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 2026  aprile 25 Sabato calendario

Sicurezza, sì alla legge. Bagarre alla Camera

Nel nome della «non negoziabilità» della sicurezza come valore, il Parlamento approva la conversione del decreto con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. E, nel giro di un’ora, il Consiglio dei ministri vara il decreto correttivo sui rimpatri volontari assistiti eliminando sia il riferimento al Consiglio nazionale forense, sia allargando la platea dei soggetti che, occupandosi delle domande, avranno diritto al compenso di 615 euro: non più destinato quindi solo gli avvocati. Precisamente i due rilievi, per ragioni di costituzionalità, avanzati dal Quirinale. La maggioranza chiude così una maratona faticosissima, iniziata mercoledì pomeriggio e caratterizzata dall’ostruzionismo simbolico delle opposizioni, e finalmente tutti vanno via per il weekend. In serata il presidente della Repubblica promulga il primo provvedimento ed emana il secondo: è la fine delle tensioni esplose a inizio settimana.
Esulta, da Cipro dove è impegnata nel vertice informale europeo, Giorgia Meloni: «Con l’approvazione definitiva del decreto sicurezza, il governo compie un altro passo concreto per rafforzare la tutela dei cittadini, difendere chi indossa una divisa e affermare con chiarezza un principio semplice: in Italia la legalità non è negoziabile. Più strumenti per contrastare violenza, degrado, occupazioni abusive, criminalità diffusa e immigrazione illegale. Più tutele per le forze dell’ordine, per i cittadini onesti. Avanti così». Riguardo al decreto correttivo contestuale all’approvazione in Parlamento, la premier, sollecitata dai cronisti, assicura: «Non è un precedente pericoloso. Avremmo preferito procedere correggendo in corsa, ma il decreto sarebbe decaduto».
Il momento del voto definitivo alla Camera è inevitabilmente teso e contrastato. Le opposizioni obiettano nel merito e sul metodo. «Hanno approvato un decreto, peraltro incostituzionale, senza misure concrete – denuncia Giuseppe Conte, leader del M5S —, mancano sempre le risorse e 25 mila agenti per strada». Chiara Braga, capogruppo pd, sottolinea l’aspetto procedurale: «Il decreto Sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi. Il Parlamento come mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove». Per Davide Faraone, di Italia viva, «la maggioranza che ama i record ne batte uno davvero: per la prima volta nella storia riesce a fare un decreto in correzione di un decreto appena approvato». Anche la (sobria) celebrazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è motivo di polemica. Scrive il titolare del Viminale sui social: «Con il decreto abbiamo fatto un passo avanti verso la sicurezza invocata dai cittadini. Non uno spot ma un ulteriore tassello di una strategia complessiva». Punge Matteo Mauri del Pd: «La lingua batte dove il dente duole: questo decreto è proprio uno spot».
Più entusiasta il commento al varo del decreto da parte di Matteo Salvini: «Nonostante i problemi a livello mondiale, è una bella giornata per gli italiani». Durissima replica di Nicola Fratoianni di Avs: «Festeggiate norme incostituzionali e liberticide. È inaudito».