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 2026  aprile 25 Sabato calendario

Corsa in salita di Meloni per ridurre l’impatto della spesa energetica

Abbiamo sei Paesi che la pensano come noi: Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia. Sei Stati, ma non bastano. Giorgia Meloni non cerca più di tanto Emmanuel Macron: i francesi hanno il nucleare, energia pulita, e non sembrano interessati alla missione italiana.
È una missione impossibile? La presidente del Consiglio ci prova anche con il Cancelliere tedesco, Friedrich Merz però sembra fare orecchie da mercante, i due leader discutono più volte da soli, nelle giornate del vertice europeo, ma Berlino resta fredda. Ha una posizione che nello staff della premier viene definita con una parola, «ambigua».
Ma se trovare una sponda nei tedeschi è difficile, fare breccia nelle posizioni della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, appare ancora più complicato. Secondo il capo della Commissione ci sono almeno 95 miliardi di euro che gli Stati membri potrebbero utilizzare e finora non hanno chiesto, ma la ricognizione sembra più riferita agli spagnoli e ad altri Stati membri che non all’Italia, che nel caso del Pnrr ha già richiesto tutto quello che poteva e che sembra non avere capienza o capacità di riprogrammazione per gli altri fondi, a cui fa riferimento la numero uno di Bruxelles.
Insomma, Giorgia Meloni riparte da Cipro con poche certezze, il paradosso è che solo un peggioramento della situazione potrebbe cambiare lo scenario. Lei stessa ha detto che non ha nessuna voglia di dirottare i fondi di Coesione sul dossier energia, se non altro perché buona parte è già stata impegnata per le regioni italiane e i due dossier vengono ritenuti non sovrapponibili. Per Meloni la crisi dei prezzi dell’energia si deve affrontare con strumenti nuovi, il suo obiettivo è scorporare dai calcoli del Patto di stabilità le spese per gli aiuti di Stato nel settore dei prezzi del mercato dell’energia. È lo stesso obiettivo del premier spagnolo, Pedro Sánchez, e per una volta l’asse, se questo termine si vuole spendere, è fra Madrid e Roma. Curioso, e anche inedito.
Al momento è impossibile dire se il pressing su Berlino cambierà lo stato delle cose, Meloni stessa prima di lasciare Cipro fa un riferimento alle prossime riunioni che ci saranno in sede europea. Ma senza un cambio di posizione della Cancelleria, affiancata dalla durezza della linea olandese, con il premier Rob Jetten, è difficile immaginare una marcia indietro di Ursula von der Leyen.
Eppure la premier non ha nessuna intenzione di mollare la presa. «È sensato che si parli di allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, ma ho posto due questioni: quali settori vengono coinvolti? Perché su questo abbiamo degli interessi che vanno considerati, come le istanze degli autotrasportatori che soffrono il caro gasolio e che potrebbero fermarsi a breve. Questo per noi significherebbe un aumento dell’inflazione, su tutti i generi di prima necessità».
La premier mette sul tavolo anche il tema della capacità fiscale, «che non è uguale nei diversi Stati membri. Se non si parte dall’allentamento dei vincoli almeno per questi settori, è una misura buona per alcuni Stati e non buona per altri. Ma noi di tutto abbiamo bisogno fuorché creare ulteriori disparità».
Meloni lo dice in modo esplicito, e pensa anche a Sánchez, stavolta «non sono la sola che chiede queste misure». Mentre su Berlino non perde la fiducia: «Anche i tedeschi si rendono conto di quanto sia difficile la situazione. C’è la volontà di venirsi incontro. Sicuramente non trovo una chiusura».