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 2026  aprile 26 Domenica calendario

Udine, Alpini contro il Gay Pride per la stessa piazza

Da una parte il Gay Pride, che vuole tornare in città dopo 9 anni con la sfilata dell’orgoglio arcobaleno. Dall’altra l’Associa-zione nazionale alpini, impe-gnata a organizzare nello stesso giorno l’annuale festa della sezione cittadina. E in mezzo il sindaco, chiamato a dirimere una controversia diventata politica. «Una soluzione la dobbiamo trovare e anche in fretta. Un conflitto non serve a nessuno», taglia corto il primo cittadino, Alberto Felice De Toni. Pochi giorni fa la giunta apprende dai giornali che il Pride si terrà il 26 settembre. Una data che coincide con il raduno degli alpini, già programmato. Il sindaco interviene con una nota in cui ribadisce il «grande amore» per le penne nere, ma sottolinea che «pur non avendo competenza autorizzativa sul Fvg Pride, l’amministrazione ha avviato interlocuzioni per individuare soluzioni organizzative che possano accontentare le parti». Il Comune richiama il diritto costituzionale di riunione e precisa che saranno le forze dell’ordine, coordinate dalla Prefettura, a valutare eventuali criticità. Una posizione giudicata troppo tiepida dall’Ana, attorno alla quale il centrodestra ha fatto quadrato chiedendo di bloccare il Pride. Il presidente della sezione cittadina, Mauro Ermacora, è netto: o le penne nere o il Pride. «Non è possibile immaginare – afferma – che mentre si suona il Silenzio o si celebra la messa in Duomo, a pochi passi ci siano ragazzi che ballano». Poi aggiunge: «Tutti hanno diritto di manifestare, ma la richiesta del Pride appare impropria. Nessun pregiudizio, ma nulla ci lega». Sul fronte opposto la portavoce del Fvg Pride, Ambra Canciani, mantiene una linea prudente: «Ci rimettiamo ai tavoli istituzionali. Per ora non ci è arrivata alcuna richiesta di rinvio». Il sindaco annuncia un incontro con gli organizzatori, mentre martedì è prevista la riunione del direttivo Ana. L’assessora alle Pari opportunità, Anna Facchini, prova a ridimensionare: «Ci sono identità e due gruppi al lavoro. La città è grande. L’aut aut? Pretestuoso».