Corriere della Sera, 27 aprile 2026
Beatrice Venezi licenziata dalla Fenice
La storia tra La Fenice e la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi è finita. Iniziata malissimo, si è conclusa ancora peggio. La rottura è stata annunciata ieri pomeriggio, quando nel Teatro si chiudeva l’atto primo del Lohengrin. Il sovrintendente Nicola Colabianchi, seduto nel Palco Reale, non ha voluto aggiungere nulla alle parole del comunicato: «La Fondazione Teatro La Fenice ha deciso di annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi... Una decisione maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra».
L’ultimo caso che ha portato a questo epilogo è stata l’intervista al quotidiano argentino La Nación in cui fra l’altro Beatrice Venezi ha parlato di «posti tramandati di padre in figlio» alla Fenice. Dunque accuse di nepotismo, dopo che in passato aveva parlato di gestione anarchica del teatro.
Dopo sette mesi e quattro giorni il caso dunque si chiude, ma potrebbero esserci degli strascichi legali collegati al ruolo che la pianista trentaseienne avrebbe dovuto assumere come direttrice musicale della Fenice da ottobre 2026 a ottobre 2030. Tutto comincia lo scorso 22 settembre quando Colabianchi, arrivato alla Fenice nel marzo 2025 su volontà del ministro Giuli, ne annuncia la nomina. Per legge lo può fare, ma fino a pochi giorni prima aveva promesso alle maestranze che Venezi era una dei tanti papabili, che c’era tempo e che si sarebbe confrontato con Orchestra e Coro.
Il rapporto di fiducia tra maestranze e Colabianchi si incrina a fine settembre con la dichiarazione dello stato di agitazione della Rsu della Fenice che chiede la revoca di Venezi in quanto il suo curriculum non viene considerato all’altezza dei direttori musicali che l’hanno preceduta. Seguono scioperi, volantinaggio davanti al Teatro, manifestazioni di solidarietà ai musicisti, concerti nella città per sensibilizzare il pubblico.
Beatrice Venezi incassa e tace. Intanto Giuli ne tesse le lodi e il sindaco Luigi Brugnaro la dipinge come una figura carismatica capace di attirare i giovani. Ma la rabbia delle maestranze aumenta: ribadiscono che la critica è una questione solo tecnica ma vengono accusati di maschilismo e resistenza al cambiamento. Colabianchi si scusa della modalità della nomina, ma prosegue nella difesa di Venezi che continua la sua vita a Buenos Aires come direttrice ospite al Teatro Colon.
La polemica investe sempre di più Colabianchi. Coro e Orchestra ne chiedono le dimissioni e così anche una parte del pubblico del Teatro. Il sovrintendente continua a difendere Venezi. Ma l’intervista sui posti «tramandati» supera ogni limite. Così ieri è stato annunciato il licenziamento.
Una notizia che è stata accolta con entusiasmo anche dal pubblico. Ieri alla fine del Lohengrin, nel Teatro dove fino a pochi giorni fa le associazioni Sconcerto Grosso e Fenice Viva distribuivano volantini chiedendo le dimissioni di Venezi e Colabianchi, si è levato uno scrosciante applauso di musicisti e cittadini. Qualcuno ha urlato: «Liberazione!» Felici i lavoratori: «La Rsu della Fenice esprime soddisfazione per la decisione. Si tratta di un atto doveroso nei confronti di un’istituzione d’eccellenza le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive... Questo risultato è il frutto diretto della compattezza e dell’unità di ogni reparto del Teatro».