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 2026  aprile 28 Martedì calendario

Venezi contrattacca: «Sono stata bullizzata»

Non c’è quiete dopo la tempesta alla Fenice. Le accuse di Beatrice Venezi al teatro veneziano per essere stata «costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata dai lavoratori in Italia e in tutto il mondo» potrebbero trascinare il sovrintendente Nicola Colabianchi in una voragine di ingorghi penali.
Il giorno dopo la chiusura della collaborazione che ha portato alla revoca dell’incarico a direttrice musicale di Venezi, la pianista e direttrice d’orchestra lucchese di 36 anni fa capire che la storia non finisce qui. Quello che ha subito per lei aveva «l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera». Il prossimo passo potrebbe dunque essere quello legale per danni d’immagine, aprendo un nuovo capitolo di un terremoto iniziato lo scorso settembre. Non è mai stato chiarito quale fosse l’accordo con Venezi e sulla pagina dell’amministrazione trasparente del Teatro non era ancora stato pubblicato nessun effettivo incarico.
Passaggi che andranno chiariti, come ha chiesto Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera. «La decisione su Venezi mi è costata, ovviamente, perché non era prevista – ha ribadito Colabianchi ieri —. Ha fatto dichiarazioni che io non potevo pensare che volesse reiterare e questo ha determinato una decisione definitiva». E sul futuro non si perde d’animo: «Confido di riportare il dialogo con i lavoratori sul giusto binario».
Intanto la Rsu del Teatro festeggia l’epilogo dei sette mesi di mobilitazione, ma se la questione Venezi sembra chiusa, non lo è ancora la richiesta di dimissioni di Colabianchi che non è stata revocata e verrà discussa nella prossima assemblea sindacale in data da definirsi. «Siamo orgogliosi di non aver abbassato mai nemmeno per un secondo il nostro sguardo a conferma che la cultura e la musica non hanno colori e non temono il confronto con la verità» ha ribadito ieri in una nota la Rsu. «Questa vicenda ha prodotto gravi danni all’immagine del Teatro e ha inciso profondamente sulla serenità di chi vi lavora ogni giorno» ha aggiunto Mauro Vianello della Fistel Cisl, sottolineando come i danni d’immagine sono stati anche per le maestranze.
Fermo invece l’appoggio del ministro della Cultura Alessandro Giuli, grande sostenitore di Venezi al punto di chiamarla principessa, che ha voluto però evidenziare che, pur condividendo la decisione di Colabianchi, si tratta di una scelta libera e autonoma del sovrintendente. La pensa diversamente Raffaele Speranzon, vice presidente vicario di FdI al Senato, che fin da subito ha sostenuto Venezi: «È stata una sconfitta per tutti perché alla fine non le è stata data la possibilità di dimostrare quello che sapeva fare e le sue qualità». Per l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi Venezi non è stata attaccata per il suo valore artistico «ma per il coraggio di mettere in discussione un sistema troppo spesso chiuso, autoreferenziale e conformista».
La senatrice M5S Vincenza Aloiso vede in quanto sta accadendo «l’intera politica delle nomine del governo Meloni che sta crollando» ribadendo che si trattava di una nomina imposta dal governo. Insomma, sembra aprirsi un nuovo atto fatto di cavilli giuridici che non promette ancora tempi di pace.