Corriere della Sera, 28 aprile 2026
Cole Tomas Allen rischia l’ergastolo
Cole Tomas Allen – l’uomo che avrebbe voluto eliminare alcuni ministri e forse anche Donald Trump durante l’annuale cena per i corrispondenti dalla Casa Bianca – è comparso ieri in tribunale dove il giudice Matthew Sharbaugh lo ha informato che sarà perseguito per tre capi di accusa: due relativi al trasporto e all’uso di armi e uno (che può costargli l’ergastolo) al tentativo di uccidere il presidente. La prossima udienza è fissata per giovedì.
Il profilo di Allen era già chiaro, per sommi capi, due giorni fa ed è quello di un insospettabile. Californiano di Torrance, 31 anni, primo di quattro figli, una laurea in Ingegneria meccanica al prestigioso CalTech di Pasadena e una laurea magistrale in Informatica alla California State University, Allen ha lavorato come ingegnere, sviluppatore indipendente di videogame e insegnante in un istituto privato che prepara gli studenti ai test di ammissione al college e di cui, nel dicembre 2024, è stato «docente del mese». Ieri, sono poi emersi altri dettagli.
Le voci raccolte dai media talvolta non vanno molto al di là dell’ormai proverbiale «Salutava sempre!» con cui si suggella il proprio stupore quando un dirimpettaio o un ex compagno di classe manifesta davanti a tutto il mondo un dark side che, fin lì, aveva nascosto a chi lo conosceva. È il caso, ad esempio, di Paul Thompson, un vicino di casa che – «in qualità di privato cittadino» pur essendo procuratore della Contea di Los Angeles – ha parlato con varie tv per dire che Allen viveva con i genitori («brave persone»), aveva uno scooter blu e non sembrava un tipo strano. O di Elizabeth Terlinden, che ha raccontato al New York Times che, all’università, Allen «credeva molto nel Cristianesimo evangelico». Ma c’è anche qualcuno che ha notizie più fresche. Come Bin Tang, professore di Informatica che ha avuto Allen come studente fino all’anno scorso e lo ricorda come un ottimo allievo con cui aveva interazioni frequenti e stimolanti. O come Dylan Wakayama, presidente di un gruppo non-profit locale, l’Asian American Civic Trust (il 35% degli abitanti di Torrance sono di origine asiatica, perlopiù giapponese e coreana, mentre Allen nel suo «manifesto» si definisce «metà nero e metà bianco»): Wakayama non conosce di persona l’attentatore, ma alcuni volontari della sua associazione lo hanno avuto come tutor negli ultimi mesi – uno di loro lo ha incontrato fino al 14 aprile – e lo descrivono come un insegnante intelligente, amichevole e preparatissimo «in biologia, in matematica, in inglese, in scienze, davvero in tutto». Che Allen sia un cervellone è un tratto che ricorre nelle parole di chi lo conosce. Un suo compagno nella squadra di pallavolo alla Pacific Lutheran High School di Gardena (sempre in California), racconta alla Nbc che era una «specie di genio» che «non aveva neanche bisogno di studiare» e lo definisce come un tipo «molto stabile», anche se non lo vede da allora.
Di tono un po’ diverso le rivelazioni della sorella di Allen, che ha detto agli inquirenti che l’uomo nascondeva le armi da lui legalmente acquistate nella casa dei genitori senza che questi lo sapessero, esprimeva idee politiche radicali e affermava di dover fare «qualcosa». La Bbc ha invece scandagliato tutti gli account online verosimilmente riconducibili ad Allen, scovando, ad esempio, sul social Bluesky alcuni messaggi critici dell’operato di Trump («un uomo spietato») e del suo vice JD Vance («reo» di essersi vantato di aver interrotto il finanziamento militare all’Ucraina). Opinioni, queste, che sono però condivise da decine di milioni di americani. Più interessante, forse, un altro post di qualche settimana fa in cui un utente che potrebbe essere Allen definiva «patetica» la scelta di alcuni giornalisti che volevano indossare un fazzoletto da taschino bianco per promuovere la libertà di stampa. In che occasione? Alla cena dei corrispondenti di Washington.