Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  aprile 24 Venerdì calendario

Taormina, un pignorato alla guida dell’ufficio riscossioni

Deve usare la mano dura per riscuotere i tributi, ma sulle spalle lui stesso ha un pignoramento di 300 mila euro. Lo strano caso di Roberto Cicala, nominato dal sindaco di Taormina, Cateno De Luca, alla guida di Equità urbana, la neonata partecipata del Comune che si occuperà di riscuotere le tasse dei taorminesi, ha già messo sul piede di guerra le opposizioni.
“De Luca non può pretendere rigore ‘a colpi di megafono’, costruendo una narrazione punitiva verso i cittadini, e poi difendere senza esitazioni una nomina che apre un problema evidente di coerenza e credibilità. Sono anni che fa del rigore tributario una bandiera: proprio per questo, oggi, non può far finta di niente”, attacca Luca Manuli, consigliere comunale di opposizione.
La questione del pignoramento che grava su Cicala, infatti, ha creato scompiglio nella perla dello Jonio, tanto da fare traballare la sua poltrona. L’opposizione in consiglio ha presentato un’interrogazione chiedendone le dimissioni, dopo avere già duramente criticato la costituzione stessa della nuova partecipata, e tutto il sistema di nomine di De Luca. Una polemica infuocatissima che non accenna a spegnersi, neanche dopo la difesa in diretta social del primo cittadino.
La vicenda cade in un momento elettorale molto caldo, non per Taormina, ma per il capoluogo vicino: a Messina a breve si voterà per le amministrative (24 e 25 maggio), e per favorito – addirittura vincente al primo turno – è dato l’uscente, Federico Basile, che è il candidato di De Luca. Non solo, proprio nella città dello Stretto, Cicala è stato anche assessore: proprio da lì arriva la notizia del pignoramento.
Per questo, secondo Cateno (chiamato spesso ‘Scateno’ visti i toni accesi che lo contraddistinguono) quello che ormai a Taormina è un vero e proprio caso, sarebbe solo frutto di conflitto elettorale nella città vicina: “Questo pignoramento è stato notificato un anno fa, chiedetevi perché oggi viene tirato in ballo, chiedetevi perché nell’ufficio, o in certi uffici, dove io ho preso a calci in culo mezzo mondo quando sono arrivato nel 2018 (quando è stato eletto sindaco di Messina, ndr), ora escono questi pizzini”, insinua l’ex sindaco, per ora affaccendato a far rieleggere il suo pupillo, Federico Basile, e a trovare uno schieramento (nel campo largo, al momento) per candidarsi alla presidenza della Regione.
Intanto è dalla perla dello Jonio che arriva la “grana” Cicala, un colpo al cuore della squadra di De Luca. Il neo presidente di Equità urbana, infatti, lavora con lui già da Fenapi, il patronato di De Luca, per poi approdare alle partecipate di Messina, dove è stato anche componente della giunta con delega, anche qui, alla riscossione dei tributi. Nel frattempo, avendo una società di servizi informatici, ha accumulato lui stesso debiti col fisco “130 mila euro, che diventano più del doppio con gli interessi: cartelle iscritte al ruolo per debiti da partita Iva nati nel 2010”. “Ho avuto difficoltà a incassare crediti come spesso capita alle piccole aziende in piccoli comuni (Santa Teresa di Riva, comune costiero tra Messina e Taormina, ndr), il mercato c’era ma non così florido come ci si poteva aspettare, e si ha difficoltà ad incassare”, ha spiegato Cicala nella diretta Facebook di De Luca. Il sindaco da parte sua ha sottolineato: “Non si tratta di tributi comunali non pagati, non c’è nessun profilo di inconferibilità dell’incarico”.
v>Ma dall’opposizione con ci stanno: “La riscossione vive di credibilità: chi la guida deve essere inattaccabile sotto il profilo della regolarità tributaria. Se la regolarità tributaria è una bandiera rivolta ai cittadini, allora la coerenza deve valere prima di tutto per le nomine apicali della società che deve riscuotere. Non è un attacco personale: è una questione di credibilità istituzionale“, ribadisce Manuli.
Il consigliere sposta l’attenzione anche sulla stessa esistenza della partecipata: “Abbiamo votato contro la costituzione di Equità urbana e contestiamo il modello di partecipate costruito dall’amministrazione De Luca. Per noi non sono strumenti al servizio della città, ma rischiano di diventare centri di costo e leve politiche, con nomine e governance che indeboliscono fiducia e credibilità, gravando sui cittadini”, sottolinea ancora Manuli, che è anche presidente di Prt (Progetto ricostruzione Taormina). “È una questione politica e istituzionale: si chiede ai cittadini rigore e regolarità, e nello stesso tempo si costruisce un sistema di partecipate che rischia di diventare un costo per Taormina e un terreno di nomine”, aggiunge anche Marco Rao, segretario di Prt.
Critiche che non hanno scalfito De Luca che durante la sua diretta ha annunciato di avere rifiutato le dimissioni di Cicala, puntando il dito verso la città dello Stretto: “Non so quanti candidati oggi potrebbero esibire la propria regolarità tributaria al comune di Messina”. Una campagna elettorale che si annuncia infuocata, insomma. Ma intanto da Taormina provano a riportare il focus a casa e insistono: “Chiediamo che Cicala si dimetta”.