Corriere della Sera, 26 aprile 2026
Generali, Unicredit sale ancora
Nuova mossa di Unicredit che, dopo l’assemblea Generali di giovedì, sarebbe salita ulteriormente portando la sua quota dall’8,7% al 9% circa rispetto al 6,7% di un anno fa. L’indiscrezione rilanciata da Bloomberg non è confermata ma la prima indiziata come protagonista sarebbe proprio la banca guidata dal ceo Andrea Orcel che sembra accelerare sul mercato dove potrebbe avvicinarsi al 10% della compagnia, anche sulla scia dell’annullamento delle azioni dopo il buyback. Nel caso di superamento di questa soglia dovrà chiedere il via libera a Consob e Ivass. Il primo risultato degli acquisti per ora è che Unicredit a maggio staccherebbe una cedola di 223 milioni su una quota che vale 5,2 miliardi in Borsa.
Nella catena che da Mps arriva a Generali attraverso Mediobanca, Unicredit ha quindi scelto di rafforzarsi nel Leone. Il segnale è che chiunque pensi a un riassetto nella compagnia, dovrà aprire un tavolo con Piazza Gae Aulenti. E la mossa di Orcel potrebbe avere anche un carattere difensivo in vista di attori ed equilibri nuovi a Trieste. L’obiettivo dell’istituto è di poter giocare su tutta la tastiera delle opportunità.
La salita di Unicredit potrebbe per esempio essere prodromica a un ruolo nella governance di Generali in vista del rinnovo del board nel 2028. L’investimento della banca milanese potrebbe poi aprire la strada a una alleanza commerciale. Ci sarebbero da tempo discussioni tra Orcel e il ceo Philippe Donnet su possibili intese commerciali più ampie. Negli ultimi mesi i due manager si sono incontrati più volte per discutere dell’estensione delle partnership esistenti nel risparmio gestito e nelle assicurazioni.
Secondo quanto emerge, Unicredit avrebbe fatto istanza per ottenere una licenza per una Sgr che permetterebbe accordi distributivi di prodotti di risparmio sulla sua intera rete. La banca, tra l’altro, ha appena iniziato a collocare due fondi del Leone attraverso il brand OneMarkets. Ma la Sgr potrebbe essere anche un primo passo per una collaborazione più strutturata nell’asset management. Non dimentichiamo poi che nel 2027 scadrà l’accordo tra Unicredit e Amundi sul risparmio: l’istituto milanese ha già internalizzato oltre 40 miliardi di raccolta assicurativa Vita a cui si aggiungono oltre 170 miliardi di raccolta gestita. Il Leone ha poi avviato il progetto di insurbanking con Banca Generali e Alleanza e ora guarda a partnership nel risparmio dove gestisce in totale 900 miliardi di asset.
Molti sul mercato sono convinti che un altro anchor investor possa essere Intesa Sanpaolo che nella raccolta netta Vita ha premi lordi per circa 20 miliardi contro i 62 di Trieste e nel risparmio gestisce con Eurizon 578 miliardi di asset. Una eventuale operazione di avvicinamento a Generali da quanto si apprende non sarebbe all’esame.
La posizione è ferma a quello che disse l’ad Carlo Messina a febbraio, alla presentazione del nuovo piano industriale: «Siamo sempre stati interessati a crescere nell’asset management, ma asset manager che siano bancari: l’asset manager assicurativo è un’altra cosa, gestisce le riserve tecniche, che è una cosa molto diversa per spread e rendimenti. Se facciamo operazioni le facciamo per avere il controllo pieno e per comandare».