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 2026  aprile 28 Martedì calendario

Re Carlo alla Casa Bianca per ricucire la «relazione speciale»

I servizi di sicurezza britannici e americani hanno passato la notte di sabato e la giornata di domenica chiusi a discutere: che fare con la visita di re Carlo negli Stati Uniti, dopo l’attentato alla cena dei corrispondenti a Washington? Bisognava annullare tutto? Alla fine, si è deciso di andare avanti lo stesso, seppur con delle piccole modifiche al programma: il re è «coraggioso», ha commentato Donald Trump, e sarà «molto al sicuro».
Eppure Carlo, che è arrivato ieri sera a Washington assieme a Camilla, è atterrato in un vero campo minato diplomatico: la cosiddetta «relazione speciale» fra la Gran Bretagna e gli Usa è forse al punto più basso della Storia. Sembra lontanissimo l’idillio dell’anno scorso, quando il premier Keir Starmer pareva essere entrato nelle grazie di The Donald, complice anche la visita ai reali organizzata a settembre: adesso non passa giorno che il presidente americano non vomiti insulti sul primo ministro di Londra, «colpevole» di non aver concesso subito le basi per l’attacco all’Iran. Starmer «non è Churchill», quelle britanniche sono «portaerei giocattolo»: Trump non si risparmia, e i suoi attacchi vanno dall’immigrazione alla politica energetica, fino alla messa in discussione della sovranità britannica sulle Falklands.
È anche per questo che a Londra si erano levate da settimane voci che chiedevano l’annullamento della visita: e nei circoli reali si dice che Elisabetta, in queste circostanze, avrebbe trovato il modo di cancellarla. Ma Carlo è fatto di un’altra pasta: per lui è una sfida da raccogliere ed è consapevole che questa è la missione più importante del suo regno. Perché a Londra puntano proprio sulla fascinazione di Trump verso la famiglia reale per riparare una relazione transatlantica che resta indispensabile.
Lo stesso Trump, in una breve intervista alla Bbc, ha detto che il viaggio «sicuramente» aiuterà a ricucire i rapporti: perché se oggi disprezza Starmer, Carlo per lui resta «un grand’uomo». E dunque il re, che ieri sera è stato accolto alla Casa Bianca per un tè privato assieme a Camilla e Melania, nel meeting bilaterale di stamattina nello Studio Ovale, così come nel discorso al Congresso e poi alla cena di Stato questa sera, farà ricorso a tutta la sua perizia diplomatica: dicono che non veda l’ora di impegnarsi in una missione che per una volta non è solo cerimoniale, ma che può fare la differenza. Carlo dovrà fare ricorso a tutta la sua esperienza ma, come dicono da Buckingham Palace, «non è al suo primo rodeo».
I pericoli però restano. Il timore più grande è che Trump possa andare fuori copione e mettere in imbarazzo il re con qualche frecciata a Starmer o alla Gran Bretagna: dopo tutto, è riuscito a evocare Pearl Harbor di fronte alla premier giapponese...
Aleggia poi l’ombra dello scandalo Epstein, che coinvolge sia Andrea, il fratello di Carlo, che Trump: il re non incontrerà le vittime di Epstein, come era stato chiesto, ma si temono possibili contestazioni.
Dopo la giornata di oggi a Washington, la coppia reale andrà domani a New York, per rendere omaggio alle vittime dell’11 settembre, e giovedì in Virginia, dove incontrerà le comunità native.
A Buckingham Palace – e non solo – stringono i denti e incrociano le dita: basterà solo che tutto fili liscio per proclamare il successo. Donald permettendo.