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 2026  aprile 27 Lunedì calendario

La legalizzazione della cannabis alla tedesca

Una nebbia sottile avvolge il locale. Le persone, sedute sulle sedie o sprofondate in comodi divanetti, fanno tirate voluttuose dalle loro «canne» e chiacchierano serenamente. Sui tavolini c’è tutto l’armamentario per «rollare» (prodursi autonomamente uno spinello, ndr): il grinder, piccola macina per sminuzzare le infiorescenze, le cartine per avvolgerle, cartoncini strappati per costruire, con sapienza artigianale, i filtri e gli immancabili accendini. Fino al 31 marzo 2024 questo scenario in Germania sarebbe stato possibile solo all’interno di una casa, ma dal giorno dopo è concesso anche in alcuni locali e spazi pubblici. Siamo ad Amburgo, nello storico quartiere di Sankt Pauli, in una lounge – Reeferstrett – dove si può fumare cannabis. Il dj e socio DFlame spiega: «Alla gente piace la marijuana. Ora può sedersi qui, bere qualcosa e rilassarsi, invece di nascondersi». Questi spazi e i cannabis social club sono nati dopo la legalizzazione parziale introdotta dal governo di Olaf Scholz con il Cannabisgesetz. 
Lo studio sui primi effetti: non è aumentato il consumo
La svolta verde della Germania, alla fine, non è avvenuta tanto nel settore automobilistico ma in quello della cannabis, depenalizzata dal primo aprile 2024. Una piccola grande rivoluzione: chiunque abbia compiuto 18 anni può coltivare fino a tre piante di canapa e detenere fino a 50 grammi di marijuana in casa. Si possono inoltre portare con sé fino a 25 grammi negli spazi pubblici e, se si è residenti sul territorio della Repubblica federale, iscriversi a un cannabis social club e avere diritto ad acquistare parte del raccolto «collettivo». C’erano molti timori nella politica ma anche tra la popolazione per l’applicazione di questa legge. Le conseguenze a medio e lungo termine andranno esaminate nel tempo, ma proprio l’università di Amburgo, nella sua ricerca Ekocan pubblicata a settembre 2025, ha valutato i primi effetti in tutto il Paese. Emerge come le fonti legali coprano ancora una quota minima della domanda (che per il 2024 è stata stimata tra 670 e 823 tonnellate), segno che una liberalizzazione parziale non elimina il mercato nero, almeno non nell’immediato. Non si registrano però picchi nei consumi, né tra gli adulti né tra i giovani. Anzi, i primi dati confermerebbero il trend in calo dal 2019. Con la depenalizzazione c’è stato automaticamente un calo netto, circa del 70 per cento, dei reati legati al possesso: questo significa meno pressione su polizia e tribunali. 
Il percorso per arrivare a questa legge è stato lungo: tra le figure più rilevanti nella società civile tedesca ad aver battagliato per l’approvazione c’è Georg Wurth, «il primo in Germania a impegnarsi professionalmente come lobbista per la legalizzazione della cannabis». Fondatore e oggi Ceo del Deutscher Hanfverband, l’associazione tedesca della canapa, racconta: «La mia battaglia politica è iniziata nel 1996, quando mi sono autodenunciato per il possesso di quattro grammi di marijuana. All’epoca ero portavoce del partito dei Verdi nella mia città natale, Remscheid. Con questo gesto volevo attirare l’attenzione sulla disparità di trattamento tra i consumatori di cannabis e quelli di alcool». Il gesto suscitò molta attenzione all’epoca: «Ero convinto che il procedimento sarebbe stato archiviato, dato che si trattava di una piccola quantità: nel Nordreno-Vestfalia, il Land della mia città, di solito questi casi venivano chiusi. Ma non fu così. Fui incriminato e il procedimento si trascinò fino alla Corte di Giustizia federale (equivalente alla nostra Cassazione, ndr). Questo mi ha legato così tanto al tema che inizialmente ho fondato e guidato gruppi di lavoro all’interno dei Verdi». Dopo aver dato vita all’associazione tedesca della canapa nel 2002 – «oggi credo la più grande in Europa», dice Wurth -. l’impegno è vertiginosamente salito. «All’inizio ero completamente solo, con una scrivania, un telefono e un computer», racconta. A dare una notevole spinta alla sua incessante attività è arrivato un milione di euro che, nel 2014, ha vinto nel programma tv Millionärswahl (La scelta del milionario), una sorta di Chi vuol essere milionario: «Sono stato l’unico, in quella trasmissione, ad aver vinto il milione, con la promessa che avrei usato il denaro per legalizzare la cannabis». 
Problemi, zone grigie e mercato nero
Obiettivo raggiunto, anche se a Wurth preme sottolineare che questa è soprattutto una «depenalizzazione: già nel 2024 si sono registrati 100.000 procedimenti penali in meno per reati legati al consumo di cannabis. È un enorme passo avanti perché abbiamo riconosciuto che il consumo e il possesso di piccole quantità non sono moralmente riprovevoli. Non è qualcosa che lo Stato debba perseguire penalmente». Per fare un paragone, Wurth snocciola dati: «La pressione repressiva in Germania era molto alta. In totale si contavano oltre 200.000 procedimenti penali all’anno». Non mancano, naturalmente, i problemi. Lo stesso Wurth si rammarica del fatto che «non sono stati legalizzati anche negozi specializzati in cannabis. La maggior parte dei consumatori di cannabis, infatti, è composta da consumatori occasionali, non da consumatori quotidiani. E molti di loro non coltivano personalmente; di conseguenza, una parte consistente continua a rifornirsi sul mercato nero».  
Dal punto di vista giuridico, poi, gli addetti ai lavori si lamentano dell’opacità e dell’ambiguità dell’impianto normativo. Oliver Rabbat è un avvocato di Berlino e da ormai parecchi anni è specializzato nel diritto penale in relazione alla cannabis e in particolare all’uso durante l’attività di guida. Al Cannabisgesetz riconosce il merito della depenalizzazione ma, parlando dei legislatori che hanno portato avanti la legge, dice che «volevano creare qualcosa, ma la resistenza è stata enorme e ciò che ne è uscito è un tipico mostro tedesco». Il nodo giuridico del problema, secondo Rabbat, è una sentenza della Corte di Giustizia federale tedesca (il Bundesgerichtshof), paragonabile per grado alla nostra Corte di Cassazione: «Ha ignorato le indicazioni del legislatore e si è rifiutato di aggiornare la soglia della “quantità non trascurabile” di cannabis. In Germania, bastano 75 grammi con il 10% di THC per configurare un reato grave. Una giurisprudenza vecchia di quarant’anni che i tribunali continuano ad applicare, come ho visto di recente a Gießen, in Assia: tre piante, 7,5 grammi di THC attivo, e il caso non si chiude più». Il moloch burocratico è poi penalizzante per chi vuole costituire un’associazione di coltivatori: «Nessuno sa come muoversi. A Berlino esistono solo 20 associazioni di coltivatori su 500 possibili: burocrazia, uffici incompetenti, iter estenuanti. In Baviera non ne esiste nemmeno una: invocano le leggi edilizie per bloccare tutto. Il grande clima di rinnovamento che sembrava aleggiare si è dissolto nel nulla».
Il fondatore di un cannabis social club e l’odissea burocratica
C’è chi, però, prova a farcela. Ad Amburgo parliamo anche con Steffen Gans, di lavoro programmatore software che insieme a due amici, Bastian e Daniel, ha deciso di aprire Blütenbande un cannabis social club nel cuore della città, a due passi dal Rathaus, il municipio. Il viaggio tra l’idea e l’effettiva apertura è stato una piccola Odissea nei meandri della burocrazia tedesca: «Le autorità lavorano sempre passo dopo passo: se c’è un problema, la richiesta viene messa in coda. Quando torna in cima, può succedere lo stesso. Bisogna armarsi di grande pazienza». A volte, però, è una specie di lotta contro i mulini a vento: «La ricerca di uno spazio è quasi impossibile: avevamo trovato un capannone a 197 metri in linea d’aria da un asilo (la norma prevede 200 metri di distanza da luoghi sensibili ma sul calcolo resta ambiguamente lasca, ndr), separato da binari e recinzioni: a piedi ci sarebbe voluto almeno un quarto d’ora. Non abbiamo potuto prenderlo. Ci sono stati momenti in cui stavamo per mollare». Ma che tipo di persone frequentano questi posti? Gans spiega che «i soci del club sono uno spaccato autentico della società: giovani professionisti in giacca e cravatta, consumatori storici della generazione idealista degli anni ’70, sviluppatori informatici di mezza età». Quante donne? «Direi il 30/35 per cento. Finora non abbiamo avuto esperienze negative con nessuno: sono tutti gentili e cordiali».
Un magistrato: «Dosi da un grammo l’escamotage dei pusher»
Che questa liberalizzazione alla tedesca sia ancora agli albori è evidente nei numeri: la cannabis acquistata nei club, a oggi, ammonta solo allo 0,1 per cento del totale. Una goccia nel mare di un mercato verde che mostra ancora tinte nere. Un magistrato di una città del Nord della Germania ha rivelato al Corriere che «combattere lo spaccio, che è illegale, è quasi impossibile. I pusher hanno trovato escamotage come portarsi dietro microdosi da un grammo: dimostrare che stiano spacciando è un’impresa titanica». Oltre all’autocoltivazione privata, un modo per evitare l’approvvigionamento tramite spaccio è quello di richiedere la marijuana per uso medico. Non è possibile stabilire quante richieste siano effettivamente motivate da ragioni di salute, ma la cannabis acquistata tramite questo canale – in farmacia – ammonta in Germania a circa il 13% del totale. Il sistema è ora estremamente semplice e a volte basta solo qualche clic online. Per questo, i conservatori della Cdu e Csu bavarese vorrebbero dare un giro di vite. Al netto di tutto, conclude DFlame nella lounge amburghese dopo aver buttato fuori una boccata di denso fumo bianco, «le persone si divertono con la marijuana e non vogliono più sedersi in un angolo a nascondersi. Desiderano semplicemente stare insieme, bere una bibita, un caffè, fumare una canna e chiacchierare».