Corriere della Sera, 26 aprile 2026
Roma pronta «anche a nuovo deficit». Macron vuole gli eurobond
Giorgia Meloni è tornata dal Consiglio Ue di Cipro con una serie di «piani B» per far fronte alla crisi energetica. Davanti al no della Commissione a rivedere il Patto di Stabilità la premier si muove su più livelli. Con un’accortezza: non spaventare i mercati.
Intanto Roma cerca di «stressare» il più possibile la trattativa con la Commissione. Un documento interno di Fratelli d’Italia evoca la possibilità di attivare «la clausola di salvaguardia nazionale» prevista dall’articolo 26 del nuovo Patto, per «deviare temporaneamente dal percorso di riduzione del deficit e del debito previsto nel proprio piano, cioè di spendere di più rispetto ai limiti concordati, quando si verificano situazioni particolari». C’è un precedente: il caso delle spese per la difesa. Allo stesso tempo è in corso un lavoro, sempre a Bruxelles, per cercare di rimodulare i fondi Pnrr (già quasi tutti però allocati) e quelli di Coesione per dirottarli sull’energia a favore degli Stati che lo chiederanno (anche qui c’è un precedente). I tempi non sono brevi, ma la cronaca incombe. Ecco perché giovedì il centrodestra, con una risoluzione in Parlamento, potrebbe alzare la posta verso Bruxelles: «Siamo pronti anche a nuovo deficit».
Questa settimana il governo sarà impegnato nella messa a punto del decreto legge Primo maggio. Sul tavolo, sostegni alle assunzioni in area Zes; di under 35 e donne; sgravi alla contrattazione integrativa; forse sulla quattordicesima. Servirebbero almeno 800 milioni. Altri finanziamenti il governo deve invece trovarli per prorogare (di 20-30 giorni) il taglio delle accise sui carburanti, che scade giovedì, giorno in cui dovrebbe riunirsi il Consiglio dei ministri. Considerando che una parte delle coperture arriverebbe dal maggior gettito Iva sull’aumento dei prezzi alla pompa, potrebbero bastare 2-300 milioni. Ma, se la guerra in Medio Oriente non finisse presto, sarebbero necessari nuovi interventi contro il caro bollette. Di qui la preoccupazione che ha indotto Meloni e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a ventilare l’ipotesi di ricorrere alla richiesta di «scostamento di bilancio», cioè all’aumento del deficit, per finanziare gli aiuti a famiglie e imprese. Scostamento cui il governo sarebbe costretto a ricorrere non subito, ma più avanti se la Commissione europea non concedesse flessibilità sui conti pubblici all’Italia, magari trincerandosi dietro il fatto che il nostro Paese non è riuscito ancora a uscire dalla procedura d’infrazione Ue per deficit eccessivo.
Martedì sera, in audizione nelle commissioni Bilancio del Parlamento sul Dfp (Documento di finanza pubblica), Giorgetti avrà modo di chiarire meglio le intenzioni del governo. Che per il momento si muove con passi graduali, sperando di ammorbidire le posizioni di Bruxelles (e di Berlino), come chiede anche la Spagna. E, a questo punto, anche la Francia, visto che ieri il presidente Emmanuel Macron è uscito allo scoperto. «Ci viene chiesto di ripagare rapidamente il Recovery. È stupido», ha premesso. Aggiungendo: «Serve più denaro pubblico, ma dev’essere europeo». Lo stesso Macron ne ha parlato a Cipro con Meloni, entrambi d’accordo sulla necessità di eurobond per nuovi investimenti, innanzitutto su difesa e Ia.
Sul fronte energetico, invece, pende la richiesta che Italia e Spagna, questa volta con Germania, Austria e Portogallo, hanno fatto alla Commissione di dare l’ok alla tassazione degli extraprofitti delle società energetiche. Le sorti dell’eventuale richiesta di scostamento di bilancio dipendono anche dalle risposte che arriveranno su questo fronte. Ma intanto, con le risoluzione di maggioranza che giovedì approveranno la Camera e il Senato sul Dfp, dovrebbe arrivare la richiesta al governo di garantire comunque i sostegni a famiglie e imprese, se necessario anche aumentando il deficit di qualche decimale. Una posizione che tornerebbe comoda a Meloni e Giorgetti per pressare Ursula von der Leyen.