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 2026  aprile 24 Venerdì calendario

L’inquietante studio cinese per gestire l’ordine pubblico

La “Forza Blu” raduna una folla e incita ad assaltare gli edifici delle istituzioni politiche. La “Forza Rossa” risponde impiegando “metodi di combattimento intelligenti senza equipaggio” per condurre “operazioni di mantenimento della stabilità e controllo”. Siamo a “Nuova Città”, il nome immaginario con cui ci si riferisce apertamente a Taipei, in un nuovo studio guidato da un team di esperti dell’Università di Ingegneria della Polizia Armata del Popolo della Cina. Lo scenario è ambientato in una ipotetica Taiwan post-riunificazione, finita sotto l’autorità di una Pechino impegnata a imporre il suo controllo politico diretto.
Ebbene, il modo in cui gli ingegneri del corpo di polizia armata cinese immaginano di farlo è attraverso l’utilizzo esclusivo di mezzi meccanizzati. Mentre i manifestanti si organizzano per l’assedio, improvvisamente veicoli corazzati senza pilota formano blocchi stradali. Le unità di guerra cognitiva trasmettono messaggi, bloccando internet e le comunicazioni. Dall’alto, droni automatizzati identificano i principali istigatori della rivolta. A terra, cani robot catturano i leader della protesta.
L’obiettivo della simulazione condotta nella ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica cinese peer-reviewed Command Control & Simulation, è proprio questo: gestire i disordini urbani attraverso macchine autonome invece che poliziotti umani. Il sistema proposto dallo studio prevede un ciclo di comando basato sull’intelligenza artificiale, in cui i supervisori umani restano fuori dal campo operativo, limitandosi a stabilire limiti etici invece di impartire comandi tattici.
Può sembrare uno scenario fantascientifico, ma in realtà potrebbe trattarsi di un futuro non troppo lontano. Cani robot, dotati di munizioni letali, sono già apparsi in esercitazioni dell’Esercito Popolare di Liberazione. La prima volta è stato nel 2024, quando dei robot quadrupedi con fucili automatici sulla schiena sono stati utilizzati in test militari congiunti con la Cambogia. Il cane è stato affiancato da un quadcopter con armamento simile durante le esercitazioni, che hanno visto le macchine impegnate al fianco di soldati umani in prove di assalto urbano. In quell’occasione, un ufficiale militare aveva spiegato alla televisione di Stato cinese che i cani robot potrebbero “servire come nuovi membri nelle nostre operazioni di combattimento urbano, sostituendo i nostri membri umani per condurre ricognizioni, identificare il nemico e colpire l’obiettivo”. Alcuni modelli di cani robot sono comparsi anche durante la grande parata militare di Pechino dello scorso 3 settembre, in occasione dell’ottantesimo anniversario della resa del Giappone. Un segnale che si tratta di dispositivi già in dotazione delle forze armate.
Da qualche mese, diverse città cinesi impiegano robot umanoidi come agenti di polizia, innanzitutto per compiti di servizio e assistenza, per esempio nella gestione del traffico o in operazioni di pulizia. Si tratta di modelli impiegati come ausiliari dell’ordine pubblico. Uno degli esempi più noti è quello del robot vigile urbano “Wuyou Zhijing R001”, sviluppato da AiMOGA Robotics e già operativo negli incroci di Wuhu. Questo agente meccanico, in uniforme e con guanti bianchi, non emette multe né effettua arresti. La sua funzione è quella di dirigere il traffico, fornire indicazioni stradali e interagire con i cittadini attraverso messaggi vocali standardizzati. La sua ragion d’essere è spostare il personale umano da compiti ad alta ripetitività e basso valore aggiunto (come stare ore a un incrocio) verso mansioni che richiedono giudizio, empatia e interventi complessi.
Stanno comunque prendendo piede anche i cosiddetti “crime-fighting robots”, progettati con una chiara propensione al controllo, alla sorveglianza e all’intelligence. Si tratta di sistemi spesso impiegati in stazioni ferroviarie, aeroporti e piazze principali come quelle di Shenzhen o Chengdu. Sono dotati di sofisticati sistemi di riconoscimento facciale, sensori multi-spettro e capacità di analisi predittiva in tempo reale. Il loro compito è quello di agire come “occhi e orecchie” mobili e instancabili, capaci di segnalare comportamenti anomali, veicoli sospetti o persone già presenti in database di sorveglianza, alleviando il personale umano dai compiti di vigilanza statica.
Il nuovo studio mostra che in futuro le macchine potrebbero anche utilizzare la forza, nella gestione diretta dell’ordine pubblico. Sono già in fase di sviluppo dei dispositivi meccanizzati sferici, i cosiddetti robot “hamster ball”, in grado di muoversi a una velocità massima di 30 chilometri orari. Le sfere corazzate sono progettate per dislocarsi rapidamente, creare cordoni mobili e fungere da deterrente fisico, potenzialmente sostituendo le cariche della polizia a cavallo o le linee di agenti antisommossa.
Lo scenario delineato dallo studio della Polizia Armata Cinese solleva però diversi dubbi, nonché questioni etiche fondamentali, come la responsabilità in caso di danni e la legittimità di un’autorità esercitata da una macchina. Alcuni esperti cinesi sottolineano il rischio di errori nell’identificazione dei bersagli. L’intelligenza artificiale potrebbe confondere un istigatore violento e un passante spaventato, rischiando di danneggiare civili innocenti. La voce del robot è “simulata”, la sua equità è “algoritmica”, secondo diversi osservatori la sua presenza è priva di quella responsabilità morale che fonda l’autorità in uno stato di diritto. Un sistema centralizzato potrebbe inoltre diventare un obiettivo privilegiato di attacchi informatici.
Da capire qual è, e quale sarà, la posizione del governo e del Partito comunista cinese su questo tipo di prospettiva meccanizzata della gestione dell’ordine pubblico. Va tenuta in mente la capacità di produzione su scala di Pechino. Qualora si decidesse di attuare i suggerimenti e le conclusioni dello studio degli ingegneri-poliziotti cinesi, l’applicazione potrebbe avvenire anche in tempi relativamente rapidi.