Corriere della Sera, 28 aprile 2026
Dopo il mancato attentato Trump attacca comici e giornalisti
I repubblicani hanno iniziato a usare l’attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca in campagna elettorale, accusando il Partito democratico di aver aperto la porta alla violenza politica con la loro «retorica pericolosa e incendiaria» contro il presidente. Per esempio il capo del Comitato nazionale repubblicano, Joe Gruters, ha definito l’attentato di sabato «il risultato inevitabile di una sinistra radicalizzata che ha normalizzato la violenza politica».
Sui social
Profili ufficiali del Partito repubblicano sui social hanno accusato diversi candidati democratici alle elezioni di midterm in Stati in bilico come il Michigan e il North Carolina di alimentare le tensioni politiche. Era già successo dopo i primi due attentati contro Donald Trump e dopo l’omicidio dell’attivista di destra Charlie Kirk. E il partito sta puntando sul tema dei rischi per la sicurezza per cercare di spezzare lo stallo che c’è da 73 giorni al Congresso sui fondi per il dipartimento della Sicurezza interna: uno scontro iniziato dal Partito democratico in risposta alle violenze a Minneapolis degli agenti anti-immigrazione (che dipendono da quel dipartimento).
Dopo che sabato sera aveva elogiato i giornalisti e la libertà di espressione, Trump domenica si è invece infuriato con la presentatrice del programma 60 Minutes di Cbs News, che aveva letto un passaggio del «manifesto» dell’attentatore Cole Allen in cui il presidente viene accusato di essere uno stupratore e un pedofilo. «Mi aspettavo che lo avresti letto, siete delle persone orribili… Hai letto quella spazzatura scritta da un individuo malato? Dovresti vergognarti… Io non sono nessuna di quelle cose».
Nell’intervista il presidente ha ribadito che sabato sera all’hotel Washington Hilton, «c’era un cameratismo eccezionale, un intero Paese unito, e questo mi ha molto colpito». Ha però dichiarato che «i discorsi pieni di odio dei democratici... sono molto pericolosi per il Paese».
Lo show
Melania Trump, intanto, ieri si è scagliata contro Jimmy Kimmel, che nel suo show satirico girato due giorni prima dell’attentato aveva definito la first lady una «vedova in attesa». «Le parole piene di odio e di violenza di Kimmel puntano a dividere il nostro Paese – ha scritto Melania su X —. Il suo monologo sulla mia famiglia non è comico, le sue parole sono corrosive e intensificano la malattia politica in America. Gente come Kimmel non dovrebbe avere l’opportunità di entrare nelle nostre case ogni sera per diffondere odio. È un codardo che si nasconde dietro Abc perché sa che il network lo proteggerà. Basta. È tempo che Abc prenda posizione».
La visita
Anche Trump, pur impegnato in incontri sull’Iran al mattino e con re Carlo al pomeriggio, ha trovato il tempo per scrivere su Truth: «Disney e Abc licenzino Kimmel». E la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che aveva già annunciato il congedo di maternità, è tornata eccezionalmente nella sala stampa, ieri, per denunciare quello che ha definito «un culto di sinistra dell’odio». Ha menzionato Kimmel («Chi con la testa a posto direbbe che una moglie possa essere raggiante per la morte del suo amato marito?») e «l’intero Partito democratico, il cui appello agli elettori consiste nel dire che Donald Trump pone una minaccia esistenziale alla democrazia, che è un fascista ed è Hitler». Poi Leavitt ha affermato: «Nessun presidente in anni recenti si è trovato di fronte a più proiettili e a più violenza di Trump, e questo deriva da una demonizzazione sistematica del presidente e dei suoi sostenitori da parte di commentatori, di politici eletti del Partito democratico e di alcuni media… Queste bugie diffamanti spingono gente folle a fare cose folli, ispirano a commettere violenza». Leavitt ha anche rivelato che prima della cena non era stato stabilito un unico «sopravvissuto designato» (la cui funzione è di divenire presidente in caso di decesso del capo dello Stato e delle altre cariche), poiché non era stato ritenuto necessario dato che diversi membri del governo non erano presenti.
Todd Blanche, il ministro della Giustizia, dopo l’incriminazione di Cole Allen per tentato omicidio del presidente, ha detto ieri che «le forze dell’ordine non hanno fallito» perché c’erano «centinaia di agenti dei servizi segreti» tra l’attentatore e il presidente; invece ha affermato anche lui che «la retorica deve cambiare» e che tra gli stessi giornalisti nella sua conferenza stampa c’erano individui «colpevoli quanto le persone su X» d’essere stati «eccessivamente critici e aver detto cose orribili senza prove» su Trump.
La condanna
Diversi politici democratici nei giorni scorsi hanno condannato la violenza politica: hanno espresso gratitudine ai servizi segreti e respinto i tentativi dei repubblicani di dare loro la colpa, dicendosi pronti ad approvare una legge che darebbe il via libera alla maggior parte dei fondi per il dipartimento della Sicurezza interna eccetto quelli per gli agenti anti-immigrazione.