la Repubblica, 26 aprile 2026
Giappone, lo sfogo di Takaichi sul troppo stress fa sensazione
In un Paese in cui l’etica del lavoro si mescola sempre più alla volontà di invertire la rotta sui suoi eccessi, il fatto che una premier possa esprimere perplessità sui ritmi e lamentare difficoltà concrete è un dato importante. Le condizioni di vita della premier giapponese Sanae Takaichi all’interno della residenza ufficiale (Kantei) sono diventate infatti oggetto di attenzione mediatica a partire da una serie di dichiarazioni indirette, progressivamente confermate da altri episodi e testimonianze raccolte nei mesi scorsi.
A innescare il dibattito, un paio di giorni fa, sono state le parole riferite da Amari Akira, ex segretario generale del Partito liberal-democratico che, dopo un incontro di mezz’ora con la premier, ha rivelato come Takaichi gli abbia confidato di voler «dormire un po’ di più» e che «mangiare è difficile». Si tratta di affermazioni non rilasciate pubblicamente dalla diretta interessata bensì riportate da un interlocutore politico, circostanza che ha suscitato cautela in Giappone ma che in occidente ha fatto immediato scalpore. Le indiscrezioni si inseriscono, però, in un quadro già delineato da altre fonti: un’inchiesta di Kyōdō News del marzo 2026 descriveva in dettaglio il trasferimento della premier nel Kantei e le difficoltà legate alla vita quotidiana.
In particolare, Takaichi avrebbe lamentato l’impossibilità di fare la spesa liberamente, l’assenza di servizi di consegna a domicilio e la riduzione delle funzioni interne nei fine settimana, arrivando a dichiarare che «se finiscono i cibi surgelati, è finita». In occasioni pubbliche, la premier ha parlato di una gestione domestica complicata, definita con tono ironico come una sorta di «sopravvivenza». Analoghe testimonianze sono giunte anche da Baba Nobuyuki, ex leader del Nippon Ishin no Kai, che dopo un incontro ha riferito come la premier consideri più agevole la vita negli alloggi parlamentari, dove la gestione dei pasti risultava meno onerosa. In campagna elettorale, Takaichi ha raccontato di aver ricevuto cibo da conoscenti per far fronte alle difficoltà logistiche. Va inoltre ricordato un elemento personale che contribuisce grandemente a definire il contesto di queste dichiarazioni.
Il marito della premier, Yamamoto Taku, ex deputato, avrebbe avuto gravi problemi di salute riconducibili a un ictus e, dopo un lungo periodo in sedia a rotelle, avrebbe di recente iniziato a recuperare un po’ di mobilità. Un tempo era lui a cucinare ma dopo l’incidente tutto sarebbe caduto sulle spalle della moglie. Takaichi ha infatti sempre parlato di una gestione autonoma della cura familiare, di occuparsi direttamente dell’assistenza quotidiana del marito e ha sottolineato il peso concreto di questa responsabilità. La vera novità, tuttavia, risiede nel fatto che si tratta della prima donna a ricoprire l’incarico di primo ministro nel paese e ciò getta una luce nuova, più intima, sulla vita ai vertici dell’esecutivo giapponese; sicché anche aspetti della vita quotidiana come l’alimentazione e la cura familiare entrano con inedita evidenza nel discorso pubblico.
In Giappone è delicata la relazione tra dedizione al lavoro e sua regolamentazione (sicché dal 2019 sono stati fissati limiti precisi agli orari e quando un’azienda li supera o non rispetta gli accordi obbligatori con i lavoratori può essere sanzionata con multe o altre pene). Non era forse voluto – Takaichi, del resto, ha sempre conservato un approccio tutt’altro che femminile nel suo operato – ma c’è una parte che emerge naturalmente e che rende prezioso anche un suo sfogo. La speranza è che il suo essere donna al vertice del Giappone possa aumentare la comprensione sulla difficoltà concreta di coniugare carriera e famiglia a tutti i livelli della società. La sua stanchezza può, paradossalmente, fare molto bene al paese.