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 2026  aprile 28 Martedì calendario

Caso Minetti, dal ministero scaricano sui magistrati

«Ma figurarsi se siamo stati noi a indurre in errore il Quirinale. Si leggano i codici. Abbiamo fatto tutto ultra-regolarmente». A fine giornata, quando ormai la tensione istituzionale sulla grazia concessa a Nicole Minetti raggiunge l’acme – con la dem Debora Serracchiani che chiede le dimissioni di Carlo Nordio e Matteo Renzi quelle di Giorgia Meloni – il ministro della Giustizia prova ad allontanarsi dal bersaglio. E detta un comunicato per chiarire le responsabilità di quello scivolone. Vale a dire, l’aver girato al Quirinale un’istruttoria carente sull’ex igienista dentale e reclutatrice di ragazze per Silvio Berlusconi condannata a complessivi 3 anni e 11 mesi per induzione alla prostituzione e peculato nei processi Ruby bis e Rimborsopoli. E graziata dal presidente Mattarella.
Un’istruttoria priva degli scenari illuminati da Il Fattoquotidiano, secondo cui alla base della richiesta di clemenza non ci sarebbe un minore disabile orfano e adottato che necessita di cure impossibili in Italia. Piuttosto un bambino conteso da lei e il suo compagno milionario Cipriani a un papà in carcere e a una mamma indigente. Che ora sarebbe irreperibile dopo la morte, in un misterioso rogo in casa, della sua avvocata e del marito di quest’ultima.
Nessuno di questi elementi, ci tiene a evidenziare il Guardasigilli nel comunicato, è «agli atti della procedura». Nessuna «anomalia» nel fascicolo istruito, quando era ancora capa di Gabinetto Giusi Bartolozzi. Quella valutazione, sottolinea Nordio, ha avuto il «parere favorevole» della Procura generale e della direzione del ministero competente (Direzione Affari Giustizia). Il suo parere, specifica, è stato «conseguente».
Del resto è la stessa Procura generale della Corte d’Appello di Milano ad ammettere di avere dato parere favorevole. Seppur precisando «non vincolante». E da ambienti vicini alla procuratrice generale Nanni è già arrivata la conferma di nuovi approfondimenti: «La Procura generale agisce su delega del ministero. Quando arriverà si adopererà per fare gli accertamenti necessari». In Procura generale si spiega che già «in precedenza erano stati svolti gli accertamenti normalmente richiesti in casi analoghi. Accertamenti, però, che non comprendevano indagini all’estero». Quanto scoperto in Uruguay, si fa notare «è considerato gravissimo, ma in ogni caso la Procura generale di Milano non era delegata a indagare fuori dall’Italia. Ora però, a fronte di due versioni inconciliabili, occorre capire dove sia la verità».
Nordio non ha voluto aspettare neanche un giorno. Ieri stesso ha firmato le deleghe per la Procura generale ad agire. Spetterà di nuovo ai magistrati approfondire quelle inquietanti rivelazioni per tornare con un’istruttoria più completa. Verificando se anche questa volta non ci siano «cause ostative» al parere positivo alla Grazia. Come per la prima istanza per la quale il Tribunale di Sorveglianza e il casellario giudiziario non avevano mostrato azioni che impedissero la concessione dell’atto di clemenza. E certo bisognerà approfondire lo status e la salute del minore, aspetti dei quali il Colle ha chiesto conto in una lettera inviata al Guardasigilli. «Tutto documentato da certificati», spiegano in via Arenula.
Una codina al veleno Nordio l’ha dedicata allo scontro con la responsabile giustizia dem. «Visto che è laureata in giurisprudenza l’onorevole Serracchiani, prima di chiedere le mie dimissioni avrebbe dovuto rileggere l’articolo 681 del Codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia».