La Stampa, 27 aprile 2026
La stretta sulle recensioni online
Le nuove norme per le recensioni online sono in dirittura d’arrivo. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato, contattata da La Stampa, spiega che «la stesura delle linee guida è in corso». L’elaborazione terrà conto delle posizioni del Garante della privacy e dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, oltre che del “bollino” dei due ministeri competenti (Mimit e Turismo). Con il provvedimento, saranno attuate le regole in vigore dal 7 aprile e che hanno provocato i primi mugugni. Già, perché se molti plaudono all’iniziativa, più di qualcuno storce il naso.
Le disposizioni, varate nel contesto delle pmi per contrastare le recensioni false (in particolare, nel turismo e nella ristorazione), si incardinano su quattro perni. Innanzitutto, stop a qualsiasi forma di vendita, acquisto o intermediazione di recensioni online. Saranno illeciti compensi e incentivi come sconti, vantaggi o altri benefit in cambio di una valutazione positiva. E qui c’è il primo scoglio: il regolamento europeo, infatti, non vieta automaticamente le recensioni “sponsorizzate” ma impone un obbligo di trasparenza.
Per essere valide, poi, le recensioni vanno pubblicate entro 30 giorni dall’acquisto del prodotto o dalla fruizione del servizio. A riprova dell’autenticità, inoltre, serve una documentazione come ricevute fiscali o fatture. In pratica, l’autore deve essere il reale consumatore e non pubblicare fake. Qui, i timori attengono la privacy degli utenti e l’eventuale aggravio dei “falsari": le agenzie specializzate potrebbero facilmente vendere recensioni finte complete di scontrini “taroccati”.
Infine, la scadenza: dopo due anni dalla pubblicazione, le valutazioni decadranno (si vedrà se in automatico o su richiesta). Un punto criticato. «Il giudizio dei clienti ha spinto ristoratori, albergatori e commercianti a migliorare ma questo sistema non è mai piaciuto a molti, come Federalberghi e Confesercenti», rimarca Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo no profit. «La legge non scalfisce la “fabbrica delle recensioni false” né i bot che le producono.
Se applicata come è scritta, di fatto, è la fine delle recensioni libere. Rimuovere indiscriminatamente tutto dopo due anni, lasciando solo le valutazioni più recenti, non è un criterio di merito: se ho fatto tesoro delle critiche, è corretto cancellare il passato “brutto”. Ma se l’offerta è esosa o la qualità scadente da anni è bene informare dello storico. Al pari di chi ha costruito la sua reputazione con successo in anni di lavoro».
Altrosnodo riguarda le associazioni di categoria che potranno avere il riconoscimento della qualifica di “segnalatore attendibile”. Ovvero, sarebbero legittimate a avvisare e chiedere alle grandi piattaforme la rimozione di contenuti ritenuti non conformi. Ma, per molti, sbilancerebbe il rapporto a sfavore dei consumatori.
Fra i dettagli da chiarire, il perimetro dei soggetti coinvolti. C’è chi è scettico sul rispetto delle nuove norme italiane da parte di tutti. Intanto, perché si entra in una “zona grigia”. Le grandi piattaforme hanno sede legale all’estero, ognuna ha una sua policy globale e opera con un proprio algoritmo di recensioni. Molti siti e-commerce si trovano in paradisi fiscali e potrebbero non adeguarsi. E poi, c’è chi è in sospeso. «Il provvedimento è un’importante novita? a favore di consumatori e aziende», precisa il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso. «Recensioni non trasparenti o ingannevoli alterano il corretto funzionamento del mercato e la liberta? di scelta degli utenti. Ma e? necessario estenderlo anche al mondo dei social network e degli influencer, dove contenuti in apparenza spontanei possono nascondere accordi commerciali non dichiarati, con effetti analoghi».
Del resto, intorno alle “5 stelle”, ruota un business colossale. Secondo una stima aggiornata, le recensioni online spostano a livello globale un valore di consumi pari a 152 miliardi di dollari l’anno. Almeno tre quarti dei consumatori, ormai, le consulta regolarmente prima di decidere. Una posta molto alta. «Per come è strutturata la natura umana, tendiamo a condividere più facilmente l’esperienza negativa», sottolinea l’ingegnere Andrea Barchiesi, fondatore di Reputation Manager e fra i maggiori esperti di analisi e gestione di reputazione online. «La trasparenza e le regole sono importanti perché, secondo la nostra stima, oltre il 30% delle recensioni sono false. Va riconosciuto che le valutazioni degli utenti hanno spinto molti a cambiare in meglio. Ma il “peso delle recensioni”, per le piccole e medie imprese, può essere forte: può fare la tua fortuna o rovinarti».
Una recente indagine di Altroconsumo, dal titolo “The economic value of online reviews”, rivela che solo il 4% degli italiani è certo di saper riconoscere tutte le recensioni false. Eppure, i consumatori sono disposti a pagare di più per un prodotto corredato di recensioni online, tanto più se “verificate”. «Le valutazioni dei consumatori incidono in modo diretto e quantificabile sulla disponibilita? a pagare, fungendo da moltiplicatore di fiducia e riduttore del rischio percepito», conferma Danilo Zatta, senior partner di Implement Consulting Group e autore del bestseller Pricing Revolution. «Una variazione di 0,5-1 stella nelle recensioni medie può spostare il prezzo accettato del 5-15% in molte categorie retail e servizi, con picchi del 20-30% in settori ad alta incertezza come hospitality e beauty».
Quest’estate, forse, ancora di più. «In fasi economiche difficili o di recessione, quando i consumatori tagliano spese non prioritarie e riallocano il budget verso soluzioni attente al rapporto “qualità-prezzo”, le recensioni diventano piu? potenti perché l’incertezza economica eleva l’avversione al rischio e spinge a cercare “prove sociali” robuste», chiosa Zatta. Insomma, un punteggio alto attrae in virtù del minore rischio “fregatura”. Sempre che non lo sia la recensione.