repubblica.it, 26 aprile 2026
Iran, la guerra sconquassa il mercato dei pistacchi
Divisi praticamente su tutto, Stati Uniti e Iran sono uniti da un legame più insospettabile: il pistacchio. Un possibile esito positivo del negoziato in corso tra i due paesi non allenterebbe soltanto le tensioni sui prezzi del mercato energetico ma ne potrebbe ridisegnare un altro, molto più piccolo, quello del popolare frutto secco.
Caso quasi unico al mondo, i due Paesi ora in guerra sono anche i due principali produttori mondiali contando circa l’80% di tutto l’export globale. Secondo i dati del Dipartimento dell’Agricoltura Usa, gli Stati Uniti ne hanno esportate 720 mila tonnellate metriche nel 2025, contro i 200 mila dell’Iran, (circa 100 mila secondo il ministero dell’Agricoltura Iraniano nel periodo marzo-dicembre). La distanza sembra incolmabile ma non è sempre stata così ampia. Già prima del conflitto le vendite all’estero del pistacchio iraniano erano rese più complicate dalle sanzioni internazionali contro il Paese. Soltanto dieci anni fa, l’Iran ad esempio era il primo produttore mondiale, davanti anche agli Stati Uniti.
Il risultato intanto è che il prezzo del pistacchio nell’ultimo mese ha toccato i livelli più alti degli ultimi 8 anni proprio mentre la domanda negli ultimi anni era schizzata, complice anche la diffusione – ricorda il Financial Times – del cioccolato di Dubai, tavolette ripiene di crema di pistacchio divenute particolarmente popolari negli ultimi anni.
“I fornitori non rispondono”
L’offerta del frutto secco, ricorda il quotidiano londinese, era già sotto pressione prima del conflitto e lo scorso anno i raccolti dei principali produttori erano stati inferiori alle attese, con quello iraniano colpito dalla siccità. I blackout periodici delle comunicazioni quest’anno hanno reso ancora più difficile per gli esportatori coordinare le vendite con i compratori internazionali, rallentando i flussi già prima dell’inizio dei combattimenti. “È difficile parlare con i fornitori in Iran perché Internet è stato disattivato. Non possono rispondere alle email”, ha detto al Ft Behnam Heydaripour, amministratore delegato del grossista londinese Borna Foods.
Le vie alternative
Difficoltà riconosciute anche dalla sponda iraniana, secondo cui le esportazioni sarebbero calate del 30% negli ultimi due mesi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Behrooz Agah, membro del consiglio dell’Associazione iraniana del pistacchio, ha affermato che la guerra ha gravemente interrotto la principale rotta di esportazione attraverso il porto di Bandar Abbas, sullo Stretto di Hormuz, anche se le esportazioni continuano via terra, ma con costi e ritardi aggiuntivi. “Attualmente, la rotta alternativa per inviare pistacchi al mercato indiano passa dal porto turco di Mersin e dal Canale di Suez, il che è significativamente più costoso e richiede più tempo», ha detto secondo quanto riferito dal Financial Times. “Per le spedizioni verso la Cina è disponibile la via ferroviaria, ma anche questa è costosa e complessa”. Rimpiazzare il pistacchio iraniano con quello statunitense non è una strada. I primi, sgusciati, sono noti per il loro alto contenuto di olio, mentre i secondi non hanno questa qualità. “Quando li cuoci, bruciano perché non hanno abbastanza olio”, ha detto Heydaripour riferendosi alla varietà americana.
Il rialzo dei prezzi
A bocce ferme, lo scenario inevitabile è quello di un ulteriore aumento dei prezzi. Alla vigilia dell’estate però i grandi produttori di gelati, uno dei principali prodotti di consumo del pistacchio, rassicurano che non ci sono problemi di approvvigionamento. Marchi come Lindt o i produttori di gelati come Magnum – ha scritto Bloomberg – acquistano pistacchi da altri Paesi – Stati Uniti, Turchia o anche Sicilia – grazie a contratti di lungo periodo. “Pianifichiamo con largo anticipo”, ha dichiarato Matt Frost, managing director di Glacier, produttore di gelati a marchio privato. “Il pistacchio resta un gusto di punta nel gelato. Non abbiamo dubbi che gli appassionati potranno continuare a goderselo quest’estate e oltre”.