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 2026  aprile 26 Domenica calendario

Scarpinato porta Colosimo alla Consulta: l’assiste Coppi

Roberto Scarpinato ha deciso di rivolgersi alla Corte Costituzionale perché si pronunci sulla correttezza della meloniana Chiara Colosimo nel suo ruolo di presidente della commissione parlamentare Antimafia. Il 4 maggio è prevista una camera di consiglio alla Consulta che dovrà intanto stabilire se è ammissibile il ricorso presentato dall’ex magistrato oggi parlamentare attraverso i suoi avvocati: il costituzionalista Antonio Saitta e, notizia nella notizia, il principe dei penalisti italiani. Ossia Franco Coppi, che nel processo Andreotti fu, come si ricorderà, “avversario” di Scarpinato.
L’ex magistrato dopo un approfondito confronto con i due giuristi ha deciso di rivolgersi alla Consulta pur di avere giustizia o quanto meno per non lasciare nulla di intentato. Anche perché il suo caso, al di là degli aspetti che lo riguardano direttamente ha evidenziato un paradosso enorme. Ma prima l’antefatto.
Scarpinato ha fatto ricorso alla Consulta dopo che il Senato gli ha opposto il gran rifiuto: il centrodestra ha imposto che non venisse sollevato il conflitto di attribuzione da lui sollecitato per essere finito nelle intercettazioni disposte dalla Procura di Caltanissetta che poi ne aveva inviato il contenuto alla commissione Antimafia. Una decisione, quella di Palazzo Madama, frutto di una sorprendente performance di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega: sempre pronti a invocare le prerogative costituzionali per i politici sotto inchiesta, hanno stabilito che per un parlamentare non indagato (qui il paradosso) non valgono. Anzi nel caso di Scarpinato ben potevano essere violate.
Il senatore del M5S ha dunque deciso di fare da sé con il solo conforto dei suoi legali che dovranno intanto convincere la Corte Costituzionale a passare alla fase successiva ossia entrare nel merito del caso da lui sollevato. Il ricorso sarà ammesso? Chissà. È invece certo che il giudice scelto per fare da relatore al caso in camera di consiglio sarà Francesco Saverio Marini, eletto alla Consulta su indicazione di Fratelli d’Italia e già reclutato dalla premier Giorgia Meloni come consigliere giuridico a Palazzo Chigi.
L’oggetto del conflitto tra poteri presentato dall’ex magistrato (nei confronti di Colosimo “e altri”) è l’utilizzazione delle telefonate che lo hanno riguardato (i colloqui con l’amico di lungo corso nonché ex magistrato Gioacchino Natoli intercettato dalla Procura di Caltanissetta) “offerte in visione ai componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie (l’Antimafia, ndr) in assenza d’autorizzazione del Senato”.
Un caso che ha uno snodo fondamentale quando il 5 settembre del 2024 la Procura Nissena trasmette alla presidente della commissione Antimafia Colosimo “documenti in merito al filone d’inchiesta sulla strage di via d’Amelio” dove morirono Borsellino e cinque agenti della sua scorta: documentazione di cui fanno parte anche le intercettazioni telefoniche e i messaggi scambiati da Scarpinato con il suo interlocutore Natoli (sotto inchiesta insieme al collega dell’epoca Giuseppe Pignatone per il presunto insabbiamento dell’inchiesta mafia-appalti a cui lavorava Borsellino). In particolare nell’oggetto del ricorso alla Consulta viene evidenziata la nota del 17 febbraio 2025 “con specifico riferimento alle parti in cui la Presidente Colosimo riferisce al Presidente del Senato sul regime di segretezza (…)” della documentazione. Anche da questo passaggio si capisce chi sono gli “altri” che Scarpinato chiama in causa: Colosimo e i membri della Commissione bicamerale Antimafia ma anche il Senato e la Camera.
Che il contenuto di quelle conversazioni (benché penalmente irrilevanti) sia poi finito sulla stampa, ha offerto un pretesto alla maggioranza che da mesi sta “processando” Scarpinato: come un regolamento dei conti specie per il pregresso ruolo di magistrato e oggi avversario politico con annessa richiesta di allontanamento da membro dell’Antimafia. Dove la sua presenza è assai ingombrante per il centrodestra che vuole riscrivere la storia dell’eccidio di via D’Amelio e pure dei processi di cui Scarpinato è stato protagonista.