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 2026  aprile 19 Domenica calendario

Ripensaci Rossellini

Rossellini e la Magnani passarono anni a evitare d’incontrarsi. Ma il tempo lavorava a lenire le ferite. All’inizio degli anni Sessanta, i due furono invitati, separatamente, a una proiezione pubblica di L’amore, in un cinema di via Nazionale. Accettarono, forse l’una sperando che sarebbe intervenuto anche il regista, l’altro che sarebbe stata presente anche la protagonista. Così s’incontrarono di nuovo, lui un po’ più pingue, lei un po’ più asciutta, entrambi ancora affascinanti. E ricominciarono a parlarsi, per la prima volta dopo dodici anni. 
Roberto non si fece scrupoli del fatto che con lui ci fosse anche sua moglie Sonali, guardò dritto negli occhi Anna e si abbandonò ai ricordi: «Se ero innamorato? Innamorato pazzo...». «Ricordi?», gli disse lei. «Mi telefonasti da Berlino annunciando che mi avresti portato una pelliccia di visone». 
Qualche giorno dopo, nella quiete di Palazzo Altieri, squillò forte il telefono: «So’ Roberto. Anna, me lo daresti l’indirizzo del nostro vecchio dentista?». Da quel giorno le telefonate continuarono, s’infittirono. L’idea venne ad Anna. C’era un progetto forte, importante, a cui pensava da almeno una decina d’anni, interpretare il personaggio della prostituta greca Ketty detta Sagapò – in greco «S’agapò» con l’apostrofo vuol dire «ti amo». Esuberante, vitale, coraggiosa, Sagapò fa “la vita” nel Peloponneso invaso dagli italiani, concedendosi solo a uomini di suo gradimento, e finisce per innamorarsi di un ufficiale italiano; poi arriva l’8 settembre, Sagapò aiuta il suo ufficiale a nascondersi dai tedeschi, per amor suo uccide e sarà infine uccisa, alzandosi oscenamente la gonna davanti al plotone d’esecuzione. Forte dell’Oscar per La rosa tatuata, Anna aveva sperato di girare il film in America: dopo anni di tentativi, era infine riuscita ad acquistare i diritti del libro di Renzo Biasion, e ad ottenere l’interesse del produttore Alfredo Bini, che con Pasolini stava cucendole addosso Mamma Roma. Anna chiamò Roberto e glielo propose: «Vorresti dirigere tu Sagapò?». 
Roberto rispose subito di sì, e la notizia, nell’autunno 1961, mise di nuovo in fibrillazione i giornali: il regista e l’attrice di Roma città aperta e L’amore stavano per tornare a lavorare insieme, seppellendo con un nuovo film la guerra dei vulcani, l’astio che l’aveva generato e il rancore che era seguito. Roberto accettò di farsi fotografare con Anna e con lo scrittore Biasion, nel salotto di Palazzo Altieri, mentre cominciavano a costruire insieme il nuovo progetto. Rossellini era preoccupato per l’ignoranza del pubblico, soprattutto giovanile; raccontò di un programma televisivo francese, in cui un telecronista aveva chiesto a dei diciassettenni chi fosse Mussolini. «Un famoso regista italiano», aveva risposto uno dei ragazzi, che lo aveva evidentemente confuso con Rossellini. Anna scoppiò a ridere ma Roberto proseguì, senza troppo scomporsi: «Non bisogna illudersi: i giovani delle ultime generazioni sono quasi completamente all’oscuro della tragedia che ha sconvolto l’Europa prima che venissero al mondo». Sarebbe stato necessario far precedere il film da un cartello che chiarisse il contesto storico, una lunga didascalia che – Rossellini ne era sicuro – avrebbe suscitato reazioni poco benevole nei critici. «Ma che m’importa? Non sarà la prima né l’ultima volta», disse spavaldo. «Coraggio ci vuole, prima di tutto coraggio». «In quanto a coraggio non te n’è mai mancato», disse Anna. E Roberto: «Nemmeno a te, bisogna riconoscerlo». 
Chissà quanti sottintesi, in questo scambio di battute. Davanti a Biasion, i due scoppiarono a ridere come una coppia di vecchi amici. L’elaborazione del progetto prese tempo. Cominciò prima delle riprese di Mamma Roma e proseguì anche dopo. Per il ruolo dell’ufficiale italiano, Bini avrebbe voluto un nome importante, tipo Paul Newman, ma Rossellini preferiva un non professionista. Anna era d’accordo: «Forse hai ragione, gli attori presi dalla vita sono più autentici, più convincenti...» Lei esclusa, naturalmente: la Magnani non faceva parte di nessuna categoria. 
Un giorno, senza essere annunciata, Anna venne a bussare alla villa sull’Appia Antica dove Roberto viveva con Sonali e i tanti bambini della tribù Rossellini. Il regista stava lavorando con Ugo Pirro alla sceneggiatura di Sagapò, e cominciò a raccontare ad Anna come immaginava di congegnare il loro film, cosa intendeva aggiungere e cosa desiderava togliere rispetto alle novelle di Biasion. Lei lo guardava, di nuovo affascinata, attenta a quegli occhi intelligenti più che alle parole. 
Sonali non si faceva vedere alle riunioni di lavoro. Anna ne approfittò, abbracciò Roberto e gli diede un lungo bacio appassionato. Poi scappò via. La scrittura cominciò a complicarsi e la preparazione del film entrò in stallo. Bini voleva inserire nel film sua moglie, Rosanna Schiaffino; Rossellini cominciò a ridurre il personaggio di Ketty, inserendo spunti da altri racconti di Biasion; la tardiva consegna della sceneggiatura mise in difficoltà il coproduttore francese. Ma secondo alcuni fu soprattutto quel bacio furtivo sull’Appia Antica a mettere in forse l’operazione, a suggerire che la strada intrapresa aveva imboccato una china pericolosa: un nuovo film insieme avrebbe potuto riunire Anna e Roberto non solo professionalmente, con conseguenze assai complicate che facevano paura a entrambi. Alla fine Rossellini decise di afferrare al volo un’opportunità più semplice, e pure meglio remunerata: accettò l’incarico di dirigere Sandra Milo in Vanina Vanini. E Sagapò entrò nel limbo dei film non realizzati. 
«Non si fa più e ne son felicissima», disse la Magnani a Oriana Fallaci. «Io, con Rossellini, ci ho lavorato meglio che con qualsiasi altro regista. Eppure, quando una qualsiasi ragione mi allontana da Rossellini, tutto comincia ad andarmi bene ed io ne esco come una miracolata».