Corriere della Sera, 26 aprile 2026
25 aprile, le parole di Mattarella e di Meloni
«Ora e sempre Resistenza!». Dopo l’Altare della Patria, la voce di Sergio Mattarella risuona per il 25 Aprile nella San Severino Marche dei sette eccidi nazifascisti: «Siamo qui perché, sulle macerie di un regime dittatoriale, anche in questo luogo si trovano le radici della Repubblica». A quell’ora, la festa della Liberazione non è ancora stata macchiata da violenze e intolleranza.
Giorgia Meloni non ha difficoltà a sottolineare che «il popolo italiano ricorda uno dei momenti decisivi della propria storia: la fine dell’occupazione nazista e la sconfitta dell’oppressione fascista, che aveva negato agli italiani libertà e democrazia». E dunque, «oggi ci ritroviamo nelle parole del Presidente della Repubblica e rinnoviamo il nostro impegno affinché il 25 Aprile sia “un momento di riflessione collettiva e di coesione nazionale”. È un auspicio che facciamo nostro». La festa del 25 Aprile non si è ancora rivelata come «la peggiore da molto tempo a questa parte», come dice Carlo Calenda. E per Meloni «in un’epoca scossa da guerre e minacce sempre più insidiose ai sistemi democratici, torniamo a ribadire che l’amore per la libertà è l’unico vero antidoto contro ogni forma di totalitarismo e autoritarismo».
Il suo vice, Matteo Salvini, al Cimitero americano di Firenze si dice «contro ogni dittatura e regime, nazifascista, comunista o islamista, ora e sempre. Per la libertà». Da Ferentino, Antonio Tajani dice che «celebrare la Liberazione significa guardare al futuro perché il seme maligno della dittatura non muore mai». Guido Crosetto si rivolge alle «donne e uomini della Difesa»: «Ricordiamo quella generazione di italiani, civili e militari, che ci ha restituito la libertà con grande valore e sacrificio».
Elly Schlein è a Sant’Anna di Stazzema, dove avvenne il terrificante eccidio del 1944: «Se la nostra Costituzione sancisce la libertà di manifestazione dl pensiero e di opinione dobbiamo dire che il fascismo non è un’opinione: è un crimine. È un reato». La segretaria dem poi sottolinea: «La minaccia di rigurgiti fascisti non è solo quella diretta ma quella indiretta che trova linfa vitale ogni volta davanti all’indifferenza. Indifferenza che è stata a volte anche istituzionale, verso le migliaia di morti nel Mediterraneo che hanno diritto a venire qui e non essere deportate in Albania». Mentre Giuseppe Conte, alla cerimonia di Napoli, canta Bella ciao e parla del 25 Aprile come del «patto fondativo della nostra Repubblica»: «Il ricordo non venga diluito nelle bassezze di nuovi ed eversivi rigurgiti revisionisti». Il leader M5S, insieme ai dem, condanna le parole di Luca Marsella (CasaPound) sul «25 Aprile giorno nefasto», pronunciate, sempre a Napoli, a un convegno sulla remigrazione con esponenti di centrodestra.