Le Figaro, 27 aprile 2026
E l’uomo sarà obsoleto
Con “Le Temps de l’obsole scence humaine” (Grasset), Bruno Patino firma un saggio illuminante. Il presidente di Arte vi illustra come l’intelligenza artificiale potrebbe segnare la fine dell’èra Gutenberg. Sul Figaro ne discute con l’antropologo Stéphane Breton, il quale ricorda che il genere umano non ha mai smesso di affrontare rivoluzioni tecnologiche e si è sempre adattato ad esse.
“I transumanisti vorrebbero farci credere che la rivoluzione tecnologica in atto segni la fine dell’Homo Sapien. Pur non condividendo queste tesi, constato che tali tecnologie stanno modificando in modo profondamente strutturale le nostre vite collettive e individuali. L’avvento dell’intelligenza artificiale pone fine all’èra Gutenberg, iniziata 500 anni fa. Ciò segna la conclusione di un certo rapporto con il mondo, con la conoscenza e con la cultura”, dice Bruno Patino.
Per Stéphane Breton, “è assolutamente vero, e vorrei integrare quanto affermato da Bruno Patino ampliando la prospettiva. È necessario considerare l’AI in una prospettiva storica e antropologica, pena il rischio di cedere alle idealizzazioni che egli denuncia. Innanzitutto, la grande trasformazione non è davanti a noi, ma alle nostre spalle. Tutto ha inizio con l’invenzione di quello strumento fondamentale che è il linguaggio. Da quel momento, l’umanità non ha mai smesso di essere sbilanciata dalle proprie tecnologie, con effetti cognitivi sempre considerevoli. La nostra intelligenza non è una facoltà naturale preesistente nel cranio: è un rapporto che intratteniamo con procedure, strumenti, tecniche. Tutto questo è esterno al nostro cervello. Con buona pace dei transumanisti, la nostra intelligenza è sempre stata e sarà anche domani artificiale per definizione. Il linguaggio, la numerazione, la scrittura, la macchina, l’immagine, il digitale sono invenzioni al tempo stesso tecniche e logiche che inaugurano nuove forme di pensiero e di vita. L’Homo Sapiens non è stato ‘superato’ da esse. Ci è abituato. È l’essenza stessa della disruption cognitiva”.
Non ci troviamo forse di fronte a una svolta regressiva, che ci renderebbe meno intelligenti? Ci sono già state svolte regressive?
“Secondo Platone e Aristotele, la scrittura era un passo indietro, poiché trasformava il modo di pensare. Anziché rivolgersi a un interlocutore specifico, come la parola, si diffondeva in modo anonimo, senza controllo, in maniera irresponsabile. Ai loro occhi era una calamità, una rottura antropologica. Sarebbe sorprendente vedere nell’intelligenza artificiale ciò che si diceva della scrittura più di due millenni fa”, secondo Breton. “McLuhan diceva che si inventa sempre il futuro con uno specchietto retrovisore. Una nuova tecnologia ‘mediatica’ seppellisce quella precedente e fa rinascere una tecnologia del passato. Ad esempio, con l’attuale boom dei podcast e dei formati audio, assistiamo al ritorno della lettura ad alta voce, che era caduta in disuso dai tempi di sant’Ambrogio. È vero che le invenzioni precedenti comprendevano già meccanismi di accelerazione e amplificazione. In un certo senso, Gutenberg è stato un ingegnere del caos! Trenta o quarant’anni dopo la sua invenzione, il bilancio della stampa è apocalittico: guerre di religione, pubblicazione di pamphlet, libelli, falsi. Ma, tre secoli dopo, queste difficoltà sono state superate e alla stampa si attribuisce l’invenzione della scienza, dell’Illuminismo, l’accumulo della conoscenza e l’avvento della democrazia liberale”, spiega Patino.
“L’autonomia dell’AI è molto sopravvalutata. Rimane sotto il nostro controllo. Certo, si diffonderà e molte cose cambieranno, ma fatti simili si sono già verificati nella nostra storia e li abbiamo affrontati come meglio potevamo”, sottolinea Breton, prima di aggiungere: “L’invenzione della macchina a vapore alla fine del Diciottesimo secolo porta all’industria, al lavoro salariato e dà origine a quella nuova forma di alienazione che è il proletariato. La macchina a vapore è il meglio e il peggio. I luddisti volevano distruggerla, ritenendola satanica. Luigi XIV era accusato di essere un ‘re meccanico’ a causa delle macchine di Marly che facevano risalire l’acqua della Senna nei bacini di Versailles, il che era contrario all’ordine del mondo (…). I nostri strumenti non cessano di condurci alla nostra sottomissione. Ma noi non cessiamo di dominare i nostri strumenti”.
Secondo Patino, “occorre distinguere gli effetti determinati dal modo in cui ci si appropria dello strumento dagli effetti derivanti dal loro modello economico. In ‘La Civilisation du poisson rouge’ ricordavo che gli inventori dei social network non pensavano che avrebbero generato un fenomeno di dipendenza individuale dallo schermo e un fenomeno di polarizzazione politica. Eppure, l’economia dell’attenzione, associata a questa tecnologia, ha provocato proprio questo. Il carattere inedito di ciò che stiamo vivendo è legato al fatto che queste macchine non sono semplici strumenti. Quando deleghiamo sempre più a uno strumento che ha una propria logica economica, che è totalmente opaco e che ha una forma di autonomia, ciò genera trasformazioni importanti. Questo cambia il nostro rapporto con gli altri: oggi il 19 per cento dei più giovani inizia la propria relazione sentimentale chiedendo consiglio a un’AI. È un dato al tempo stesso aneddotico e significativo”.
L’avvento dell’Ia solleva una questione quantitativa, vista l’esplosione del numero di contenuti prodotti. Ogni giorno vengono pubblicati quindici milioni di video, e si potrebbe arrivare a 50-500 milioni entro il 2030. Come può l’uomo orientarsi in questo flusso?
“Nessuno è in grado di abbracciare questa abbondanza di contenuti. Anche se i magazzini della BnF e della Biblioteca del Congresso custodiscono un numero incalcolabile di volumi, anche se immense quantità di dati giacciono nei dischi rigidi dei data center, questo volume è un’astrazione che non ci tocca, come i granelli di sabbia dell’oceano. Il villaggio globale rimarrà su scala umana”, sostiene Breton. “Effettivamente, nessuno è in grado di comprenderli. Ma la differenza rispetto ai magazzini della BnF è che noi vi siamo esposti! Nessuna generazione nell’umanità è mai stata esposta a così tanti segni. Tuttavia la nostra capacità di comprenderli rimane la stessa”, secondo Patino, che nel suo libro parla di Victor Hugo e di Notre-Dame, del fatto che la civiltà della pietra e quella della scrittura siano riuscite a fondersi.
È possibile una concordia tra la civiltà della scrittura e quella dell’AI? Questo può renderci più umani?
“Si può pensare che la scrittura non morirà. Del resto, da tempo non è più l’unica a dominare le nostre vite. L’immagine e la registrazione meccanica hanno già minato la sua egemonia cognitiva, ma non sono mai riuscite a sostituirla. Domani continueremo a leggere e a comunicare attraverso la scrittura”, afferma Breton. “Tuttavia – ribatte Patino – la scrittura non sarà più la chiave di volta del nostro sistema politico e sociale. La concordia tra la civiltà dell’AI e quella della scrittura è possibile, ma non cadrà dal cielo. Ciò non accadrà se non ci impegneremo a rendere l’AI più umana e più responsabile”.