Corriere della Sera, 25 aprile 2026
A Report un audio tra Melania e Zampolli: «Coprici le spalle»
«Coprici le spalle». È la frase al centro dell’audio del 2017 ottenuto in esclusiva da Report per Rai3 che svela un presunto patto tra Paolo Zampolli e Melania Trump alla vigilia delle elezioni americane. Nella registrazione, in onda stasera, che la trasmissione accompagna con immagini e materiali video, l’inviato speciale di Donald Trump, ignaro di essere registrato, ricostruirebbe una conversazione in cui la futura first lady gli avrebbe chiesto sostegno («you have our back») in cambio di protezione dopo la conquista della Casa Bianca.
L’audio non è un elemento isolato. Nell’inchiesta firmata da Sacha Biazzo, la telefonata si inserisce in un racconto più ampio fatto di interviste, documenti e confronti diretti con lo stesso Zampolli, ripreso e incalzato dalle domande del giornalista. Il programma ricostruisce un sistema di relazioni che ruota attorno alla sua figura, toccando il contesto internazionale emerso dai cosiddetti Epstein files, il mondo della diplomazia caraibica e una serie di vicende controverse che negli anni lo hanno accompagnato.
Tra i passaggi centrali, le testimonianze dell’ex compagna Amanda Ungaro, che parla esplicitamente di un «patto» con Melania Trump, e il racconto di Victoria Drake, che accusa Zampolli di violenza sessuale, supportata, secondo la trasmissione, da documentazione medica. L’avvocato Maurizio Miculan, nell’interesse di Zampolli, dichiara al Corriere «di aver presentato nei giorni scorsi alla Procura di Roma denunce per calunnia ed estorsione nei confronti di entrambe le donne, supportate da prove documentali e audio che provano la richiesta di pagamento della somma di 650mila dollari per evitare di rilasciare dichiarazioni accusatorie ai social media internazionali». Analoghe iniziative giudiziarie sono state adottate sia negli Usa che in Brasile.
L’inchiesta affronta inoltre il capitolo dei rapporti con Jeffrey Epstein e il contesto più ampio descritto da alcune fonti come una rete di relazioni e potere che attraversa politica, affari e intelligence. La telefonata diventa, così, il punto di raccordo tra testimonianze e ricostruzione giornalistica.
Zampolli contesta l’intero impianto. «È falso, generato dall’intelligenza artificiale», afferma, mettendo in dubbio non solo il contenuto ma la natura stessa della registrazione. Il nodo diventa quindi tecnico oltre che politico. L’autenticità dell’audio potrà essere verificata solo attraverso un’analisi forense: metadati, continuità del segnale, eventuali tracce di editing. Un passaggio cruciale, anche considerando che nel 2017 registrare di nascosto una telefonata era meno immediato rispetto ad oggi. Nelle comunicazioni con le autorità americane il Rappresentante speciale degli Usa per le partnership globali segnala inoltre di essere stato vittima di un «sofisticato scherzo» costruito con informazioni sensibili e di aver collaborato con l’Fbi.
Sui social rilancia la sua posizione: afferma di aver presentato una segnalazione formale all’Fbi e di aver consegnato nuove prove, parlando di «cinque procedimenti penali in diverse giurisdizioni» e di uno schema coordinato. E insiste su un punto: i contenuti generati con intelligenza artificiale «non si creano da soli» e lasciano tracce e che ogni elemento verrebbe ricostruito nelle sedi giudiziarie.
Il confronto resta aperto. Da una parte un’inchiesta che mette insieme audio, video, testimonianze e documenti. Dall’altra una difesa che contesta la prova chiave e parla di manipolazione.
È su questo terreno che si gioca la partita: non solo sui fatti, ma sulla loro autenticità. In un contesto in cui la distinzione tra registrazione e costruzione è sempre più difficile da tracciare e in cui sarà decisivo capire non solo cosa si sente, ma da dove arriva.