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 2026  aprile 28 Martedì calendario

Libano, Israele bombarda e Hezbollah promette i kamikaze

Altro che tregua. Il sud del Libano è una polveriera e ogni giorno è sempre più evidente il rischio che esploda tutto. Ieri, per esempio: le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno attaccato in più villaggi, al confine, in risposta all’esplosione di un drone lanciato da Hezbollah che il giorno precedente aveva ucciso un loro soldato. E per la prima volta dopo tre settimane i soldati Idf hanno bombardato anche la valle della Bekaa, baluardo del movimento islamista sciita nella parte orientale del Libano. Per l’esercito israeliano questi giorni di «tregua» sono scanditi da incursioni, ordini di evacuazione dei villaggi, sequestri continui di armi di ogni genere, attacchi aerei. Dall’altra parte arrivano droni e razzi. È un cessate il fuoco che assomiglia a una guerra.
Sono giorni che il presidente libanese Joseph Aoun ripete che negoziare con Israele per una pace duratura «non è tradimento». Ma non riesce a farlo capire al suo «nemico» interno, cioè i vertici di Hezbollah, per i quali le trattative dirette fra Libano e Israele (in corso a Washington) sono «una vergogna». Il segretario generale del «Partito di Dio», Naim Qassem, ribadisce che quei negoziati per loro contano meno di zero: «Per quanto ci riguarda, è come se non esistessero, non ci interessano, né da vicino né da lontano». Nel caso che non fosse chiaro, ecco il resto: «È responsabilità del governo libanese interrompere i negoziati diretti con il nemico israeliano e tornare ai negoziati indiretti». Come se tutto questo non fosse abbastanza, arriva altra benzina sul fuoco, stavolta da un ufficiale militare di Hezbollah che ha parlato con Al Jazeera. Parlando per conto del gruppo terroristico, l’ufficiale annuncia in tivù che «nei villaggi libanesi occupati da ufficiali e soldati nemici utilizzeremo tattiche degli anni Ottanta». Che significa «schierare squadre di combattenti suicidi» per «impedire il radicamento israeliano». Sappiate, avvisa l’ufficiale intervistato, che «grandi gruppi di kamikaze sono dispiegati sul territorio occupato secondo piani già predisposti». «Hezbollah sta giocando con il fuoco», è la risposta del ministro della Difesa israeliano Israel Katz. Che se la prende anche con il governo di Beirut: «Se il governo libanese continuerà a rifugiarsi all’ombra dell’organizzazione terroristica Hezbollah, il fuoco brucerà i cedri del Libano, Hezbollah e tutto il Libano». La richiesta di Katz è che Beirut «garantisca il disarmo di Hezbollah», prima nell’area cuscinetto del sud, al di sotto della linea di confine segnata dal fiume Litani, «e poi in tutto il Libano». Come se fosse semplice... Finora non c’è stato nessun percorso diplomatico capace di disarmare il gruppo islamista sciita. E il governo libanese, con il suo esercito regolare – a sua volta in buona parte sciita – fatica a trovare la via d’uscita per neutralizzare l’organizzazione del «Partito di Dio». Ci sta provando il presidente Aoun, con i mezzi della diplomazia e replicando colpo su colpo alle accuse di Hezbollah che lo indica come «traditore». «Prima ancora che iniziassero i negoziati, c’era già chi aveva lanciato accuse di tradimento», ha detto ieri. «Noi diciamo: aspettate e giudicate i risultati. Il vero tradimento è quello di chi porta il proprio Paese in guerra per interessi esterni. Io non accetterò nessun accordo umiliante con Israele».
Dalla conferenza dello stato maggiore dell’Idf il premier Benjamin Netanyahu rivendica «enormi successi» dell’Idf in Libano e che dice: «Il lavoro non è finito. Ci sono ancora le minacce dei razzi e dei droni». E poi i missili: Hezbollah, da sempre sostenuto e armato dall’Iran, «possiede ancora il 10% dei suoi missili, e mi aspetto – ha detto Netanyahu ai vertici militari – che voi risolviate questi problemi».