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 2026  aprile 27 Lunedì calendario

Scontro comunità ebraica-Anpi

«Siamo stati espulsi, cacciati. L’Anpi non voleva gli ebrei. Li denunciamo per antisemitismo. Abbiamo scritto al Quirinale e chiederemo udienza al Papa». «Dichiarazioni farneticanti, accuse di antisemitismo false, strumentali. Quereleremo per diffamazione». Il giorno dopo le celebrazioni del 25 Aprile, con l’allontanamento dello spezzone della Brigata ebraica dal corteo di Milano, sale ulteriormente il livello dello scontro.
Le prime parole sono pronunciate da Walker Meghnagi, presidente della Comunità ebraica milanese. La replica è di Gianfranco Pagliarulo, insiema a Primo Minelli, rispettivamente presidente dell’Anpi e capo dell’associazione milanese. E nella contesa prende posizione anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto. «Quando nell’Anpi c’erano i partigiani veri, quelli che avevano combattuto, quelli che avevano rischiato la vita, mai a nessuno di loro sarebbe venuto in mente di allontanare dalla cerimonia per la Liberazione la bandiera di qualcuno che stava combattendo per la propria libertà, come avevano fatto loro. Mai nessuno di loro avrebbe mancato di rispetto alla storia della Brigata Ebraica che era stata al loro fianco a combattere. Hanno sputato sui valori della Resistenza».
In una giornata di tensioni, ed episodi di violenza, come gli spari esplosi a Roma contro due manifestanti dell’Anpi, è la vicenda di Milano a provocare la coda polemica più virulenta. «L’associazione dei partigiani ha organizzato l’allontanamento della Brigata perché sin dall’inizio aveva detto “no agli ebrei al corteo” – protesta furibondo Meghnagi —. Siamo stati espulsi, cacciati dal corteo, in un modo assurdo, vergognoso, e poteva andare molto peggio. Nonostante avessimo rispettato tutte le regole: le bandiere israeliane c’erano, ma nessuno ci aveva detto di non portarle». Il disegno, per Meghnagi, era politico e preordinato. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno, hanno deciso di espellere gli ebrei, i giovani di Forza Italia, gli iraniani. Colpevolizzo l’Anpi, perché loro organizzavano e loro avrebbero dovuto abbandonare il loro corteo e venire da noi e da tutte queste minoranze. Invece no, ci hanno abbandonato. L’associazione è almeno responsabile morale». La misura è colma per Pagliarulo: «Questo signore vuole aumentare la tensione e creare nuove divisioni. Ovviamente con lui ci vedremo in tribunale». Poi attacca anche Giorgia Meloni. «Il 25 aprile a Roma due persone che portavano il fazzoletto dell’Anpi sono state ferite a colpi di pistola da un motociclista sconosciuto. E la presidente del Consiglio, in un post in cui denunciava vari episodi di tensione, su questo non ha detto una parola. È francamente sconcertante».
E contro «il silenzio della premier» sul caso romano e «e le parole sgrammaticate, fuori misura, strumentali» relative agli altri contrasti e divisioni, si scaglia anche Nicola Fratoianni di Avs. Sull’altro fronte, però, prende parola FdI: «Ha ragione Meghnagi, l’Anpi ha organizzato a tavolino l’ignobile cacciata della brigata ebraica dal corteo, facendo sentire indesiderato chi aveva ogni titolo per partecipare» dice Riccardo De Corato, deputato meloniano e in passato a lungo vicesindaco di Milano. Interviene, contro Pagliarulo, anche la Fiap (Federazione italiana associazioni partigiane): «A che titolo l’Anpi decide chi partecipa alle manifestazioni?».