la Repubblica, 27 aprile 2026
Che aria tira a Dubai
La parola d’ordine è “resilienza”. E il volto è quello dello sceicco di Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktoum che a sorpresa nel weekend appare per una passeggiata all’Atlantis The Palm, l’iconico resort: nella mano sinistra il bastone da passeggio di design, con la destra stringe mani di madri e bambini che trascorrono il giorno di riposo. Lo scatto che fa il giro della rete è quello di un ragazzino che gli porge il saluto militare.
È l’operazione di rilancio, della vita, della normalità e della ripartenza che il governo sta cercando di imprimere in questi giorni in cui però il contesto geopolitico resta fragile. Segue l’annuncio: sarà istituito un fondo nazionale del valore di un miliardo di dirham (circa 272,3 milioni di dollari) per rafforzare «la resilienza industriale». «Il fondo sosterrà la localizzazione delle industrie strategiche, rafforzerà le catene di approvvigionamento e accelererà l’adozione delle tecnologie di intelligenza artificiale».
Dopo lo shock
Dopo lo shock di essere attaccati dai vicini iraniani, e il congelamento di molte delle attività che facevano pulsare il cuore di Dubai, quello che si percepisce in città è l’enorme desiderio di tornare a un business as usual che però è ancora lontano.
«Sei fortunata», ci si sente ripetere a muoversi come “turista”. È sabato pomeriggio e la E11, l’autostrada che corre parallela alla costa lungo tutta la città è libera e il traffico scorre, «normalmente avremmo impiegato il doppio del tempo», assicura il driver. «È fortunata», ripete la concierge all’hotel, offrendo gratis l’upgrade di una stanza, che già era stata prenotata a un terzo del prezzo normale: «Sentirà solo un po’ di rumore in alcune parti comuni, stiamo ristrutturando». Di nuovo: «Le è andata bene, normalmente non troverebbe posto senza prenotazione», assicura il maitre di un ristorante con vista da cartolina sulla laguna: dei 60 tavoli, sabato sera solo cinque sono occupati. Aprile è il picco della stagione ma a Dubai nulla è normale, nonostante orde di influencer si sforzino di spingere questa narrativa.
«La nostra stagione finisce a giugno, quello che io dico è che quest’anno è semplicemente finita il 28 febbraio, giorno degli attacchi», Sebastiano Maio è manager di Golositalia e altri due locali a Dubai, e una figura di riferimento della comunità locale: «La vita ora qui è normale: io gioco a padel e vado in palestra e le scuole hanno riaperto lo scorso lunedì. Ma il danno economico è incalcolabile». La contrazione delle vendite nei suoi locali a marzo è stata del 40-45%, «se la situazione si stabilizza e il governo stanzia fondi, saremo in grado di ripartire dopo l’estate. Ma resto preoccupato».
Il crollo del turismo
Decine di migliaia di persone tra turisti ed expat hanno lasciato gli Emirati quando cadevano missili e droni: oltre 2800. Le difese emiratine ne hanno respinti oltre il 95%. Il governo di Abu Dhabi ha offerto rassicurazioni efficaci e gli expat sono rientrati: solo il 12% è rimasto all’estero, per lo più famiglie. Discorso diverso è quello del turismo: in questa stagione la media dell’occupazione degli alberghi a Dubai è dell’80%, ma attualmente si registra circa il 36%. E c’è una parola che appare in tutte le conversazioni come se fosse normale: “staycation”, cioè la vacanza in città per le famiglie locali. In sostanza gli hotel che non hanno chiuso – come invece ha fatto il Burj Khalifa – vengono occupati a prezzi stracciati da coppie e famiglie locali che si godono alcuni tra i servizi migliori al mondo. Anche perché le ambasciate, tra cui quella italiana, sconsigliano i viaggi di piacere.
Gli Emirati hanno una forte volontà di rilanciarsi, anche quando le ferite sono ancora visibili. Ma la preoccupazione nel lungo termine è forte e va ben oltre al turismo: lo stallo negoziale, con il duplice blocco iraniano e americano dello stretto di Hormuz e un cessate il fuoco a tempo indeterminato preoccupano il Paese. Tanto che sono di questa settimana i contatti dell’Esecutivo con il segretario del tesoro Usa Bessent. Sul tavolo: l’ipotesi ottenere una linea di swap valutaria in dollari per fronteggiare gli shock energetici e le conseguenze della guerra in Iran, soprattutto se protratta. La preoccupazione è quella di una carenza di liquidità in dollari, in particolare se banche e imprese ne richiedono grandi quantità in poco tempo.
Sulla Marina cala la sera e le sagome dei grattacieli immobili e accesi si proiettano sull’acqua. La resilienza non è uno slogan ma un esercizio quotidiano di chi ha costruito questa oasi nel deserto. E fa jogging, apre i bar, spolvera i tavoli, offre servizi estetici al ribasso e non smette di sorridere. «È fortunata», dice Yasmin, di un salone di parrucchiera, «ma sono anche certa, che così Dubai non la vedrà mai più».