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 2026  aprile 25 Sabato calendario

Crans, la Svizzera presenta il conto per le cure

Un dietrofront brutale, al limite dell’inspiegabile. Il Cantone del Vallese ci ripensa: non potrà accollarsi i 108 mila euro di spese sanitarie sostenute dall’ospedale di Sion per le cure prestate, per una manciata di ore, a quattro ragazzi italiani (uno in più di quanto fosse finora noto) feriti nel rogo di Crans-Montana che portò alla morte di 41 persone, in gran parte sotto i 18 anni. In sintesi: la mutua svizzera – che è una fondazione di diritto privato – chiederà all’Italia di rimborsare quella somma.
Lo scenario, sconcertante, è emerso dall’incontro di ieri pomeriggio tra il nostro ambasciatore Gian Lorenzo Cornado e il presidente cantonale Mathias Reynard che – allargando le braccia e quasi testualmente – ha pronunciato quella specie di «niet» riferendo di non avere margini, dal punto di vista normativo, per farsi carico delle spese.
Adesso i rapporti tra Roma e Berna si fanno di nuovo tesi. «Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata», reagisce sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dello stesso tenore il commento del ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Mi pare ovvio che non pagheremo. La responsabilità è solo di chi gestiva quel locale – ha ribadito il vicepremier – e di chi non ha fatto fare i controlli. Non c’è alcuna responsabilità italiana». Ancora più netto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini: «Una sola parola: vergogna».
L’incontro tra Cornado e il presidente del Vallese si è svolto in un hotel a Martigny, Comune di 20 mila abitanti non lontano da Crans e che nell’incendio ha contato diverse vittime, tra morti e feriti. Un appuntamento concordato da giorni per parlare degli aiuti in generale alle famiglie italiane, tempistiche, procedure. Soltanto lunedì scorso Reynard, che ha anche la delega della sanità, aveva dato rassicurazioni sulla disponibilità del Cantone a pagare le fatture inviate dall’ospedale di Sion alle famiglie italiane, tra cui quella record di 75 mila euro ai genitori del 16enne romano Manfredi Marcucci ricoverato per 15 ore prima di essere trasferito a Milano.
Ma a un tratto ieri, in quella saletta riservata dell’hotel, c’è stata l’inaspettata retromarcia. Il tono del presidente, subito «solidale», si è fatto «burocratico» quando ha chiarito che la mutua elvetica – chiamata a pagare le spese mediche agli ospedali che hanno ospitato i nostri feriti, ma non è chiaro se lo abbia fatto – si sarebbe rivolta, dato che quelle sono le norme, al nostro ministero della Salute per il rimborso della parcella che potrebbe ingrossarsi se fossero aggiunte le spese sostenute da altre 9 famiglie con i ragazzi ricoverati a Losanna, Berna e Zurigo. Fatto sta che il diplomatico, tranchant, ha detto a Reynard che «il nostro Paese si è fatto carico per mesi della cura di due cittadini svizzeri al Niguarda e la Protezione civile ha partecipato ai soccorsi con un proprio elicottero: c’è un principio di reciprocità che va rispettato. Noi non pagheremo. E neanche le famiglie». Che sono furibonde. «Se le norme sono quelle, allora vanno cambiate, e in fretta» sbotta Fabrizio Ventimiglia, legale della 16enne Sara. Gli fa eco Domenico Radice, altro avvocato: «Decisione deprecabile moralmente».
A sconcertare è pure il fatto che le cartelle cliniche chieste dall’Italia a fini processuali sono, in alcuni casi, inspiegabilmente ferme alla dogana elvetica. Infine una buona notizia: Elsa, 15enne ustionata nel rogo, è uscita dalla Terapia intensiva a Torino, dov’era ricoverata.