La Stampa, 24 aprile 2026
Fikayo Tomori parla di calcio e della sua carriera
Per Fikayo Tomori la partita con la Juventus assomiglia a una rimpatriata del settore giovanile del Chelsea. Il difensore rossonero affronterà Jeremie Boga, un decennio fa compagno nel vivaio dei Blues. Cita per primo l’ex Sassuolo, nato nel suo stesso anno (1997), quando parla dei calciatori più pericolosi tra i bianconeri.
Che avversario sarà la Juventus domenica a San Siro?
«Spalletti è un allenatore molto bravo. La Juventus gioca in modo pericoloso: diretta e verticale. Ci riesce anche grazie a un giocatore che conosco molto bene, come Boga. Poi attenzione a Yildiz, David, Conceiçao e Thuram. In questi giorni non sto sentendo Jeremie perché c’è lo scontro diretto. Poi riprenderemo a parlarci».
Ha già segnato due gol ai bianconeri: sogna il terzo?
«Per me la cosa più importante è che faccia punti il Milan. Se succedesse con un mio gol, sarebbe ancora più bello».
A gennaio 2025 è stato molto vicino a trasferirsi a Torino.
«L’ultima è stata una stagione molto difficile per tutti al Milan. Sapevamo che non avremmo fatto la Champions. Io non giocavo tanto. È stato un mese lungo nel quale in tanti dicevano che sarei andato via. Ho cercato di restare focalizzato sulla squadra».
Dopo il derby vinto, il Milan si è spento: cosa è successo?
«Avremmo potuto fare meglio sotto il profilo dell’ordine e della qualità. Succede nel calcio di attraversare una fase negativa. A Verona abbiamo vinto senza fare una grandissima prestazione. Ma contava prendere punti per avvicinare la qualificazione alla prossima Champions».
L’obiettivo indicato da Allegri fin dalla scorsa estate.
«Dal primo giorno l’allenatore ha lavorato sulla solidità difensiva perché nell’ultima stagione avevamo subito troppi gol. Ci ha spiegato che non puoi sempre fare tre reti per vincere».
Dalla prossima stagione l’ambizione sarà lo scudetto?
«Voglio rivivere le giornate magnifiche del maggio 2022: la vittoria di Sassuolo e poi il giro in pullman per le strade di Milano. Lo vogliono anche i reduci di quel trionfo: Maignan, Gabbia, Saelemaekers e Leao. In questi mesi abbiamo ricreato una base. Ora vogliamo fare ancora meglio».
Con Allegri difendete vicino alla vostra area: cosa cambia per un marcatore?
«L’importante è che, qualunque sia il percorso tattico scelto, ci sia una buona organizzazione di squadra. Allegri ci ha trasferito la mentalità di saper soffrire. Non è una vergogna non avere il pallone. Difendiamo senza lasciare buchi. Non importa se alti o bassi: l’importante è non essere frenetici».
Ma così un difensore non rischia di finire troppo sotto pressione?
«Non esiste solo una cosa giusta. Con l’Inter al ritorno, ad esempio, abbiamo fatto una partita diversa, pressando più alto. In altre occasioni, invece, abbiamo lasciato di più l’iniziativa».
Chi è stato il suo idolo calcistico?
«Il primo è stato Thierry Henry perché ero tifoso dell’Arsenal. Quando ho iniziato a giocare da difensore, mi ha ispirato John Terry. Da capitano del Chelsea veniva sempre a seguire le partite del settore giovanile per darci consigli. Un grande esempio».
A marzo, dopo due anni e mezzo, è stato convocato dall’Inghilterra: spera di andare al Mondiale?
«Ogni calciatore ha voglia di esserci. Sarà difficile perché l’Inghilterra ha tanti giocatori. Devono incastrarsi gli elementi a mio favore. Nel calcio e nella vita le cose succedono in parte per le nostre qualità, ma influisce anche la fortuna».
L’Italia non ci sarà per la terza volta consecutiva: si è fatto un’idea dei motivi di questo fallimento?
«Difficile dirlo, non faccio parte della Figc. Non me l’aspettavo. Non siete scarsi: ci sono Donnarumma, Calafiori, Bastoni, Barella, Tonali e Kean. Nel 2021 l’Italia ha vinto gli Europei a Wembley contro l’Inghilterra. In giro per il mondo ho visto reazioni scioccate alla notizia di un’altra eliminazione degli azzurri. Siete stati quattro volte campioni del mondo. Forse c’erano tante pressioni dopo le precedenti delusioni».
Anche la Serie A e i club non stanno vivendo un buon momento.
«Ogni campionato è diverso. In Premier League si studiano molto i dati sullo sprint dei giocatori durante le partite. Nella Liga è considerato fondamentale fare 200 passaggi in 20 minuti per schiantare gli avversari. In Serie A conta di più la tattica. Ma non mi sento di dire che il calcio italiano è più brutto».
Ha iniziato presto a pensare al dopo-carriera.
«A 19 anni ho realizzato che smetterò di giocare a 35-36. Quindi dovevo pensare rapidamente a quello che verrà dopo. Mi sono laureato in business management. Parlo spesso di questo con mio papà che lavora come contabile in Inghilterra. Ha solo numeri nel suo cervello. Ho finito gli studi a distanza nei primi sei mesi in Italia nel 2021. Adesso voglio concentrarmi sul calcio, ma sto già pensando se perfezionarmi negli studi, magari alla Bocconi visto che sono a Milano».
Qual è il suo film preferito?
«Mi emoziona “La ricerca della felicità” con Will Smith. Non smette mai di colpirmi perché il protagonista vuole fare il massimo per sé e suo figlio. Non ha mai tradito niente e nessuno. È una lezione su come bisogna vivere la vita».
C’è qualcosa che la rende infelice nel calcio, spesso al centro delle polemiche?
«No, amo il calcio e le emozioni che porta. Quando torno a casa dopo l’allenamento, mi piace guardare ogni partita che c’è in tv: la Premier League, il Barcellona, tutto. Mi piace vedere le giocate straordinarie dei fuoriclasse, quelle che non riesco a fare io».