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 2026  aprile 27 Lunedì calendario

Dell’Utri a processo per 10 milioni di euro ricevuti da Berlusconi e mai comunicati ai pm.

Nuovo processo a Milano per Marcello Dell’Utri. Il cofondatore di Forza Italia, ex presidente di Publitalia, già parlamentare, è stato rinviato a giudizio dalla giudice Giulia Marozzi con l’accusa di aver aggirato nel 2014-2024 l’obbligo previsto dalla legge sulle misure di prevenzione antimafia attraverso la mancata comunicazione – obbligata per chi come lui era stato condannato in via definitiva nel 2014 a 7 anni (poi espiati) per concorso esterno in associazione mafiosa – degli incrementi o delle diminuzioni del patrimonio personale: nel suo caso, la mancata comunicazione di aver ricevuto da Silvio Berlusconi quantomeno 10 milioni e 840 mila euro, posti sotto sequestro a Firenze dalla gip Antonella Zatini nel 2024 e mantenuti sotto sequestro a Milano nel 2025 dal gip Emanuele Mancini. 
L’inchiesta era stata avviata dalla Procura di Firenze in uno dei filoni collaterali delle indagini sui possibili mandanti esterni delle stragi commesse da Cosa Nostra nel 1992-1993, e inizialmente aveva visto Firenze quantificare 42 milioni di euro da Berlusconi a Dell’Utri fra bonifici, prestiti infruttiferi, operazioni immobiliari, e contestare anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, nell’assunto che la generosità di Berlusconi verso Dell’Utri costituisse il «prezzo» del silenzio mantenuto dal braccio destro del Cavaliere sul possibile ruolo nelle stragi. Ma nell’udienza preliminare a Firenze la giudice Anna Liguori aveva fatto cadere questa aggravante, senza la quale l’ipotesi di reato era diventata appunto di competenza milanese. 

Infatti gli avvocati di Dell’Utri, i professori Francesco Centonze e Filippo Dinacci, oltre a prospettare nel merito che «le somme di denaro ricevute dal Dell’Utri» fossero state tra il 2014 e il 2024 «bonifici effettuati in maniera del tutto lecita e trasparente da Berlusconi per ragioni di affetto e gratitudine verso l’amico Dell’Utri», avevano comunque osservato giuridicamente che, anche nell’ottica accusatoria, «la condotta rimproverata all’imputato poteva considerarsi finalisticamente e logicamente orientata non all’occultamento del reato-presupposto di strage, ma a garantire l’impunità ai relativi autori», quindi a Dell’Utri stesso e all’altro presunto concorrente nel reato di strage, Berlusconi. Ma allora – additavano i legali – «non esiste alcuna connessione teleologica ai fini della determinazione della competenza territoriale, ma solo un collegamento probatorio tra indagini».
Da qui il trasferimento del fascicolo a Milano, dove oggi Dell’Utri viene mandato a giudizio (con inizio del processo il 9 luglio) per la violazione in sé degli obblighi di rendicontazione posti dalla legge Rognoni-La Torre. Rinviata a giudizio, sempre su richiesta del pm Pasquale Addesso, anche la moglie Miranda Ratti per intestazione fittizia di beni, perché 8 dei 10 milioni sarebbero transitati da suoi conti. 
«La medesima vicenda – commentano i difensori Centonze, Dinacci, Tullio Padovani e Lodovica Beduschi – è già stata esaminata, negli stessi termini, da sei diverse autorità giudiziarie, tra cui per due volte la Cassazione, che hanno escluso la realizzazione di trasferimenti fraudolenti di somme di denaro da parte della signora Ratti e del dottor Dell’Utri. Confidiamo di dimostrare l’assenza di responsabilità dei nostri assistiti anche nel presente procedimento».