ilfattoquotidiano.it, 24 aprile 2026
“Patente a punti” dell’edilizia: nel 2025 sanzionate solo 6 aziende per incidenti letali o gravi
Durante l’intero 2025, solo sei aziende italiane di costruzioni hanno subito la sospensione della patente “a punti” a seguito di morti sul lavoro o gravi incidenti. Parliamo di un settore, l’edilizia, che conta ogni anno attorno ai 200 decessi nei cantieri e circa 40 mila infortuni denunciati all’Inail; eppure i provvedimenti inviati dall’Ispettorato (Inl) si contano sulle dita di una mano o poco più.
Il dato emerge dal rapporto annuale sull’attività ispettiva, appena pubblicato dall’ente di vigilanza. La novità di quest’anno è che il report contiene appunto il primo monitoraggio complessivo della patente a crediti, imposta alle imprese edili dal primo novembre 2024. I numeri sembrano confermare le preoccupazioni dei sindacati più critici (Cgil, Uil e Usb), che sin dall’introduzione segnalavano un meccanismo di sanzioni troppo blando e lento da applicare, perché richiede l’accertamento della colpa grave da parte del datore di lavoro.
Ricapitolando, a partire da ottobre 2024, sono state rilasciate 479.020 patenti a crediti. Da allora, sono state effettuate 1.088 sanzioni per assenza di patente. Altre 687 multe sono state inviate a committenti che non avevano verificato il possesso della certificazione da parte degli appaltatori. Appena 14 patenti sono state revocate perché non riportavano dichiarazioni veritiere e, come visto, solo sei sono state sospese in caso di infortunio grave o mortale. Secondo le norme introdotte dal governo Meloni, infatti, agli ispettori del lavoro tocca stabilire con certezza la connessione tra l’infortunio e la violazione della norma di sicurezza da parte dell’impresa. Questo spesso richiede tempi lunghi, specialmente per enti sotto organico come l’Ispettorato, e a volte necessita di un accertamento giudiziario. Ecco perché le sospensioni sono una rarità. A spiegarlo è lo stesso report dell’Inl: “Le indagini sugli eventi infortunistici si incentrano anzitutto sul nesso causale tra l’evento infortunistico e il comportamento, commissivo od omissivo, tenuto dal datore di lavoro, dal delegato o dal dirigente”; la responsabilità deve derivare “almeno a titolo di colpa grave” e “laddove tali responsabilità non siano del tutto chiare e richiedano approfondimenti che possono essere effettuati solo nell’ambito di un procedimento giudiziario, la sospensione non potrà essere adottata”.
Operazione molto complessa, quindi, specialmente per l’Ispettorato che nel 2025 ha perso ancora personale: dai 3.160 dipendenti del 2024 ai 2.969 dello scorso anno. Nello stesso periodo gli ispettori Inps sono passati da 761 a 730, quelli Inail da 182 a 175. I controlli dell’Inps sono calati del 14%, quelli Inail del 12%; l’Ispettorato, invece, è riuscito ad aumentarli leggermente, dell’1%, arrivando a 130.579. La vigilanza si conferma un buon investimento per lo Stato: i tre enti ispettivi hanno rilevato un tasso di irregolarità pari al 74%. Bisogna sempre ricordare che non si tratta di una statistica a campione, perché di solito i controlli sono mirati e colpiscono imprese già sospette. Si tratta comunque di una percentuale che fa capire quanto il problema del lavoro irregolare continui a essere grave. Su poco meno di 113 mila ispezioni definite, sono stati trovati oltre 328 mila lavoratori irregolari (22.503 completamente in nero) e sono stati recuperati contributi e premi per quasi 1,3 miliardi di euro.
I controlli sono aumentati del 13,5% in agricoltura, del 10,8% nell’industria e del 7,2% nell’edilizia, mentre sono calati del 6,3% nel terziario (che è il settore più numeroso). Rispetto al 2024, sono un po’ aumentati i controlli sulle norme di sicurezza, le cosiddette ispezioni tecniche, passate da quasi 50 mila a quasi 52 mila. Sono invece calati gli accessi ispettivi ordinari, quelli che hanno l’obiettivo di verificare il rispetto della legislazione sociale (da poco meno di 85 mila a poco meno di 82 mila). Il fenomeno più diffuso, come al solito, è il lavoro nero. “Il dato relativo alle vittime di caporalato ai sensi dell’art. 603 bis del Codice Penale – aggiunge il report – registra un numero di 895 lavoratori ma può considerarsi provvisorio in ragione delle diverse tempistiche richieste dalle indagini e dai relativi procedimenti penali”.