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 2026  aprile 25 Sabato calendario

Antonio Angelucci si rivede in aula

Mercoledì, dopo la fiducia al governo, girava per i corridoi della Camera con il solito occhiale scuro a goccia e il golf sotto la giacca, salutando con baci e abbracci deputati di ogni partito (soprattutto di maggioranza) come si fa con i vecchi amici che non si vedono da un po’. Giovedì è tornato per votare il decreto Sicurezza, in penultima fila tra i banchi leghisti, stretto tra i deputati Erik Pretto e Riccardo Marchetti, prima di appartarsi in cortile con Simonetta Matone per fumare il sigaro. Ma, assicurano diversi colleghi, Antonio Angelucci è tornato in Parlamento già da inizio aprile, subito dopo il referendum. Partecipa ai lavori, vota, c’è.
Una presenza che ha sollevato curiosità tra i colleghi di partito e non solo. Il motivo è semplice: dopo anni di assenze, il partito gli ha tolto la “giustificazione” dai lavori parlamentari. Insomma il proprietario delle cliniche private del Centro Italia ed editore dei giornali di centrodestra non può fare più come prima: incassare anche la “diaria”, ossia il gettone che spetta a deputati e senatori per ogni giorno di presenza, pur collezionando il record di assenze. Un trattamento di favore che vale un gruzzoletto di circa 1.200 euro al mese e che è assicurato, quasi di diritto, a pochi e selezionatissimi deputati (tra questi c’era anche la già compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, che ormai è tornata in pianta stabile a Montecitorio).
Fino a dicembre 2025, secondo i dati della Camera, Angelucci era risultato assente dalle votazioni dell’aula (il parametro che viene utilizzato per misurare il tasso di assenteismo) nel 100% dei casi: zero presenze su 5.621 votazioni. Ma se la Lega lo aveva “giustificato” al 100% a gennaio, febbraio, aprile, giugno e agosto e nel 99,4% dei casi a marzo, 93,3% a maggio e 99,04% a luglio, da ottobre la musica è cambiata: i vertici del gruppo parlamentare hanno deciso un taglio netto.
Già a settembre il partito lo aveva “giustificato” nel 42,97% dei casi sulle 256 assenze totali (il 100%) dimezzando il privilegio. Ma è dal mese successivo che questa percentuale si è ridotta al minimo: da ottobre il partito lo ha giustificato solo 27 volte su 521 votazioni elettroniche in aula (5,18%), a novembre 23 su 450 (5,11%), a dicembre 103 su 496 (20,77%) e a gennaio 2026 –­ ultimo dato disponibile ­– 23 su 495 (4,65%). A certificarlo sono i dati aggiornati di Montecitorio.

Insomma il tasso di assenze è rimasto lo stesso fino a inizio anno, ma Angelucci non ha più potuto contare sulla “giustifica” del gruppo.
Il dato delle assenze di Angelucci da inizio legislatura (ottobre 2022) a febbraio scorso è rimasto altissimo: in totale, senza considerare gli aggiornamenti più recenti, il deputato leghista da inizio legislatura era stato presente solamente a 13 votazioni (0,08%) contro le 17.068 assenze (99,92%). Ma almeno si è abbassato quello delle giustificazioni che gli erano state garantito dal suo gruppo di appartenenza. Così alla fine l’editore leghista ha deciso di tornare in Parlamento.
La decisione di tagliare le “giustificazioni” è maturata dopo mesi di litigi e veleni nel gruppo parlamentare della Lega alla Camera: il partito a Montecitorio ha a disposizione 5 giustificazioni al giorno e diversi parlamentari si lamentavano col capogruppo Riccardo Molinari per la scelta di garantire all’editore un posto fisso tra gli assenti giustificati e senza nemmeno l’incombenza di fornire una qualche motivazione. La “giustificazione” nella Lega era stata pensata soprattutto per quei deputati e senatori che hanno anche ruoli amministrativi nei territori oppure hanno ruoli di coordinamento nel partito, a livello nazionale e regionale. Fino alla fine dello scorso anno, però, l’argomento Angelucci era un tabù e si era deciso di mantenere la decisione fino a fine legislatura. Così però non è stato. Ora l’editore dovrà tornare con regolarità in aula alla Camera.