Corriere della Sera, 26 aprile 2026
Comunali, una parte di Gaza torna al voto dopo 20 anni
Sono le prime dall’inizio della guerra a Gaza ed è un test importante per capire se e come gli equilibri politici si sono spostati dopo il 7 ottobre. Parliamo di elezioni. I palestinesi di Cisgiordania e della città di Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia di Gaza, ieri sono stati convocati ai seggi per eleggere i loro sindaci e consiglieri comunali. L’appuntamento elettorale è stato organizzato dall’Autorità nazionale palestinese (Anp), che ha sede a Ramallah e che ieri sera, a seggi chiusi, ha fatto sapere che hanno votato il 40% degli aventi diritto in Cisgiordania e quasi 16 mila su oltre 70 mila votanti possibili nella città della Striscia. Al seggio elettorale anche il novantenne Mahmud Abbas, più conosciuto come Abu Mazen, presidente dell’Anp e leader del principale partito palestinese, Fatah. «Possiamo dire al mondo: siamo democratici, crediamo nella democrazia, crediamo nel pluralismo e meritiamo uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale», è stato il suo commento post-voto. A Deir al-Balah queste sono le prime elezioni da quando Hamas prese il potere, nel 2007. Da allora a oggi sono sempre stati gli uomini del movimento islamista – che all’epoca cacciarono l’Anp e la costrinsero all’esilio a Ramallah – a stabilire chi dovesse guidare un consiglio municipale. Il voto nella città di Gaza è ritenuto dall’Anp un «progetto pilota». Le liste, salvo alcune di candidati indipendenti, erano quasi tutte allineate con Fatah. Nessuna rivendicava, almeno apertamente legami con Hamas. L’esito del voto si conoscerà oggi. Riguardo alla scelta di Deir al-Balah il portavoce della Commissione elettorale centrale ha spiegato che è stata selezionata poiché il suo territorio è meno devastato rispetto ad altre grandi città come Rafah o Khan Younis, più a sud. Ci sono meno sfollati e quindi la possibilità di una partecipazione maggiore dal punto di vista elettorale. Hamas continua a controllare circa il 50% della Striscia e il piano di pace degli Stati Uniti prevede – nella fase due dell’accordo, che fatica a vedere la luce – che ceda completamente le armi e il potere alla Commissione nazionale per l’amministrazione di Gaza. Nel frattempo nella Striscia è tempo di prove tecniche di democrazia, come le elezioni di ieri.