la Repubblica, 25 aprile 2026
Frenata di Valditara sul posticipare i "Promessi Sposi"
Altolà. Sui Promessi sposi il ministero frena. Si vuole davvero rimandare la lettura scolastica del romanzo di Alessandro Manzoni dal secondo al quarto anno del liceo? Slittarla così, perché il romanzo è datato e difficile? A due giorni dalla pubblicazione delle nuove indicazioni nazionali per le scuole superiori di secondo grado, anche il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha i suoi dubbi.
«È una proposta della Commissione», dice, prendendo le distanze dal lavoro provvisorio degli esperti (prof liceali e universitari) che hanno riscritto i programmi. L’idea di posticipare Manzoni un po’ più in là «ha una sua ragionevolezza – spiega il ministro – ma ho qualche perplessità – confessa – perché ritengo che I promessi sposi siano particolarmente formativi anche per un giovane di 14 o 15 anni».
Poi aggiunge: «Penso sia prematuro dare per scontata questa innovazione». Il ministero, precisa, adotterà quei programmi solo al termine delle consultazioni che, tra incontri e sondaggi, coinvolgono docenti, presidi, associazioni professionali, sindacati e, per la prima volta, anche gli studenti, tramite le Consulte. La rivoluzione dei Promessi sposi, insomma, non è cosa fatta.
Intanto però nella bozza delle nuove linee guida per i licei – delle indicazioni, appunto, perché sui programmi agiscono poi l’autonomia scolastica e la libertà d’insegnamento – si legge che il romanzo manzoniano «non è più un classico contemporaneo», come quando fu introdotto nei programmi. E per questo va ricollocato nel suo tempo, rimesso nel cassetto dell’Ottocento, che si affronta proprio al quarto anno delle superiori.
Non è tutto. Perché Manzoni viene considerato anche troppo difficile. E per questo la Commissione suggerisce di proporre in alternativa ai neo liceali «libri meno complessi dal punto di vista linguistico» e che li appassionino di più appena messo il naso fuori dalle medie.
Vitaliano Brancati o Natalia Ginzburg, Goffredo Parise o Elsa Morante, Pier Paolo Pasolini o Italo Calvino, Franz Kafka o Bram Stoker, l’elenco è lungo. Meglio ancora «autori più recenti che di norma piacciono agli studenti come Niccolò Ammaniti, Domenico Starnone o Stefano Benni». Sta ai prof decidere, «calibrando la scelta sulla ricettività della classe». Quei prof tra i quali oggi il dibattito è acceso: davvero gli autori citati sono più facili?, ci si chiede. O ancora, come sostiene l’insegnante e scrittore Enrico Galiano, «se lo scopo di spostare lo studio de I promessi sposi è creare prima una maggiore confidenza con la lettura, allora l’idea ha un senso. Però non c’è il rischio di pensare che banalizzando si risolva, trasformando la scuola in un gioco al ribasso?».
D’accordo con lui è Mauro Gattinoni, il sindaco di Lecco, la città di Renzo e Lucia, di quel ramo del lago di Como, che in una lettera aperta a Valditara, scrive: «Proprio perché viviamo tempi complessi, non possiamo permetterci di semplificare gli strumenti con cui li leggiamo. È nella sfida con testi esigenti che si costruiscono pensiero critico, linguaggio, capacità di comprensione. E dire che i Promessi sposi non sono più contemporanei significa, forse, smettere di riconoscere quanto di noi stessi è ancora lì dentro».
Il primo a porre il dubbio era stato forse Manzoni stesso, quando alla fine del suo romanzo scriveva: «La storia (...), se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se in vece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta».