repubblica.it, 25 aprile 2026
In Ghana è scoppiata la mania per gli spaghetti
Ai ghanesi gli spaghetti piacciono così tanto che li mangiano persino a colazione nel loro piatto nazionale, il waakye. Alla faccia dei nazionalismi gastronomici, il piatto simbolo del Ghana si è italianizzato. La ricetta più popolare e amata del Paese, a base riso e fagioli dall’occhio cotti con foglie essiccate di sorgo, serviti con salsa shito, platano fritto, carne, pesce o uova, è sempre più spesso accompagnata anche una porzione di spaghetti.
Ma ormai in Ghana gli spaghetti hanno persino un nome locale, “talia”. Sono due le versioni più diffuse sulla nascita del termine: potrebbe derivare dalla scritta “Prodotto in Italia” stampata sulle prime confezioni importate, poi accorciata man mano nel tempo fino a diventare talia; oppure pare derivi dalla parola tagliatelle, anche se con talia si indicano esclusivamente gli spaghetti, che spesso sono spezzati e stracotti. Non sono quasi mai preparati all’italiana, serviti al dente o con condimenti mediterranei, ma entrano a piede libero nelle ricette locali più radicate. Un esempio è il jollof, il celebre piatto dell’Africa occidentale (talmente amato da generare dispute accesissime sulla sua paternità, contesa soprattutto tra Ghana e Nigeria) cotto con pomodoro, cipolla, peperoni e spezie, da sempre a base di riso ma che negli ultimi tempi appare in alcune ricette online anche con gli spaghetti.
Tutto il mondo è paese, anche a tavola, e non succede solo in Italia che i piatti tradizionali vengano stravolti o aggiornati dalle influenze culturali. E se questa potrebbe sembrare una piccola rivincita sui tanti piatti italiani reinventati all’estero, non lo è fino in fondo perché, per i loro manicaretti, i ghanesi hanno deciso di non usare pasta made in Italy, ma di prodursela da soli.
Dal 9 marzo 2026 il Ghana ha chiuso le sue frontiere terrestri all’ingresso di una serie di prodotti considerati strategici, tra cui pasta e spaghetti. La motivazione ufficiale è fiscale e amministrativa per contrastare contrabbando e transiti non tracciati, ma il provvedimento arriva proprio a pochi giorni dall’inaugurazione del primo pastificio mai realizzato nel Paese e rende evidente anche un altro intento del presidente ghanese John Dramani Mahama: proteggere e far crescere la produzione di pasta “made in Ghana”.
Lo stabilimento di produzione di pasta ha infatti aperto qualche settimana fa a Kpone, nella regione della capitale Accra e la proprietà è dei Olam Agri, società di Singapore che ha realizzato un impianto da 40 milioni di dollari, con macchinari italiani e con una capacità annua di 60mila tonnellate. Secondo Ghana for Good, la newsletter curata da Marco Casano, consulente di imprese italiano che opera in Ghana, la produzione occuperebbe 300 addetti e potrebbe coprire fino al 40% del fabbisogno nazionale di pasta in un mercato che già esiste ed è in crescita. Difatti, stando ai dati citati da Casano, tra il 2021 e il 2024 il Ghana ha importato pasta per circa 140 milioni di dollari.
I ghanesi mangiano spaghetti sia a casa che nei locali della street food di Accra, Kumasi o Tamale. Costano relativamente poco, cuociono in fretta e si sposano bene ai sapori locali. E c’è chi ha iniziato a polemizzare sul consumo indiscriminato di un ingrediente così lontano dalla tradizione. Un articolo pubblicato lo scorso febbraio su GhanaWeb, intitolato “The Spaghetti Nation: how Ghana has become captive to the Italian staple”, usa la pasta come esempio per raccontare la trasformazione delle abitudini alimentari ghanesi. Il successo degli spaghetti, secondo l’articolo, accompagna l’urbanizzazione, i ritmi più veloci, la ricerca di cibi pratici e convenienti. Con due rischi connessi: il calo di gradimento di carboidrati locali come fufu, banku, gari (ottenuti dalla manioca) platano e riso, e l’abuso di una dieta ricca di carboidrati raffinati spesso a scapito di verdure. Mette quindi in guardia i ghanesi (che sarebbero stati “captive” quindi catturati) da un consumo spropositato di spaghetti sia per salvaguardare la cucina tradizionale locale che per ragioni dietetiche. Anche in questo caso, tuto il mondo è paese.
Un mercato emergente che quindi ha fretta di diventare autonomo anche nella produzione e commercio di pasta. Ma il provvedimento che chiude le frontiere agli spaghetti importati rischia di colpire anche i marchi italiani. Lo ha spiegato all’agenzia Dire Massimiliano Colasuonno Taricone, console del Ghana in Italia: il governo di Accra vuole proteggere il mercato locale dalla pasta prodotta nei Paesi vicini, spesso di qualità bassa ma molto consumata dalla popolazione. Tuttavia, avverte il console, molti distributori di pasta italiana sono nigeriani e diversi brand, compresi nomi come Barilla, arrivano in Ghana via terra passando dal Togo. Gli spaghetti ghanesi nasceranno in uno stabilimento di proprietà singaporiana, sostenuto dalla politica commerciale di Accra, prodotti con macchinari made in Italy. Come dire: know how italiano, ma mercato presidiato da altri.