Corriere della Sera, 25 aprile 2026
Nicola Berti parla del suo matrimonio
Compleanno e matrimonio, Nicola Berti si è fatto un regalone per i suoi 59 anni. Ha sposato, sabato scorso, la compagna Hayet, sono insieme da venti e hanno due figli, Leonardo e Lorenzo. La festa di nozze è stata frivola, non convenzionale e a suo modo unica, specchio della personalità dell’ex centrocampista dell’Inter: una follia in riva al mare durata due giorni. Cinquanta persone, bollicine e fuochi d’artificio in pieno giorno. «Mi sto ancora riprendendo» dice prima di lasciare la Sicilia mentre mette in valigia le ultime cose per far rientro a Milano. Un filo di voce («abbiamo ballato e cantato come se non ci fosse un domani») e la felicità dell’uomo che risponde con il cuore alla domanda più banale.
Perché ci si sposa a 60 anni?
«Amo Hayet, è la donna più bella che abbia mai conosciuto... e detto da me che potrei fare un trattato sulla bellezza femminile non è un dettaglio. Ha un sorriso straordinario, è tosta e ha un fisico pazzesco».
Siete una famiglia da tempo, chi ha voluto il matrimonio?
«Effettivamente era un po’ che Hayet me lo chiedeva, rompeva un po’ le scatole, diciamolo. E allora, mi son detto, perché non farlo? Del resto, son sempre le donne a decidere le cose importanti. Ci ha sposato il mio amico Guglielmo Pacchione, proprietario dell’Agua Beach dove abbiamo fatto festa per tutta la notte. Leonardo e Lorenzo hanno accompagnato la mamma all’altare, che poi era a due passi dal mare».
L’addio al celibato c’è stato?
«Ma io faccio tutti i giorni addii al celibato».
Quello prima delle nozze è stato l’ultimo?
«Per niente! Mi permetto di scherzare perché mia moglie è una donna intelligente, è più pazza di me. E ci ride sui miei trascorsi, ma mica tanto trascorsi, di play boy».
Un tempo da calciatore la pedinavano per la sua vita notturna, non rischia nulla adesso?
«Resto uno che si gode la vita, ma con responsabilità. Oggi ho una bella famiglia. Da calciatore una volta mi convocavano in sede all’Inter, mostrandomi dove ero stato. In un periodo storto mi mandarono per punizione una settimana a San Pellegrino Terme da solo con il preparatore, in un albergo per camionisti: non c’era neanche la tv in camera».
La fede, che effetto fa?
«Non mi piace. Non amo gli anelli, d’estate si gonfiano le mani e danno fastidio. Tra qualche giorno la toglieremo entrambi e facciamo due tatuaggi. Sul suo anulare la lettera B, sul mio la H. Più figo, no? Ma dove lo trova uno come me che si sposa a 59 anni nel giorno in cui il Napoli perde con la Lazio e di fatto cede lo scudetto all’Inter?».
L’Inter è anche finalista di Coppa Italia.
«Come godo! In Sicilia per la sfida di campionato con il Como ho riunito tutti gli Inter-club che ci sono, ci conosciamo, vengo spesso».
Pochi invitati, nessun ex compagno.
«Ho invitato solo Aldo Serena perché d’estate facciamo qui le vacanze insieme con le famiglie. Ma mi ha tirato un bidone, non è venuto perché era impegnato con Sky. Me la lego al dito...! Gli altri mi hanno chiamato per gli auguri, invitarli sarebbe stato troppo: dovevo pagare tutto io».
Dove ha conosciuto Hayet?
«A Saint Barth, era la direttrice del ristorante più bello dell’isola. È francese, di origine algerina. Sapeva che ero un ex calciatore, ma in quel periodo pesavo 110 chili, fumavo il sigaro e giravo in scooter. Avevo progettato di andare lì a vivere, perché sapevo che l’adrenalina mi sarebbe mancata da morire. Ai Caraibi sono rimasto 5 anni e ho tenuto la casa».
Una sua frase celebre: il calciatore è un oggetto sessuale.
«Ci sono momenti in cui sei figo, sorridente, magari ci sai anche fare. Però poi mi sono venuti dei dubbi, ho fatto viaggi in posti dove non ero conosciuto. Posso dirlo: il risultato non era lo stesso di quando facevamo le vasche in centro a Milano».
Un centrocampista nel quale si rivede.
«Ha le mie iniziali, N. B. È Nicolò Barella».
Facile così, ne dica uno di un’altra squadra.
«Non mi interessa nulla delle altre».
Un difetto di Hayet?
«Non ne ha».
Lei invece ha sempre la lingua lunga?
«Una volta dopo un derby di Coppa Italia dissi “meglio sconfitti che milanisti” e lo ripeterei altre cento volte. Quindi la risposta è sì».