Gemini, 25 aprile 2026
I dazi cinesi sui formaggi europei (2025)
Quanto pagano di dazi i formaggi francesi in Cina?
Proprio oggi, dazi provvisori sui prodotti lattiero-caseari dell’Unione Europea, colpendo duramente i formaggi francesi.
Ecco i dettagli della situazione attuale:
1. L’entità dei dazi (Situazione al 22 dicembre 2025)A seguito di un’indagine anti-sovvenzioni avviata nell’agosto 2024, il Ministero del Commercio cinese ha stabilito aliquote che variano tra il Chi paga meno: Le aziende che hanno collaborato pienamente con l’indagine cinese (come l’italiana Sterilgarda, che ha l’aliquota minima del 21,9%).
42,7%).
23 dicembre 2025, sotto forma di depositi cauzionali presso le dogane cinesi.
2. Quali formaggi francesi sono colpiti?La misura colpisce quasi tutti i prodotti di punta dell’export caseario francese verso la Cina:
Blue cheese: Prodotti iconici come il Latte e panna con contenuto di grassi superiore al 10%.
3. Il contesto: una “guerra dei dazi"Queste misure non sono isolate, ma rappresentano una ritorsione di Pechino contro i dazi europei sulle Brandy francese (Cognac) e la carne di maiale europea.
4. Cosa succederà ora?Ricorsi: L’Unione Europea ha già presentato ricorso al Nota interessante: La Francia è il paese europeo più esposto su questo fronte, poiché è uno dei maggiori esportatori di formaggi di alta gamma e prodotti gourmet in Cina. Questo dazio rischia di rendere i formaggi francesi beni di lusso proibitivi per il consumatore medio cinese.
Ti servono dettagli su come queste misure stiano influenzando specifici marchi francesi o preferiresti sapere come si sta muovendo l’Italia per proteggere i propri prodotti?
Quali aziende francesi sono colpite?
I dazi annunciati oggi, Lactalis Group: È il primo gruppo lattiero-caseario al mondo (proprietario di marchi come President e Danone: Sebbene sia focalizzata anche su altri settori (come l’infanzia), la sua divisione di prodotti freschi e formaggi è direttamente coinvolta dai dazi sulla panna e sui derivati del latte.
Caprice des Dieux e Sodiaal: La principale cooperativa lattiero-casearia francese (marchio Aziende “Collaborative"Aziende “Non Collaborative"Casi specifici (es. Sterilgarda IT)Nota: La maggior parte dei grandi esportatori francesi ricade nella fascia intorno al 42,7%, riservata a chi non ha fornito dettagli completi sulle sovvenzioni ricevute dalla PAC (Politica Agricola Comune) europea.
Prodotti simbolo a rischioI dazi sono stati calibrati per colpire prodotti dove la Francia è leader:
Camembert e Brie: I formaggi a pasta molle sono tra i più richiesti dalla classe media cinese e ora subiranno un aumento di prezzo alla vendita stimato tra il 25% e il 35%.
febbraio 2026 per presentare ulteriori osservazioni prima che questi dazi diventino definitivi. Nel frattempo, giganti come Parmigiano Reggiano – insieme al Grana Padano e ad altre eccellenze italiane – si trova al centro di una vera e propria tempesta commerciale.
Mentre i cugini francesi piangono per i dazi su Roquefort e Brie, la situazione per il “Re dei formaggi” è complessa e si gioca su due fronti globali: quello cinese e quello americano.
1. Il fronte Cinese (La notizia di oggi)Pechino ha ufficializzato oggi i L’aliquota: Il Parmigiano Reggiano rientra nella categoria dei formaggi stagionati che subiranno dazi compresi tra il L’impatto: È un colpo durissimo perché proprio nel 2025 l’export di Parmigiano aveva superato per la prima volta le vendite interne in Italia. La Cina era diventata un mercato con una crescita record (+207% negli ultimi 5 anni).
35%.
60 dollari al kg.
La “resistenza” del ParmigianoNonostante i dazi, il Parmigiano Reggiano sta provando a difendersi meglio rispetto ai francesi per tre motivi:
Sterilgarda e altre del comparto) hanno collaborato attivamente con le autorità cinesi durante l’indagine anti-sovvenzioni, riuscendo a ottenere l’aliquota minima del Unicità del prodotto: Essendo un prodotto DOP con stagionature lunghe, è meno sostituibile rispetto a un formaggio fresco o industriale. Chi vuole il “vero” Parmigiano in Cina spesso è disposto a pagarlo, dazi inclusi.
In sintesi: Il Parmigiano “sta bene” dal punto di vista della qualità e della richiesta globale, ma sta subendo un’ingiusta punizione economica. È diventato, suo malgrado, una “moneta di scambio” politica nelle guerre commerciali su auto elettriche e tecnologia.