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 2026  aprile 27 Lunedì calendario

L’hacker cinese Zewei Xu estradato negli Usa

È stato estradato dall’Italia Zewei Xu, l’ingegnere cinese 33enne arrestato a Malpensa il 3 luglio dello scorso anno, su mandato degli Usa, con l’accusa di essere una spia. Nei giorni scorsi la Cassazione aveva rigettato il ricorso della difesa contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che, il 27 gennaio di quest’anno, aveva dichiarato «l’esistenza delle condizioni per l’accoglimento della domanda di estradizione». Dopo l’ok da parte della magistratura è arrivato il via libera dal ministero della Giustizia e Zewei Xu si trova già negli Stati Uniti. Secondo l’Fbi, l’uomo sarebbe stato parte di un team di hacker che nel 2020 avrebbe rubato informazioni anche su terapie e vaccini anti-Covid. E, su ordine del governo cinese, avrebbe anche carpito segreti sulle «politiche del governo statunitense». 
Descritto dalla moglie come una “brava persona”, un manager che lavora a Shanghai e “sviluppa sistemi IT”, una figlia di sette mesi, l’uomo, che dopo l’arresto è stato in carcere a Busto Arsizio (Varese), ha sempre respinto le accuse. Nei suoi confronti il Distretto meridionale del Texas aveva emesso un mandato nel novembre 2023.

Frode telematica e furto di identità, associazione a delinquere e accesso non autorizzato a computer protetti le accuse nei suoi confronti (pena massima: vent’anni). Era stata l’Ambasciata americana a Roma a comunicare all’Italia che Xu sarebbe arrivato con un volo da Shanghai. Il 33enne avrebbe spiato con un team di hacker connazionali, alcuni identificati altri no, «università, immunologi e virologi», in particolare dell’Università del Texas, a partire dal febbraio 2020, dallo scoppio della pandemia Covid. E avrebbe preso parte a «una campagna di intrusione informatica su larga scala» orchestrata dalla Repubblica popolare cinese, che ha «preso di mira migliaia di computer in tutto il mondo», nota come «Hafnium», per aver informazioni su «varie politiche del governo statunitense». 
Verso la fine del 2020» lui e altri, secondo le accuse, avrebbero «sfruttato falle informatiche presenti nel software Microsoft Exchange Server» relativo ai messaggi di posta elettronica, per «prendere di mira uno studio legale e altre entità». L’ingegnere, in Aula a Milano, si era difeso ipotizzando uno «scambio di persona»: «Non avevo motivo per compiere ciò che mi viene contestato, qualcuno potrebbe aver violato e usato il mio account. Nel 2019-2020 sparì un mio telefono, che motivo avevo per fare spionaggio usando un account col mio nome e cognome?», aveva detto Xu, IT manager per un’azienda di Shanghai, opponendosi all’estradizione. Ma i giudici non gli hanno creduto.