il Fatto Quotidiano, 26 aprile 2026
Aspi, il piano da 30 miliardi va rivisto
Per ora lo scontro si svolge dietro le quinte e coinvolge, separatamente, Palazzo Chigi e il ministero delle Infrastrutture, ma in ballo ci sono 30 miliardi di investimenti e il futuro di un bel pezzo della rete autostradale. Giovedì il dicastero di Matteo Salvini ha inviato una lettera ad Autostrade per l’Italia (Aspi). L’oggetto è la nuova proposta di Piano economico finanziario (Pef) approvato a marzo dalla società, oggi controllata da Cassa depositi e prestiti (51%) e i due fondi Blackstone e Macquarie. Il Pef dettaglia i numeri dei prossimi cinque anni (investimenti da remunerare con i pedaggi, manutenzioni, aumenti tariffari etc.) ed è l’ultima versione dopo che il Mit ha bocciato la precedente da 36 miliardi, considerata inaccettabile. Quella nuova di miliardi ne vale 30 e per evitare un’impennata dei pedaggi prevede una generosa proroga di 10 anni della concessione (che scade nel 2038), così l’aumento si limiterebbe all’inflazione programmata, il 2% annuo.
Sulle cifre, però, resta ancora una certa distanza. Il Mit avrebbe acconsentito a sondare la Commissione Ue notificando la richiesta di proroga per vedere se è una strada percorribile (finora Bruxelles s’è mostrata contraria), ma non è soddisfatta dal Pef perché non rispetterebbe diversi indicatori, a partire dalla piena applicazione del nuovo sistema tariffario deciso dall’Autorità dei Trasporti. La vicenda è complessa, ma in sostanza il ministero vuole che gli azionisti, specie i due fondi, riducano ancora un po’ le pretese di remunerazione. Il Pef negoziato nel 2020, quando lo Stato obbligò i Benetton a vendere la concessione, valeva 13 miliardi, oggi è salito a 30. Per Aspi è dovuto ai costi dei materiali, il Mit non concorda del tutto. A maggio 2025 una commissione ministeriale ha segnalato che le richieste erano eccessive per 20 miliardi, risultato anche di una “sottostima della quantità di manutenzioni straordinarie, anche a seguito della carenza di quelle ordinarie”. Tradotto: riducendo le manutenzioni, in passato si è arrivati a un fabbisogno più alto di investimenti.
Siamo sempre lì. I Benetton sono stati obbligati a vendere Aspi come “punizione” per il disastro del ponte Morandi, ma Cdp e soci l’hanno strapagata e i fondi pretendono rendimenti elevati per il loro investimento. Dal 2022 la nuova gestione ha già distribuito 3,3 miliardi di dividendi, come e più dei Benetton, mentre l’indebitamento è salito da 8 a 10,7 miliardi.
La partita del Pef peraltro si incrocia con quella di Open Fiber, società della fibra controllata da Cdp, dove Macquarie ha il 40%. Il governo sta negoziando una partnership con Fibercop, società dove è confluita la ex rete di Tim venduta al fondo Usa Kkr, per evitare duplicazioni di investimenti, in attesa di una fusione. Negli ambienti finanziari filtra un fortissimo malumore di Palazzo Chigi perché le richieste di Macquarie finora hanno complicato le trattative. Se va avanti così, difficile che la partita di Autostrade si possa risolvere con lo stesso azionista dentro. Ammesso che sul Pef si trovi la quadra.