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 2026  aprile 25 Sabato calendario

Biennale, Giuli non parteciperà. Il caso dei visti per i russi

Non poteva credere ai suoi occhi, Alessandro Giuli. Quando ieri a metà pomeriggio ha visto lampeggiare sul suo schermo l’ultima agenzia da Venezia, che parlava dell’incontro (definito «proficuo») tra il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il deputato-attore M5S Gaetano Amato (La squadra, L’ultimo padrino), suo acerrimo nemico, tra interrogazioni parlamentari e attacchi vari, il ministro della Cultura ha informato Palazzo Chigi di aver preso la sua decisione: «Non andrò a Venezia nelle giornate di pre-apertura dell’Esposizione d’Arte della Biennale né parteciperò alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio». E la sua decisione, trapela in serata, è stata «condivisa».
Discorso chiuso quindi con Buttafuoco, che Giuli e il governo a questo punto abbandonano al suo destino. Lo strappo si è consumato. Perché, intanto, Buttafuoco e il deputato M5S, nel loro incontro, ripetevano i concetti già noti della Biennale di Venezia come «Onu dell’Arte», dunque aperta a tutti, anche al Padiglione russo, nonostante l’invasione dell’Ucraina ancora in corso da parte di Putin. E le tante pressioni, gli appelli, del nostro governo e dell’Ue. Inascoltati. Tra l’altro, l’incontro con i 5 Stelle (oltre ad Amato c’era il deputato Enrico Cappelletti) cade a un mese dalle Comunali (a Venezia si voterà il 24 e 25 maggio) e il M5S sarà avversario del centrodestra, cioè del governo che mise Buttafuoco su quella poltrona due anni fa.
Insomma, a Giuli è sembrata una provocazione, l’ultima, dopo che sempre ieri da Venezia era giunta pure la conferma dell’arrivo ormai imminente degli artisti russi alla Biennale, grazie ai visti concessi «seguendo tutte le regole – precisa la Farnesina – e facendo gli opportuni controlli». Gli artisti si esibiranno dal 6 all’8 maggio, in occasione della preview per la stampa, con una performance dal titolo The Tree is Rooted in the Sky («L’albero è radicato nel cielo»), che sarà registrata e poi trasmessa all’interno del Padiglione per non incappare nelle sanzioni europee. Il 9 maggio, però, data dell’inaugurazione ufficiale e, ironia del caso, pure festa nazionale a Mosca per il Giorno della Vittoria sul nazismo, il Padiglione russo resterà chiuso al pubblico. Forse per evitare nuove polemiche.
Le cronache dell’epoca raccontano che fu inaugurato il 29 aprile 1914 dalla Granduchessa Marija Pavlovna e il Pope, vestito «con un ricchissimo piviale d’oro», celebrò la consacrazione religiosa. Al termine, la Granduchessa di Russia offrì «un sontuoso banchetto». Ma ormai non conta più. Giuli ha deciso. Neppure Mikhail Shvydkoy, il rappresentante di Putin per la Cooperazione culturale internazionale, riuscirà a cambiare le cose: ieri ha definito «ingiustificabili» le offese a Giorgia Meloni del propagandista Vladimir Soloviev, specificando che «non riflettono né la posizione ufficiale di Mosca né il sentire della maggioranza dei cittadini russi». Troppo tardi.