la Repubblica, 28 aprile 2026
La voglia di università che torna a 40 anni
Non è mai troppo tardi. Anche quando gli anni del diploma sono lontani e nel frattempo sono spuntati capelli bianchi, figli, un lavoro. Sono sempre di più gli “anta” negli atenei italiani. E cioè gli studenti ultra quarantenni che varcano per la prima volta, o per la seconda, le porte dell’università. C’è chi lo fa per sé stesso, nel tempo ritrovato del pensionamento o per riaccendere passioni chiuse temporaneamente in un cassetto; chi è spinto invece dalla carriera, da un avanzamento professionale; chi per aggiornarsi, in cerca di punteggi aggiuntivi o titoli nei concorsi; chi vuole reinventarsi; chi sogna un nuovo inizio e ricomincia dai libri.
Dieci anni fa erano 61.552 gli iscritti con quarant’anni o più, il 3,7 per cento della popolazione accademica. Nel frattempo sono più che raddoppiati e oggi l’ufficio statistico del ministero dell’Università e della Ricerca ne conta 133.079, il 6,4 per cento del totale degli studenti. Anche scremando i numeri dai dati delle telematiche, che attirano soprattutto adulti, restano quasi 20mila studenti over 40 che hanno scelto di tornare tra i banchi negli altri atenei.
Alla Statale di Milano, ad esempio, la percentuale di quarantenni è passata dal 3,9 al 4,6 per cento nell’ultimo decennio. All’università di Ferrara l’aumento di alunni senior si nota soprattutto nei dipartimenti di Ingegneria, Neuroscienze e Scienze mediche dove i banchi over sono raddoppiati. Ancora: all’Unisalento le iscrizioni degli adulti sono cresciute dal 3 al 4 per cento.
Lo stesso accade a Bologna: sono 3.150 le matricole dai capelli grigi all’Alma Mater. Mai così numerosi. Tanto che l’ateneo ha dedicato loro una serata, nel marzo scorso: si sono presentati in più di 800 da tutta Italia. «In tutti c’è una forte volontà di riscatto per qualcosa che non hanno potuto fare a vent’anni. Chi non si è potuto laureare dà ancora più valore di chi è dottore al percorso accademico», racconta il delegato per gli studenti Federico Condello. La maggior parte, circa un migliaio, si concentra nelle facoltà umanistiche. Ma tra coloro che vogliono migliorare la propria condizione di lavoro ci sono i 400 iscritti a Scienze dell’educazione (l’8 per cento) e i 315 studenti in ambito medico. Si aggirano tra le aule delle università con il passo meno incerto, la tranquillità dell’età adulta, gli appunti ordinati, lo statino digitale degli esami in pari o quasi.
Anche a Firenze, conferma la rettrice Alessandra Petrucci, «si osserva un aumento degli iscritti con età non inferiore ai 40 anni ed è – spiega – un fenomeno da seguire con interesse che mostra una rinnovata attenzione verso l’alta formazione per molteplici motivi tra cui l’aggiornamento o la riqualificazione professionale, l’approfondimento culturale o la curiosità intellettuale».
Il mini boom è avvenuto negli ultimi cinque anni: nelle lauree a ciclo unico la percentuale degli studenti senior è passata dall’1,9 al 2,5 per cento. Meglio ancora nelle lauree magistrali, dove la percentuale è cresciuta dal 3,5 al 4,9 per cento.
Una fortuna non solo per chi riapre i Fondamenti di citologia o prende in mano per la prima volta il manuale di Analisi matematica 1, ma anche per gli atenei, oggi più che mai in allarme per l’inverno demografico che svuoterà via via le aule di giovani matricole. Nella fame di iscritti, anche le università statali si stanno organizzando per intercettare e rispondere alle esigenze meno flessibili di chi siede tra i banchi e, oltre alla vita davanti, ne ha già un bel pezzo dietro di sé. «Visto l’andamento degli iscritti over – spiega tra gli altri la rettrice Petrucci – l’ateneo fiorentino si sta impegnando a individuare strumenti e tipologie didattiche adatti a favorire questo tipo di utenza che rappresenta un’opportunità di valore».
Dopo i 40, ci vuol tenacia e determinazione. Come quelle di Sabina Rossi: «Mi ero iscritta nel 2004, poi sono andata a vivere all’estero e ho sospeso. Quando sono rientrata in Italia ho ripreso l’università, un paio di esami, poi ho avuto una figlia e mi son fermata di nuovo. C’è stato il covid, gli atenei si son fatti un po’ più smart, ho passato serate e weekend in biblioteca e ce l’ho fatta, ho preso una seconda laurea in Antropologia culturale». Orgoglio personale ma anche titoli e competenze in più. La laurea non conosce età.