Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 28 Martedì calendario

Leone riceve Sarah Mullally, prima arcivescova di Canterbury

Nulla a che vedere con quanto accadde nel 1960. L’allora arcivescovo di Canterbury, Geoffrey Francis Fisher, venne ricevuto da Giovanni XXIII, il Papa che di lì a poco avrebbe aperto il Concilio vaticano II, ma la Curia romana ne fu talmente irritata che l’Osservatore Romano non mandò il fotografo e di quella storica udienza non rimane traccia fotografica. Ieri Leone XIV ha ricevuto nello stesso luogo la prima donna a guidare la Chiesa anglicana, Sarah Mullally, e le foto restituiscono un incontro quasi famigliare, lei che gli regala un vasetto di miele e lui che sorride divertito.
Differenze che sembrano insormontabili
Non che le differenze siano scomparse, anzi. «Come ha detto il mio amato predecessore papa Francesco», ha ricordato Robert Francis Prevost, «sarebbe uno scandalo se, a causa delle divisioni, non realizzassimo la nostra comune vocazione di far conoscere Cristo. Da parte mia», ha continuato, «aggiungo che sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare insormontabili».
Da Leone a Leone
Nata dallo scontro di re Enrico VIII con Roma nel 1534, la Chiesa anglicana per secoli con quella cattolica non ha neppure parlato. Un omonimo dell’attuale Papa, Leone XIII, nel 1896 dichiarò «nulle e invalide» le ordinazioni di sacerdoti e vescovi anglicani. La svolta avvenne nel 1966, quando dom Giovanni Franzoni ospitò a San Paolo fuori le Mura Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey. Ne nacque un dialogo non privo, però, di nuove divergenze.
Donne sacerdote e gay
Una delle principali ieri era plasticamente rappresentata dal Papa e dall’arcivescova seduti l’uno accanto all’altra: gli anglicani ordinano anche le donne al sacerdozio e all’episcopato, per il Vaticano è tabù. La novità è recente, ed ha creato uno scossone all’interno della Comunione anglicana, 100 milioni di fedeli presenti in 165 paesi. Le prime sacerdotesse furono ordinate nel 1994, solo nel 2015 è stata consacrata la prima donna vescovo e, dal 28 gennaio scorso una di loro, Sarah Mullally appunto, è la prima primate anglicana: sposata e con due figli, 64 anni, ha lavorato da infermiera nella sanità pubblica britannica, «un’esperienza», ha detto al Papa, «che continua a plasmare il mio ministero».
Le contestazioni dei conservatori
A differenza di quella cattolica, nella Chiesa anglicana ogni Chiesa nazionale mantiene una forte autonomia, e se l’ascesa di Mullally è stata salutata con soddisfazione dai progressisti, è stata invece contestata tanto dalle chiese africane della Global Anglican Future Conference quanto dalla Chiesa anglicana del Nord America. Il secondo nodo è l’omosessualità: Canterbury negli anni scorsi ha approvato la benedizione delle coppie gay e l’ordinazione di sacerdoti apertamente gay, anche in questo caso facendo emergere una spaccatura tra conservatori e progressisti.
Come evitare le spaccature
Leone XIV è consapevole che anche in seno alla Chiesa cattolica l’ordinazione delle donne e la pastorale lgbtq+ sono questioni che ciclicamente riemergono innescando polemiche e spaccature e vuole evitare il percorso accidentato della Chiesa anglicana. Senza per questo rinunciare a lavorare all’avvicinamento con gli anglicani. Il cammino ecumenico, ha ammesso ieri, «è stato complesso. Sebbene siano stato compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere. So che anche la Comunione Anglicana sta affrontando molte delle stesse questioni al presente. Tuttavia», ha precisato Leone, «non dobbiamo permettere a queste sfide costanti di impedirci di cogliere ogni occasione possibile per proclamare insieme Cristo al mondo».
Uniti di fronte a Trump
«Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali», ha detto da parte sua Mullally, che nei giorni scorsi ha espresso solidarietà al Papa contro gli attacchi di Donald Trump, «dobbiamo lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri». Un impegno che l’arcivescova ha assicurato rivolgendosi al Papa come «vostra sorella in Cristo».