Corriere della Sera, 27 aprile 2026
Ora volare costa il 40% in più
Il posto 40L di questo Boeing 777 sul volo di aprile Milano-New York ha tutto lo spazio che serve per distendere le gambe – si trova di fianco all’uscita di emergenza —, anche se non ha un finestrino. Il problema non è non poter godere della vista su Manhattan in fase di discesa, il problema è il prezzo per scegliere quel posto al check-in: 235 euro. A tratta. Per un totale di 470 euro – solo per il sedile —, più dei 400 euro spesi per acquistare il viaggio transatlantico di andata e ritorno.
La guerra nel Golfo Persico non ha soltanto fatto schizzare alle stelle il prezzo del cherosene per gli aerei – raddoppiato rispetto alla fine di febbraio – e incrementato la tariffa media per volare. Ha anche scatenato una corsa al rialzo di tutti i servizi accessori che, in media, vengono acquistati da circa il 40% dei passeggeri sulle low cost e il 5-10% dei viaggiatori sulle aviolinee tradizionali: la scelta del posto, appunto, l’imbarco prioritario (per salire a bordo con uno zaino e un trolley), la valigia in stiva, il pasto a bordo. E se in qualche caso può avere una logica – chi si porta del peso extra comporta un maggiore consumo di jet fuel —, non si capisce perché dovrebbe aumentare anche il prezzo di chi vuole scegliersi una poltrona.
L’impatto del jet fuel
Il caro-cherosene si fa sentire ormai da due mesi. Secondo i dati forniti dalla Iata, la principale associazione delle compagnie aeree, una tonnellata di jet fuel, in Europa, costa attualmente ai vettori 1.484 dollari, il 106,5% più di un anno fa. Secondo gli esperti rappresenta il 35-40% dei costi operativi totali, sforando il 50% tra le low cost. Nel 2025 la bolletta energetica ha pesato per il 26,8%.
Le società del Vecchio Continente si tutelano acquistando in precedenza ingenti quantitativi di carburante a prezzi «calmierati». Ma anche una realtà come Ryanair – che ha comprato nel 2025 l’80% del jet fuel di cui ha bisogno per quest’anno – deve pagare in più 50 milioni di dollari al mese per quel 20% che prende ai valori correnti. «Se va avanti così per un anno potremmo dover sborsare 600 milioni in più», calcola Michael O’Leary, amministratore delegato della principale low cost del continente. Con questi valori «i ricavi unitari devono aumentare di circa il 15–20%», spiega Scott Kirby, capo di United Airlines.
La tariffa media
E infatti in questo periodo – stando all’analisi del Corriere sui dati forniti dalle piattaforme specializzate – la tariffa media su scala globale (considerando i voli interni, internazionali e intercontinentali) è superiore del 24% di quella di un anno fa. Certo, ci tiene a precisare Kirby, «se consideriamo l’inflazione, i prezzi dei biglietti alla fine dello scorso anno erano inferiori del 27% rispetto a quelli prima della pandemia. Oggi siamo ancora al di sotto di quei valori».
Ma è solo una delle due facce del rincaro. L’altra ha a che fare con i servizi «ancillari», quelli che un tempo erano compresi nel biglietto base e che – con l’arrivo delle low cost – sono diventati a pagamento. Anche tra i vettori tradizionali. Non a caso Lufthansa nei giorni scorsi ha annunciato l’introduzione della tariffa che non prevede il bagaglio a mano, ma solo uno zainetto.
Le compagnie preferiscono non esporsi. «Non posso parlare di questo tema, siamo anche in un periodo di silenzio obbligato perché tra poco abbiamo i dati finanziari», replica a margine di un evento il direttore commerciale di Ryanair, Jason McGuinness, l’uomo che decide quanto far pagare le varie voci.
Le simulazioni
Tracciarne l’andamento non è immediato. A differenza delle tariffe base, «catturabili» dalle piattaforme specializzate, questi prodotti vengono acquistati solo su richiesta del cliente, spesso in un secondo momento. Non solo: come per le tariffe anche nel caso di questi servizi extra il loro costo varia nel tempo, toccando il record d’estate e sulle rotte più «affollate», per poi scendere durante l’inverno quando si vola di meno.
A vedere i numeri – simulando l’acquisto dei voli effettuati dalle low cost su circa 200 rotte europee —, sono aumentati anche i servizi accessori. Questa primavera l’imbarco prioritario – che consente di salire a bordo con il trolley – risulta più caro del 17% rispetto a un anno fa, facendo una media tra le principali low cost d’Europa. Sono rincarate in modo più spiccato le voci relative al bagaglio in stiva: quello piccolo del 24%, quello grande del 21%. Ma è la selezione del posto – opzione che non ha impatti sul consumo di cherosene – a mostrare i rincari maggiori, tra il 33 e il 40% % a seconda della posizione del sedile.
Il «tesoretto»
Le low cost ribattono che questi servizi aggiuntivi non sono obbligatori: chi non vuole non li acquista. Di sicuro aiutano le casse. Soltanto nel 2025 i vettori hanno guadagnato 157 miliardi di dollari vendendo i prodotti «ancillari» (molto più dei 67,4 miliardi del 2016), stima IdeaWorksCompany. «Rappresentano ora il 15,7% del fatturato totale delle compagnie».
«Non siamo in grado di assorbire l’intero aumento del costo del cherosene – ammette dietro le quinte il capo di una delle principali low cost —: se non alziamo il prezzo di tutte le voci, davanti a noi c’è solo il fallimento».