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 2026  aprile 26 Domenica calendario

Milano, dal corteo urla e offese alla Brigata ebraica

Settantamila manifestanti in marcia da corso Venezia a piazza Duomo, addirittura 100 mila secondo l’Anpi. Ma il clima di festa per il 25 Aprile, a Milano, si guasta per le violente contestazioni alla Brigata ebraica, alla fine scortata fuori dal corteo dalle forze dell’ordine. Episodio che innesca accuse e polemiche. Tanto che una rappresentanza della Brigata conclude la giornata chiedendo spiegazioni sulla gestione dell’ordine pubblico al questore Bruno Megale. All’incontro intervengono telefonicamente anche il capo della Polizia Vittorio Pisani e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Il corteo parte da corso Venezia attorno alle 14.30, dopo alcuni momenti di tensione per il tentativo di un gruppo di pro Pal di bloccare la sfilata. In testa il sindaco di Milano Beppe Sala, circondato dalla sua giunta. Dietro, s’intravedono alcune figure che potrebbero concorrere alle prossime Comunali, come quella del giornalista Mario Calabresi. Attorno alle 15, l’ingresso della Brigata ebraica con il consueto striscione ma anche bandiere di Israele e dell’Iran. A quel punto iniziano le contestazioni di filopalestinesi, centri sociali e altri manifestanti. I poliziotti circondano la Brigata e metà corteo rimane bloccato per un’ora, tra fischi e insulti: «Fuori i sionisti dal corteo», «Siete saponette mancate», «Viva Hitler». Dopo le 16 la Brigata viene accompagnata fino a via Fatebenefratelli e la marcia prosegue. «Quello che è accaduto oggi non è solo una violazione dei diritti del mondo ebraico e iraniano: è una ferita istituzionale e costituzionale di gravissima portata» attacca Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica. Walker Meghnagi, alla guida della comunità ebraica milanese, se la prende con «il presidente nazionale dell’Anpi Pagliarulo e il presidente dell’Anpi di Milano Minelli: quello che fanno è incitamento all’antisemitismo». Ferma condanna anche da parte dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. Per Pagliarulo, invece, la Brigata è responsabile dell’accaduto perché non avrebbe dovuto sventolare le bandiere israeliane: «In una situazione del genere non sono opportune». Smorza i toni, invece, il presidente milanese Minelli: «Niente di grave, abbiamo parlato molto con la Brigata ebraica dicendo che dovevano evitare di presentarsi con bandiere di Stati aggressivi: sarebbe stata più gestibile la situazione».
Sotto accusa anche la gestione dell’ordine pubblico. «È stata del tutto inadeguata – secondo Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione —. Considero una sconfitta per le istituzioni il fatto che la Brigata ebraica sia stata costretta a cambiare tragitto a causa della violenza di questi “fascisti rossi”».
D’altra parte, le diverse anime del corteo erano emerse già dalla programmazione della giornata. Inizialmente erano previsti quattro «traguardi» per la marcia: il principale in piazza Duomo, piazza San Fedele per il Coordinamento per la pace, piazza Fontana per i pro Pal e via Dante per Associazione 7 ottobre, Amici d’Israele e Sinistra per Israele. Lo stop forzato e l’uscita della Brigata ha spinto a una revisione dei piani: la maggior parte dei manifestanti ha concluso il corteo sotto la Madonnina e solo il Coordinamento per la pace ha mantenuto il comizio dietro a Palazzo Marino.
«C’è poco da stupirsi, io me lo aspettavo», il commento del sindaco Sala. Solo una settimana fa in Consiglio comunale è scoppiata la bagarre per la decisione della giunta di non sospendere il gemellaggio Milano-Tel Aviv. «Le frasi» contro la Brigata ebraica «sono da condannare e scaturiscono da un clima di grande tensione», sottolinea. «È un 25 Aprile che non ci può piacere, ma essere qui è fondamentale».