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 2026  aprile 25 Sabato calendario

L’Europa si spacca sul bilancio Ursula: no allo stop al Patto

A fare la sintesi sul bilancio Ue 2028-2034 ci ha pensato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen: «Senza nuove risorse proprie, la scelta è netta: maggiori contributi nazionali o minore capacità di spesa. Queste sono le uniche opzioni possibili. Una minore capacità di spesa significherebbe meno Europa proprio dove l’Europa ha bisogno di fare di più».
Ecco il dilemma che si ripresenta ogni sette anni – questa è la durata del bilancio comune – e che i leader europei hanno affrontato per la prima volta ieri al summit Ue informale di Nicosia, organizzato da Cipro che ha la presidenza di turno dell’Ue. Il pacchetto sul tavolo vale 2 mila miliardi di euro, pari all’1,26% del Reddito nazionale lordo dell’Ue. Anche ieri si è ripresentata la divisione tradizionale tra i Paesi Frugali capeggiati da Germania e Olanda e i Paesi «amici» della Politica agricola comune e dei fondi di coesione, tra cui ci sono Italia, Spagna, Polonia e Francia (con alcune sfumature). Arrivando al summit il cancelliere tedesco Friedrich Merz è stato lapidario: «Dovremo stabilire nuove priorità e questo significa che dovremo anche ridurre la spesa nel bilancio europeo in altri settori. Dal punto di vista tedesco, un aumento del debito è fuori discussione, così come l’emissione di obbligazioni europee sul mercato dei capitali. Questa non è una posizione condivisa dalla Germania. I miei colleghi lo sanno. Molti sono d’accordo con me».
La divisione tra le capitali questa volta è più marcata perché nella proposta presentata nel luglio scorso, la presidente von der Leyen ha rivoluzionato l’architettura del bilancio comune accorpando fondi agricoli e di coesione, con un conseguente taglio ai capitoli di spesa tradizionali (l’Italia perderebbe il 14% circa), per lasciare più risorse alle nuove priorità, ovvero «competitività, intelligenza artificiale, tecnologia quantistica, difesa, sicurezza, energia» e per ripagare il debito di Next Generation Eu (circa 150 miliardi), come ha ricordato von der Leyen in conferenza stampa con i presidenti del Consiglio europeo António Costa e di Cipro Nikos Christodoulides.
Su un punto invece i leader si sono trovati d’accordo: le misure per affrontare la crisi energetica contenute nel piano AccelerateEu della Commissione non sono sufficienti e hanno incaricato i ministri delle Finanze dei Ventisette di elaborarne di nuove. Italia e Spagna hanno chiesto maggiore flessibilità sulle regole fiscali del Patto di Stabilità. Madrid ha anche richiesto di tassare gli extraprofitti delle compagnie energetiche e di estendere di almeno sei mesi il Pnrr. Von der Leyen ha chiuso la porta su tutto: la clausola generale di salvaguardia del Patto di Stabilità «può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area euro o nell’Ue nel suo complesso. Per fortuna, non è questa la situazione in cui ci troviamo attualmente», ha detto, ricordando che ci sono circa 300 miliardi per investimenti nel settore energetico «se si considerano Next Generation Eu, i fondi di coesione e il fondo di modernizzazione» e «di questi, 95 miliardi non sono ancora stati utilizzati»: von der Leyen ha «esortato» gli Stati a usarli.
L’impatto della guerra in Iran è stato discusso anche durante il pranzo con i leader di Libano, Egitto, Siria, Giordania e il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo. «Il dialogo è la sola via per ripristinare la stabilità» nella regione, ha detto Christodoulides. Al termine del vertice, a Meloni sono state poste domande sugli Usa: «Non ho sentito Trump», ha detto, ma i rapporti con gli Stati Uniti «sono sempre solidi». In serata il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un lungo colloquio telefonico con il segretario di Stato Usa Marco Rubio dedicato ai principali dossier internazionali, con particolare focus sul Medio Oriente e i negoziati tra Israele e Libano.