il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2026
Intervista a Vittorio Brumotti
In bilico. O in perfetto equilibrio. Vittorio Brumotti è una sorta di ossimoro umano: va in bicicletta, è celeberrimo per le sue intemerate estreme, quelle a strapiombo sul mare, su uno spicchio di roccia, eppure ama le Harley Davidson (si presenta con una “carovana” sospesa su due ruote. Chi scrive, ignaro, azzarda una domanda-affermazione: “È 1.500 di cilindrata”. “No, 2.800…”). È un bello da copertina, della serie belli-e-dannati, con tatuaggi sparsi e continui, disseminati, con tanto di gigantesca insegna “Brumotti” a forma di mezzaluna rovesciata incisa sul petto. Eppure non fuma, non urla, non beve alcolici, sempre con chi scrive cede al suo primo gin tonic (“ma sa di ginepro!”) e soprattutto ha passato gli ultimi vent’anni a denunciare in televisione, sempre in bici, quasi sempre su Striscia la notizia (ora è su Rai1 a La Volta Buona), spacciatori e malaffare. Tra sberle e pugni, ha un occhio compromesso. Tra sberle, pugni e pallottole, oggi gira con un giubbotto antiproiettile (targato “Brumotti”, ovvio) sistemato dentro il portaoggetti della carovana-moto.
Tra lui e le donne c’è un reciproco e marcato interesse, ma durante il gin tonic che – incredibile – sa di ginepro, sono gli uomini a fermarlo, estasiati, compreso un carabiniere che fa inchiodare una camionetta per un selfie insieme “al mito”, parole sue.
Da dove arriva il mito.
Da Finale Ligure.
Allora: come nasce il mito.
Da una lettera di mia madre a Buona domenica, dove raccontava la mia storia, la conquista del campionato italiano di bike trial. Mi hanno chiamato e da lì sono poi passato a Bim Bum Bam e altre trasmissioni.
Obiettivo: diventare famoso.
Sì, in realtà la motivazione era un’altra: in casa mancavano le centomila lire per arrivare a fine mese; (pausa) papà, conclusa la sua esperienza con l’arma del carabinieri, si era ingegnato in più lavori, anche in un oleificio per saponette, ma i soldi non bastavano. A volte evitavo di mangiare per non incidere sul budget.
Soluzione?
A 14 anni ho chiesto a mia madre di aprire una partita Iva: chiamavo le aziende più varie, mi presentavo come “Vittorio Brumotti, il campione italiano” e chiedevo sponsorizzazione o partnership. A 16 anni già fatturavo bene.
Tutto da solo?
Chiamavo pure i Comuni, parlavo con i sindaci per degli show. Poi, quando ho vinto il Mondiale, sono riuscito a comprare casa a Claudio ed Elisa (sono i genitori, ogni tanto li appella per nome, e proprio le lettere dei loro nomi sono tatuate sulle dita delle sue mani).
A scuola come andava?
Abbastanza, ma pensavo alla bicicletta; da poco mi sono iscritto a Scienze politiche, ho preso 28 in Filosofia politica.
Culturalmente si è mai sentito in difficoltà?
No, sono un figlio ’ndrocchia che legge molto e poi ho imparato un trucco: quando sono in mezzo a serate particolari, magari a tavola, gioco d’anticipo, tiro fuori l’argomento clou del momento, lascio poi scannare gli altri e quando vedo che l’argomento si sta esaurendo, ne lancio un altro. Alla fine ne bastano tre a serata.
A scuola era un leader.
No, però d’estate ero in grado di coinvolgere i miei amici, magari in vacanza in Spagna, in sfide assurde, come bere cinque litri di acqua in un solo giorno. Poi gli schiacciavo la pancia.
Divertentissimo.
Almeno, così, non cedevano agli alcolici; (pausa) comunque a scuola, per i ragazzi, ero un “buscettaro” tanto che mi hanno piantato un compasso nella mano.
Cioè?
Frequentavo una scuola difficile: già a quel tempo c’erano molte cosche in Liguria, alcuni dei ragazzi erano figli di quelle logiche, tanto che in classe c’era sempre un genitore a supporto dell’insegnante. Io mi ribellavo, denunciavo certe storture, per questo mi chiamavano “Buscetta” o “buscettaro”.
Non semplice.
C’è un dato, un contrappasso: i duri di quel tempo sono quasi tutti finiti male, li ho anche ritrovati fuori dalla mia villa, senza denti, a chiedermi se potevano darmi una mano come giardinieri; i bullizzati hanno finito gli studi, sono riusciti a realizzarsi, alcuni sono pure amministratori delegati.
Da ragazzo aveva complessi?
No, è stata la mia forza.
Finale Ligure era un luogo frequentato da Gianfranco Funari.
Sono cresciuto a pane e Funari: noi ragazzini lo vedevamo passare con la sua fuoriserie, una Bentley cabrio, e ci lanciava le monetine per la merenda. Sembrava un nobile d’altri tempi.
Da Marchese del Grillo.
Pochi anni fa ho acquistato casa sua: bella soddisfazione.
Da quanto tempo gira con il giubbotto antiproiettile?
Dieci anni.
Sua iniziativa o consiglio?
Consiglio ripetuto e sostenuto da segnali chiari; (resta zitto) ho girato più di mille servizi in zone pericolose, sono riuscito anche a far rimuovere statue volute dalla ’ndrangheta in posti come Platì o San Luca.
L’adrenalina quanto conta?
Conta quando sono in bilico su un ponte in sella alla bici.
Però gira su una moto gigantesca.
Sono ambasciatore dell’Harley: quando parto, e in ogni posto del mondo, trovo sempre una Harley ad aspettarmi fuori dall’aeroporto.
Ha l’occhio destro compromesso.
Ci hanno picchiato per strada.
Chi?
Ero con mio padre in bici, vediamo un disabile in difficoltà con tre persone, ci siamo fermati e i tre ci hanno aggredito.
Massacrati.
Un po’, i medici mi hanno ricostruito lo zigomo e messo su l’occhio; uno dei tre aggressori, un albanese, poco tempo dopo gli è partito un colpo di pistola in garage e il proiettile gli si è infilato nel culo; la polizia ha perquisito il garage e ha trovato armi e droga. Da lì ho iniziato a occuparmi di spacciatori.
Lei, Brumotti, è una manna per i musicisti.
Mi hanno dedicato vari brani.
Salmo canta: “La vita, sì, è infame, ma è meglio di Brumotti”.
(Ride) Prendo l’aereo, mi siedo e poco lontano riconosco proprio Salmo, anche lui già con la cintura allacciata. A quel punto mi alzo, mi piazzo accanto a lui, non dico nulla. Aspetto. Si gira. Sbianca. E quasi mi è presa voglia di dargli dei bacini per rassicurarlo, sembrava uno perso, quasi in un altro mondo. Rallentato.
Tony Pitony ripete: “E picchiamo Brumotti nei vicoli stretti, nei vicoli corti”.
L’ho conosciuto, molto simpatico.
Lei non si scoccia.
Uno come me deve saper tenere i nervi saldi; tra le varie imprese ho tentato quattro volte pure la scalata in bici dell’Everest. Mi sono arreso perché non sono arrivati i permessi per proseguire oltre l’ultimo campo base; (pausa) per pagarmi l’impresa accettavo le ospitate in discoteca, fingevo di bere champagne, una volta terminato lo show mi chiudevo in camper con la maschera a ossigeno per allenare il fisico all’alta quota.
Capitolo conquiste.
Non sono un marpione.
Ma per favore…
(Ride)
Riproviamo: una proposta indecente ricevuta.
All’inizio ho frequentato molto il mondo delle soubrette, poi con l’inizio delle inchieste ho passato un periodo molto solo, anche gli sponsor mi avevano abbandonato, non mi ospitavano neanche più nei centri commerciali.
Addirittura.
Ci sono dei luoghi, anche a Roma e Milano, dove se passo mi tirano di tutto.
Solo, quindi.
Mi piace.
Altro che feste.
In molte feste milanesi venivo tacciato da infame, perché capivano che li giudicavo.
Cosa?
Ho visto situazioni ben oltre la legalità.
Milano offre sempre spunti, anche ora con la nuova inchiesta su escort e calciatori.
(Silenzio) So i cazzi di tutti; (torna a prima) dalle soubrette al nulla, poi sono passato ad avvocatesse, manager e magistrate.
Belen non è né avvocatessa né manager, tanto meno magistrata.
Ma infatti la storia con lei è una cavolata.
Il suo incontro con Striscia.
Ricci mi ha raddrizzato parecchio.
La intimoriva?
Tutti gli altri sì, si cagavano addosso, io no. E sono arrivato a dargli contro, ma con me sotto sotto si divertiva.
In cosa l’ha raddrizzata?
Mi ha fatto scoprire mondi a me sconosciuti, come quelli della solidarietà; (cambia tono, sorride) poi ero un po’ dedito all’universo femminile tanto che un giorno è arrivato e mi ha avvertito: “O ti dai una calmata o ti faccio un nodo al belino…”.
Per anni protagonista del gossip.
Neanche tanto.
Voleva ancora di più?
(Ride) È più quello che non è uscito; Brumo non è un modello, però piace.
Ecco, vede.
Questa estate ho scoperto un Gps localizzatore sotto la macchina, ma non so se era di un paparazzo o di altri soggetti. C’è un video a testimoniarlo.
Male.
Ogni tanto becco dei droni sopra casa.
Ancora peggio.
Una mattina ho trovato un cervo morto in piscina (e mostra la foto).
Il suo punto debole.
Non lo so.
Le donne?
Cambiare ragazza oggi è un problema, ne va della mia sicurezza.
Si è pentito della sue scelte professionali?
La mia vita è spettacolare, non cambierei nulla. Mi sveglio felice e curioso.
Non ha figli.
Ecco, mi manca di brutto.
Il lusso la seduce?
Ne ho visto e vissuto veramente tanto, non mi colpisce particolarmente.
La bugia detta su di lei.
Tutto vero, anche che sono un infame.
Infame?
Se c’è uno che sbaglia, io parlo.
Che vota?
A destra; (sorride) per come vesto, per come mi comporto, negli Stati Uniti mi prendono sempre come fricchettone di sinistra.
Berlusconi l’ha mai votato?
Era il mio capo. È normale.
Ricci non lo ha mai votato.
Questo è vero.
Amici vip?
Non ne ho.
Lei chi è?
Un simpatico cazzone.