochirurgia affermano di non aver mai visitato il bambino né visto la coppia e che quell’intervento viene normalmente eseguito anche in Italia. Altra anomalia: come ha fatto il minore a essere operato negli Usa nel 2021 se la coppia italiana non deteneva ancora la patria potestà che ottiene solo nel 2023? Sullo sfondo del contesto in cui è maturata l’adozione, si registrano due eventi di cronaca su cui indaga la polizia uruguaiana. Il 14 aprile 2026, il ministero dell’Interno locale ha diramato un ordine di rintraccio nazionale per la madre biologica del bambino, una donna di 29 anni scomparsa da Maldonado Nuevo a metà febbraio 2026, lo stesso periodo in cui in Italia veniva firmata la grazia. Inoltre, l’avvocata d’ufficio che aveva rappresentato il minore, Mercedes Nieto, è stata trovata morta carbonizzata insieme al marito nella loro abitazione il 20 giugno 2024. Si indaga per duplice omicidio. Non vi sono elementi investigativi che colleghino formalmente questi decessi alla vicenda, ma si tratta di vicende che riguardano direttamente le figure legali e familiari legate al minore. L’istanza evidenzia il ruolo del nuovo compagno, Giuseppe Cipriani, definito un imprenditore “normoinserito e lontano da contesti di devianza”. Verifiche documentali basate sugli Epstein Files desecretati negli Usa mostrano tuttavia che nel 2010 Cipriani ha ricevuto finanziamenti dal faccendiere Jeffrey Epstein. Inoltre, testimonianze raccolte in Uruguay riportano che nella tenuta “Gin Tonic” della coppia a Punta del Este (la stessa dove venivano ospitati a scopo benefico i bambini dell’Inau), si organizzavano feste private con presenza di escort nelle quali Minetti aveva un ruolo di “madama”: “Esta chica me gusta, esta no”, diceva, come ha raccontato una fonte al Fatto.
Tutti questi elementi, facilmente riscontrabili tramite documenti pubblici (Epstein Files) o contatti con le strutture sanitarie e i tribunali locali, non sono stati rilevati durante l’istruttoria. Lo si farà adesso, solo perché il Fatto lo ha scritto e il presidente Sergio Mattarella lo ha preteso.